L’AQUILA – Un infermiere, un medico, un operatore del soccorso alpino, un tecnico di volo e il pilota, e l’uomo che era stato soccorso sulle piste da sci. Italiani appassionati di montagna, che dedicavano la vita ad aiutare il prossimo, alcuni di loro in prima fila a scavare in questi giorni anche all’hotel di Rigopiano, e nei paesi sommersi dalla neve, e ancor prima nel terremoto di Amatrice.

Eroi dietro le quinte, morti attorno alle 12 di oggi, a bordo dell’elicottero del 118 precipitato in località Monte Cefalone, non lontano dalla piana di Campo Felice, nel territorio comunale di Lucoli (L’Aquila). Un elicottero della Inaer aviation Italia Spa di Milano, società specializzata in elisoccorso con sede a Milano, che ha vinto l’appalto per la fornitura del servizio al 118 in Abruzzo.

In questa regione ha tre basi, due a Pescara e una all’Aquila. Proprio dal capoluogo si è alzato il velivolo marca Agusta modello Aw139, precipitato a Campo Felice, che aveva già svolto 372 missioni intervenendo in alta montagna in ambiente ostile.

Questo il triste elenco e le telegrafiche biografie delle vittime.

Walter Bucci, 57 anni, medico cardiologo, originario di Rocca di Cambio (L’Aquila), proprio il Comune dove ha sede la stazione di Campo Felice, dove oggi è morto. Lascia la moglie e una figlia. Nei giorni scorsi aveva fatto turni nei soccorsi a Rigopiano. Da quanto appreso, non avrebbe dovuto essere in servizio oggi, avendo già svolto un turno di quasi due giorni. Specializzato in emergenza sanitaria, era in servizio al 118 dell’Aquila. Era molto conosciuto in Alto Sangro dove aveva prestato servizio, sempre nel 118, a Castel di Sangro e Pescasseroli (L’Aquila).

Davide De Carolis, 40 anni, di Teramo, dove ha frequentato il liceo Classico, componente del Soccorso alpino e consigliere comunale di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila). Lascia la moglie e una bambina. Si era trasferito nella località dell’Aquilano perché amante della montagna, come professione gestiva rifugi montani. Bloccato per due giorni a Santo Stefano dalla neve, appena potuto ha contribuito ai soccorsi a Farindola. Ed era stato il prima linea anche nel terremoto di Amatrice.

Straziante quello che scrive la cugina Monia Deca su Facebook. “Lui era mio cugino Davide, esperta guida alpina, facente parte del soccorso alpino, colui che è stato tra i primi a intervenire nella tragedia di Rigopiano, colui che ha estratto vivo uno dei sopravvissuti, colui che dedicava la maggior parte della sua vita ad aiutare gli altri. Bene, nell’incidente di oggi in quell’elicottero c’era anche lui. Dio oggi ha deciso di portare via a sua figlia il suo idolo, a sua moglie il suo amore, alla sua famiglia la sua gioia di vita e a tutti noi un grande, grandissimo uomo, oltre che un eroe. Come pochi ce ne sono in questo mondo. Dio, ma tu esisti?”.

Mario Matrella, 42 anni, di Foggia, tecnico di volo, esperto del verricello. Viveva a Putignano (Bari). Lascia la moglie e quattro figli. Dipendente della Inaer Aviation spa, ma con un passato da tecnico dell’Alidaunia. Faceva parte anche del soccorso alpino stazione ‘Gargano’. Il sindaco di Foggia, Franco Landella, rivolge un pensiero commosso a lui e alle altre vittime e porge alla famiglia le più sentite condoglianze da parte dell’amministrazione e dell’intera comunità foggiana.

“Mario era uno di quegli eroi che, giorno dopo giorno, compiono le loro importanti missioni ‘lontani dai riflettori’, salvando vite e soccorrendo le persone in difficoltà con straordinario senso del dovere e spirito di sacrificio. A uomini come Mario va quotidianamente la nostra gratitudine. Di loro, in queste funeste circostanze, ci resta la memoria riconoscente e la tristezza di aver perso uomini di grande valore, difficilmente sostituibili, soprattutto nelle vite e nell’affetto dei propri cari”.

Giuseppe Serpetti, nato ad Arischia (L’Aquila) 59 anni fa, lascia la moglie due figli, una bambina di 7 e una di 3, da molti infermiere dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila in servizio presso il 118, spesso era di turno sull’elicottero. Amici e parenti lo chiamavano “Zio Peppone” per la sua bontà d’animo e per la sua disponibilità verso gli altri, viene ricordato come un padre esemplare, aveva l’hobby della lettura, sia di quotidiani che acquistava ogni mattina e dei libri.

Gianmarco Zavoli, 46 anni, di San Giuliano a Mare (Rimini), dove viveva. Oggi pilotava l’Agusta Aw139. Era un appassionato ciclista, iscritto alla Cicli Matteoni. Nel tempo libero dal lavoro era solito partecipare a escursioni su strada con il team amatoriale.

Infine Ettore Palanca, 50 anni, di Roma, è lo sciatore che si era fatto male procurandosi la frattura di tibia e perone. La moglie, Roberta Rossi, ha saputo della morte del marito mentre era a lavoro al Rome Cavalieri. Anche lei lavora da parecchi anni nello stesso Hotel in cui il marito è maitre. I coniugi però lavoravano in settori diversi, lui al ristorante al primo piano l’Uliveto, che si affaccia sulla piscina, mentre lei nel management.