L’AQUILA – Sarà Ettore Di Cesare il candidato alla carica di sindaco per le elezioni amministrative dell’Aquila del movimento “Appello per L’Aquila”.

L’annuncio è stato dato questo pomeriggio in una conferenza stampa che si è tenuta presso la nuova sede del movimento in via Garibaldi, in centro storico.

Il nome di Di Cesare era finito nel “totosindaco” di AbruzzoWeb già nel luglio del 2011 e l’indiscrezione sulla circostanza che la sua candidatura fosse cosa fatta era stata data, sempre da questo giornale, agli inizi di gennaio.

“Se arriveremo ad amministrare il Comune – ha dichiarato Di Cesare – come prima cosa introdurremo un’idea di ‘democrazia reale e continua’, non intermittente come quella che abbiamo adesso: daremo conto, in piena trasparenza, delle scelte e delle azioni compiute (come prima cosa, i curriculum e le dichiarazioni dei redditi dei candidati delle liste civiche saranno pubblicati sul sito del movimento, ndr). Faremo in modo che dopo il voto la popolazione possa controllare per cinque anni il nostro operato e se lo troverà giusto potrà tornare a votarci”.
 
L'”Appello per L’Aquila”, che raccoglie una parte consistente dei comitati cittadini che hanno animato il dibattito post-terremoto nel capoluogo e a cui hanno aderito molti ex militanti di partiti del centrosinistra, in questi mesi ha lavorato per coinvolgere la cittadinanza nella creazione di un programma di rinascita economica della città, “per questo il secondo punto della nostra campagna – ha spiegato Di Cesare – è dare l’opportunità, a chi non l’ha mai avuta come i ragazzi e le ragazze dell’Aquila, di mettere su un’attività. Ad esempio i presunti 90 milioni di euro della zona franca che devono arrivare li destineremo all’imprenditoria giovanile”.
 
Altro punto su cui l'”Appello per L’Aquila” vuole essere chiaro è la difesa dei beni comuni, “il territorio e il paesaggio – ha continuato il candidato sindaco – sono le cose più importanti che abbiamo: stop al consumo di suolo, basta alla costruzione di centri commerciali ed edifici, non dobbiamo continuare a costruire cose nuove, ma ricostruire quello che c’è già”.
 
All’interno del movimento, grande spazio alle donne che “hanno dimostrato la loro forza dopo il terremoto in ogni campo”, infatti, gli sarà riservato il 50 per cento dei posti in Giunta e nei consigli d’amministrazione controllati dal Comune, inoltre, parità all’interno delle liste cittadine che, dice Di Cesare, “presenteremo a breve e saranno più di una, con un’alta percentuale di giovani che dovranno pianificare la città del futuro: alta qualità della vita, infrastrutture all’avanguardia e amministrazione comunale funzionante. Come già detto saranno liste fuori dai partiti”.
 
“Basta anche allo slogan post terremoto ‘L’Aquila com’era dov’era’ – dichiara Di Cesare – non deve essere un concetto nostalgico per adagiarsi e restare immobili. Ovvio che rivogliamo il centro storico ristrutturato, ma le nostre parole chiave saranno innovazione e apertura: non fossilizziamoci su una cosa che non c’è più. Puntare al rinnovamento, rendere L’Aquila una città attrattiva per i cittadini e per le imprese che verranno a investire: saremo gli enzimi per attivare i saperi e le risorse del territorio”.
 
Nei prossimi mesi i gruppi del movimento si riuniranno tutte le settimane nella nuova sede per pianificare il programma su vari temi: ambiente, cultura e saperi, economia e lavoro, politiche di salute di comunità, partecipazione e innovazione, urbanistica.
 
Di Cesare ha voluto anche prendere le distanze da Ferdinando Di Orio, “mi hanno accostato a lui, ma io non lo conosco di persona – ha dichiarato – Mio fratello è il suo avvocato, ma io non gli ho mai parlato. Basti pensare che uno dei firmatari di ‘Appello per L’Aquila’ è Mattia Lolli, figlio del deputato del Pd, a dimostrazione che la parentela non vuol dire per forza stesse idee politiche”.
 
Sull’operato del sindaco uscente, Massimo Cialente, Di Cesare ha commentato, “riconosco che Cialente si è trovato in una situazione complessa che nessuno avrebbe saputo affrontare da solo, io per primo: non credo nei superuomini. Il sindaco avrebbe dovuto riconoscerlo e chiamare a raccolta l’intera cittadinanza per risolvere insieme i problemi”.