L’AQUILA – Il dopo voto in Abruzzo disegna uno scenario inimmaginabile solo fino a pochi giorni fa.

Beppe Grillo sfonda e si attesta come primo partito, con circa un elettore su tre che ha messo la croce sul simbolo del Movimento 5 stelle, sottraendo voti a Pdl e Pd, entrambi in calo rispetto allo scorso turno, seppure con motivazioni, dinamiche ed esiti differenti.

Il Popolo della libertà, come nel 2008, prende il premio di maggioranza al Senato e spedisce a palazzo Madama quattro persone, e con gli alleati supera il centrosinistra pure alla Camera.

Gli avversari sono costretti a leccarsi le ferite per le esclusioni di alcuni candidati eccellenti, su tutti l’ex presidente del Senato Franco Marini, ma anche i deputati uscenti Paola Concia e Giovanni Lolli.

Si salvano solo la capolista a palazzo Madama, Stefania Pezzopane, unica aquilana sui 21 eletti (Enza Blundo è originaria di Castel di Sangro), e la pattuglia dei futuri deputati, alcuni già in carica, che usufruiscono del premio di maggioranza nazionale grazie alla vittoria di misura della coalizione che ha sostenuto il candidato premier Pier Luigi Bersani.

Magro risultato anche per l’alleanza di Mario Monti, un unico eletto per loro, Giulio Sottanelli, capolista alla Camera per Scelta civica, ma restano al palo Daniele Toto, capolista finiano per la Camera, Giorgio De Matteis, numero 2 a Montecitorio con l’Udc e Nicoletta Verì, testa di serie numero uno al Senato di Con Monti per l’Italia, cui non ha giovato l’uscita dall’orbita del centrodestra.

I due consiglieri regionali, infatti, hanno lasciato i partiti di appartenenza, rispettivamente Movimento per le autonomie e Pdl, che insieme a Rialzati Abruzzo hanno costituito l’ossatura dell’alleanza che ha portato alla vittoria l’attuale governatore, Gianni Chiodi: ora dovranno interrogarsi sul da farsi dalle parti dell’Emiciclo.

Restano fuori dai giochi tutti gli altri, i cosiddetti “piccoli”, spazzati dal “voto utile” e dallo tsunami grillino.

Il tonfo più fragoroso è quello di Rivoluzione civile, il cartello che vedeva insieme Italia dei valori, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi.

In particolare i dipietristi, alle scorse politiche, erano forti del 7%, circostanza che consentì loro di eleggere il segretario regionale, Alfonso Mascitelli, al Senato e Carlo Costantini alla Camera, che poi si dimise per candidarsi alla presidenza della Regione facendo entrare Augusto Di Stanislao.

Con il 2% preso a livello nazionale da Antonio Ingroia, dato leggermente inferiore al 3% preso in Abruzzo, per i due le porte del Parlamento rimangono sbarrate.

CHI SONO I 21 ELETTI

Al Senato: Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi e Federica Chiavaroli (Pdl), quest’ultima se il Cav opterà per un’altra circoscrizione e le lascerà il posto libero. Poi Enza Blundo e Gianluca Castaldi (M5s), Stefania Pezzopane (Pd).

Alla Camera: Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Daniele Del Grosso (M5s), Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Tommaso Ginoble, Maria Amato, Yoram Gutgeld e Vittoria D’Incecco (Pd), Gianni Melilla (Sel), Filippo Piccone, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (Pdl), Giulio Sottanelli (Scelta civica)

IL CENTRODESTRA

Il partito più grande del centrodestra, il Pdl, insieme alla coalizione, gioisce per il primato al Senato e per il secondo posto alla Camera dietro Grillo, grazie a un distacco sugli avversari storici del centrosinistra di oltre 25 mila voti, ma comunque è una vittoria a metà, se si considera che, rispetto alle precedenti consultazioni, ha perso 160 mila voti e quasi 18 punti percentuali (aveva il 41,59% nel 2008 a fronte dell’attuale 23,83): un dato che deve far riflettere in vista delle prossime Regionali.

Per puntare al bis con la conferma di Chiodi alla guida della Regione, deve ricucire i tanti strappi che si sono consumati dopo la compilazione delle liste: se la provincia di Pescara è stata ripagata dalla originaria presunta esclusione con la probabile elezione del consigliere regionale Federica Chiavaroli, rimangono i nervi scoperti sull’Aquila città, che non ha eletto alcun parlamentare, e le frizioni con Rialzati Abruzzo e Fratelli d’Italia.

Tra l’altro al posto della Chiavaroli tornerà in Consiglio regionale Pasquale Di Nardo, primo dei non eletti nella lista del Pdl di Chieti, attuale presidente della società regionale di trasporto pubblico Sangritana, della quale si libererà la poltrona più prestigiosa.

Il movimento di cui è leader l’assessore regionale Carlo Masci ha incassato 11.800 preferenze nella sua corsa solitaria al Senato: una cifra non utile per eleggere un parlamentare, ma preziosa alle regionali che si terranno tra un anno.

I meloniani di Fdi, invece, sono stati determinanti per il premio di maggioranza al Senato, con i loro 20 mila voti, e anche se non hanno eletto parlamentari in Abruzzo, l’assessore regionale Paolo Gatti è rimasto fuori per un soffio, probabilmente faranno sentire la loro voce a breve. Soprattutto se Chiodi fosse costretto, come sembra sempre più evidente, a rimettere mano agli equilibri di Giunta.

Sotto le aspettative anche il risultato della Destra, che schierava i due big Luigi D’Eramo, coordinatore regionale degli storaciani e assessore provinciale e consigliere comunale dell’Aquila, alla Camera, e Giandonato Morra, assessore regionale, al Senato: per loro poco più dell’1% e speranze tradite.

I MONTIANI

Insieme a Rivoluzione civile sono la vera delusione di questa competizione, con l’Udc che a livello nazionale si salva e piazza otto deputati solo grazie alla performance di Scelta civica che ha consentito di scavalcare di mezzo punto la soglia di sbarramento del 10%.

Il ruolo di guastatori del bipolarismo ormai è appannaggio dei grillini e l’aspirazione a fare l’ago della bilancia al Senato è tramontata.

I risultati poco confortanti trascinano con sé le aspirazioni di Giorgio De Matteis e Nicoletta Verì, fuoriusciti dai rispettivi partiti per tentare l’avventura centrista e rimasti esclusi dal parlamento.

La candidatura di Gdm, voluta da Pierferdinando Casini in persona, ha spaccato il partito della Vela, con una fetta consistente degli esponenti della prima ora, il capogruppo in Consiglio regionale, Antonio Menna, e il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che hanno incrociato le braccia e si sono disinteressati della campagna elettorale.

Con loro, a guidare la fronda, anche il consigliere di amministrazione Rai Rodolfo De Laurentiis, che nonostante il suo ruolo tecnico continua ad avere velleità politiche in Abruzzo, che ha già bastonato l’esperienza De Matteis: “Ho lasciato un partito al 6%, ora chiedete a lui il perché di questa debacle”, ha detto a caldo ad AbruzzoWeb. Il vice presidente dell’assemblea regionale ha già risposto per le rime: “Dopo i regali, il topolino è fuggito”.

Per De Matteis e la Verì, adesso, si apre il dilemma: rimanere nel centrodestra che governa la Regione o mettersi in posizione attendista come chiederebbe la terzietà montiana?

Senza contare che dovranno collocarsi da qualche parte in vista del rinnovo dell’Emiciclo: il loro elettorato è tradizionalmente di centrodestra e la scelta di andare con Monti, che non ha risparmiato critiche feroci a Berlusconi e al Pdl, non ha pagato.

Il cerino è nelle loro mani e tra poco comincerà a bruciare.

CENTROSINISTRA

Al centrosinistra, che si aspettava di marciare trionfalmente su queste elezioni, confortato anche dai sondaggi e dai primi instant poll diffusi, resta l’amaro in bocca di un cammino percorso a metà.

Se, comunque, a livello nazionale, la vittoria risicata alla Camera consente di incassare il premio di maggioranza, il passo falso al Senato costringe Bersani e soci a scendere a patti con Grillo o Berlusconi: l’alternativa, infatti, è il ritorno alle urne o una lunga fase di stallo, che tutti vogliono scongiurare.

In Abruzzo le cose vanno, addirittura, peggio. Perso palazzo Madama, con la sola Pezzopane eletta e le esclusioni di lusso di Marini (secondo in lista) e della Concia (terza), anche i numeri della Camera non entusiasmano.

Arrivati terzi dietro il Movimento 5 stelle e il centrodestra, di fatto Pd e gli allora alleati dell’Idv valori mandano a Roma un gruppo di parlamentari in numero inferiore rispetto al 2008, nonostante la sconfitta tanto nella guida del Paese che nel confronto in ambito locale.

Cinque anni fa, infatti, andarono in parlamento sei deputati (cinque del Pd e uno dell’Idv) e tre senatori (due del Pd e uno dell’Idv), in tutto dieci contro gli otto della legislatura che sta per iniziare.

Pure in termini di consenso si registra un crollo simile a quello del Pdl: nel 2008 furono 277.226 i consensi incassati, pari al 33,50% a fronte dei 175.968 (22,60%) usciti dalle urne lunedì pomeriggio.

RIVOLUZIONE CIVILE

Dalle parti della sinistra radicale, questa volta alleata dell’Idv, si conferma la tradizione che vuole i partiti in coalizione fuori dal parlamento, come successe nel 2008 con la Sinistra arcobaleno.

Eppure in Abruzzo le speranze erano ben altre, soprattutto in virtù delle prove offerte dal partito di Antonio Di Pietro nelle politiche scorse e alle regionali dello stesso anno, quando Costantini fu pure investito del ruolo di sfidante di Chiodi a nome di tutto il centrosinistra.

Alla Camera, nel 2008, l’Idv prese oltre 58 mila voti e il 7%, stessa percentuale del Senato, circostanza che consentì l’elezione di Costantini e Mascitelli: per loro non ci sarà il bis.

Mascitelli, inoltre, nella stessa nota in cui ha annunciato le sue dimissioni da coordinatore regionale del partito ha bacchettato il Pd, reo, a suo dire, di “aver resuscitato Berlusconi”, ma ha lasciato una porta aperta a un futuro accordo per le Regionali: “Ci auguriamo che non intendano replicare questa brutta esperienza, perché sarebbe un altro regalo, questa volta fatto alla destra di Chiodi”.

Bisognerà, però, verificare se Rifondazione e Comunisti italiani lo seguiranno su questa strada, soprattutto alla luce delle continue polemiche che vedono contrapporti i democrat e il capogruppo di Prc in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo. Pierluigi Biondi