L’AQUILA – O assieme alle Europee, oppure, e questa è la novità, assieme alle Politiche se cade il governo Letta: in ogni caso si terranno accorpate in un ‘election day’ le prossime Regionali.
Resta sempre in un clima di perenne incertezza la data, anche se ora sono cambiate le motivazioni e spunta fuori una data alternativa. Se prima, infatti, a mettere in dubbio la fissazione della data erano motivazioni di carattere economico e procedurale, oltre alle convenienze elettoralistiche dell’attuale maggioranza e dell’opposizione, ora che il quadro pareva chiaro sono i traballanti scenari politici nazionali a rimandare ancora la fissazione della data.
Se, infatti, in caso di decadenza di Silvio Berlusconi come senatore in nome della legge Severino il Popolo della libertà staccasse la spina, facendo cadere il governo Letta, il rinnovo del Consiglio regionale abruzzese potrebbe avvenire in concomitanza con le nuove elezioni politiche che dovrebbero essere quasi inevitabilmente indette.
Sempre di ‘election day’ si tratterebbe, ossia dell’allineamento con un’altra tornata elettorale per risparmiare soldi e favorire l’affluenza, ma invece che con le Europee di maggio 2014, come si pensava fino a poche settimane fa, verrebbe anticipato al nuovo voto in ambito nazionale.
Impossibile a ora prevedere come finirà, probabilmente la decisione slitterà ancora di qualche settimana, forse di un mese. Uno scenario fluido e che lascia tra incudine e martello il presidente della Regione uscente, Gianni Chiodi, a cui spetta la decisione finale, sentito il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e d’intesa con il presidente della Corte d’Appello del capoluogo, il magistrato Stefano Schirò.
Il governatore, infatti, da qualche mese a questa parte viene sottoposto al fuoco incrociato dell’opposizione, che almeno di facciata preme per un voto quantomai anticipato, fino alla primavera addirittura il prossimo novembre, e del suo stesso schieramento, che sottotraccia prepara una campagna elettorale che sarà quantomai infuocata, vista anche la riduzione del numero dei consiglieri, e ha chiesto più volte una decisione rapida.
Fino a quando è diventato concreto il rischio di crisi per Enrico Letta legata alle vicende di Berlusconi, l’ipotesi più accreditata era quella di maggio 2014, resa possibile da un parere dell’Avvocatura dello Stato fornito al ministero dell’Interno sull’opportunità di far slittare il termine massimo in cui potrebbero fissare le nuove Regionali considerando che le ultime ci sono state nel dicembre 2008.
La deadline era marzo 2013, quindi in anticipo rispetto al voto per l’Europarlamento, ma in nome del risparmio di circa 8 milioni di euro di risorse pubbliche con l’allineamento a maggio l’Avvocatura ha dato il placet allo slittamento di 2 mesi.
Tra gli strali della minoranza, che si è lagnata per i mesi in più di stipendio e benefit concessi ai consiglieri in carica (quindi anche del loro stesso schieramento), invocando il voto al più presto.
In tempi recenti anche un esponente del Viminale, il sottosegretario Gianpiero Bocci, ai microfoni di AbruzzoWeb ha appoggiato caldamente la tesi dell’election day di maggio, suscitando, da quanto si è appreso, l’irritazione di Chiodi, da sempre parco di parole sul tema, per l’ingerenza di un pur qualificato esponente dell’esecutivo.
Ora, però, questo scenario è destinato a mutare se davvero il governo Letta cadrà. In quel caso si voterà molto prima. Se invece la ‘tagliola’ sarà superata, allora votare a maggio diventerà quasi inevitabile.
Sull’argomento si è espresso nuovamente il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, tra i più radicali e conclamati fautori dell’election day.
“A questo punto le elezioni regionali si terranno in concomitanza o con le Politiche o con le Europee e questo si deciderà nelle prossime settimane. Nell’uno e nell’altro caso dobbiamo riallineare le elezioni”.
Pagano ricorda che “la tornata anticipata invernale viene da una patologia”, in riferimento al voto fuori data di dicembre 2008, diretta conseguenza della bufera giudiziaria che coinvolse nel 2007 l’allora governatore Ottaviano Del Turco, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Sanitopoli” della procura della Repubblica di Pescara su tangenti nel sistema sanitario pubblico-privato abruzzese e costretto a dimettersi. La sentenza di primo grado lo ha condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
“È una follia far votare due volte in 2 mesi gli abruzzesi e far spendere alla Regione 7,5 milioni che, conti alla mano, sono il budget necessario per le elezioni, ci prenderebbero per pazzi”, conclude Pagano, prevedendo che “per la decisione ci vorrà circa un mese, termine legato ovviamente a quale sarà l’epilogo della situazione a Roma”.





