L’AQUILA -In una lettera inviata al ministro dell’istruzione il professor Salvatore Braghini di Gilda insegnanti della provincia dell’Aquila chiede di cambiare le regole per le elezioni scolastiche. Il nodo è il mancato rispetto della parità di genere.
“A distanza di qualche settimana dalle tradizionali elezioni svoltesi in tutte le istituzioni scolastiche per il rinnovo delle componenti del Consiglio d’Istituto”, si legge nella nota inviala al ministro Giuseppe Valditara, “sento il dovere di segnalarLe un importante limite relativo alle regole di tali elezioni. Complice una normativa decisamente disallineata rispetto alle innovazioni che ormai ad ogni livello disciplinano lo svolgimento delle varie tornate elettorali, nel rispetto dei principi sulla parità di genere. È noto che l’obiettivo di favorire la partecipazione di ciascun genere passa anche per l’attenzione alla rappresentatività nelle istituzioni. In gioco è una cultura condivisa delle pari opportunità, quale elemento in grado di incentivare il reciproco rispetto tra i sessi, prima forma di prevenzione di quegli odiosi fenomeni degenerativi favoriti anche da uno “sbilanciamento rappresentativo” in ragione del genere di appartenenza”.
“Sulla base di non pochi risultati delle elezioni svoltesi nelle scuole di tutta Italia per eleggere le componenti del Consiglio d’Istituto, si è evidenziato in molti casi proprio un tale sbilanciamento rappresentativo, con la non rara designazione di docenti, personale ATA, ovvero genitori e studenti, tutti appartenenti ad un genere. In tali elezioni, infatti, non si è tenuti a rispettare una “quota di genere” né riguardo alla composizione della lista né, conseguentemente, di voto. Si possono esprimere fino a due preferenze ma non vi è alcun vincolo nella scelta di genere. Se penso all’estensione del principio giuridico delle quote ai vari contesti e livelli elettorali, noto una certa arretratezza del mondo della scuola rispetto alle altre comunità elettive, che da tempo hanno assunto, dalle consultazioni dei Comuni a quelle del Parlamento europeo, un tassativo rispetto delle quote”.
“La strada percorsa dagli enti locali, ad esempio, rende conto molto bene dell’avanzamento inesorabile di una sensibilità di genere, con la strada compiuta a partire dalla prima legge del 2012. Nei Comuni con più di 5 mila abitanti nelle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi (una sentenza della Corte costituzionale di marzo 2022 ha poi stabilito che questo vincolo deve valere anche nei Comuni con meno di 5 mila abitanti, ma senza sanzioni). Inoltre, nei comuni con più di 15 mila abitanti vale la “doppia preferenza di genere”: si può esprimere la preferenza a due candidati, a patto che siano di sesso diverso (pena l’esclusione della seconda preferenza). Una legge del 2014 ha poi stabilito che nelle Giunte dei Comuni con più di 3 mila abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 percento”.
“Si può discutere se queste regole abbiano conseguito o meno lo scopo di incentivare la partecipazione assortita di uomini e donne ma, a giudicare dai numeri della presenza della componente storicamente meno rappresentata nelle assemblee elettive ed esecutive, cioè le donne, mi sembra proprio di sì. Principi analoghi valgono per le elezioni regionali, nazionali ed europee. Anche gli ordini professionali hanno assunto tali vincoli, talché si può opportunamente porre il problema del perché proprio la scuola trascuri un adeguamento normativo che assuma meccanismi perequativi di rappresentatività elettorale riferita al suo organo collegiale più importante (il Consiglio di Istituto). Una normativa, quella vigente nelle scuole, ferma alle disposizioni del D.Lvo 297/94 e all’Ordinanza Ministeriale n. 215/91”.
“Proprio la scuola, che dovrebbe essere cuore pulsante e propositivo di buone prassi che valorizzino le pari opportunità, sembra rappresentare il fanalino di coda. Eppure, stiamo parlando del luogo in cui si educa (anche) all’uguaglianza di fatto e alle pari opportunità di genere, in cui si riceve e si plasma la cultura e la cittadinanza. Dunque, del luogo in cui non possono mancare norme, regolamenti, linee guida e prassi intese a realizzare, in ogni contesto, didattico-formativo e non, quell’uguaglianza, senza distinzione di sesso, formale e sostanziale, mirabilmente scolpita nell’articolo 3 della Costituzione”.
“Lei, Sig. Ministro, ha in più occasioni rivendicato un impegno pervasivo al fine di incentivare un’azione pedagogica imperniata al rispetto e alla centralità della persona, contro ogni forma di discriminazione di genere. Ebbene, proprio a Lei, dunque, mi rivolgo affinché promuova una modifica normativa per adeguare le disposizioni che regolano le elezioni degli organi collegiali alla valorizzazione della parità di genere. È in gioco il rispetto di ogni persona, a prescindere, e anche a motivo, del genere di appartenenza”.






