L’AQUILA – Potrebbe provocare una mezza rivoluzione nella maggioranza di centrodestra del presidente Marco Marsilio, il ricorso depositato nei giorni scorsi in Cassazione, e che contesta l’esito delle elezioni regionali del febbraio 2018 chiedendo l’esclusione dal consiglio dell’Udc, rappresentata da Marianna Scoccia. Ultima fiamma di un contenzioso post-elettorale su cui prima il Tar, poi il Consiglio di Stato a novembre scorso, sembravano aver messo la parola fine, respingendo una raffica di ricorsi da parte dei non eletti. 

A presentare quest’ultima istanza, una cittadina elettrice di Avezzano, assistita dall’avvocato Walter Feliciani, del foro di Roma. Che è tornato alla carica, dopo le sentenze nei primi due gradi di giudizio che avevano dato esito sfavorevole, chiedendo, “con ulteriori motivazioni tecniche e giuridiche”, come spiega ad Abruzzoweb Feliciani, di cancellare i 17.308 ottenuti dall’Udc a febbraio 2018.

Questo perchè “la lista avrebbe partecipato in modo irregolare alla competizione elettorale, non avendo raccolto le firme necessarie, 6 mila per tutto l’Abruzzo”.

L’Udc ha infatti ottenuto l’esonero da questa incombenza, qualificandosi come espressione di un gruppo parlamentare, che però, si insiste nel ricorso in Cassazione, gruppo parlamentare non è, bensì è “mera” componente del gruppo misto, Noi con L’italia-Usei, che ha come unico esponente l’ex vicepresidente della Camera dei deputati ed ex ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi.

Se la Cassazione dovesse accogliere il ricorso, accadrebbe una mezza rivoluzione: uscirebbe innanzitutto dall’Emiciclo l’unica eletta dell’Udc, la sulmonese Scoccia, sindaca di Prezza e moglie dell’ex assessore nella passata legislatura di centro sinistra, seppur nel ruolo di battiore libero, Andrea Gerosolimo. 

E ironia della sorte sarebbe rimpiazzata, secondo i complessi ricalcoli delle preferenze e dei quozienti territoriali, dalla leghista Carla Ricci, imprenditrice e prima dei non eletti nel collegio di Chieti, moglie del sindaco di Pianella, Sandro Marinelli, anche lui leghista doc.

Un ben colpo per la Lega, che aumenterebbe ancor di più il suo strapotere in consiglio, dove ha già 10 consiglieri e 4 assessori, per di più a discapito di Scoccia, osteggiata dai salviniani, a cominciare dal deputato e coordinatore regionale Luigi D’Eramo, sin dalla sua candidatura, in quanto considerata in troppo in “continuità”, per via dell’ingombrante marito, con l’esperienza di governo precedente. 

Ma non solo: il primo dei non eletti di Forza Italia nel collegio dell’Aquila, l’avezzanese Emilio Iampieri, già consigliere per due mandati, con la rimodulazione del quoziente circoscrizionale, e cassati con un tratto di penna i voti dell’Udc, subentrerebbe all’assessore Mauro Febbo, oppure al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, forzisti eletti rispettivamente nei collegi di Chieti e di Pescara. Entrambi pezzi da novanta dell’attuale maggioranza.

Infine, per un ulteriore effetto a catena, a dover rinunciare allo scranno regionale sarebbe pure il vicepresidente del consiglio, l’aquilano Roberto Santangelo, eletto con Azione politica. Per questa lista infatti, con l’ingresso di Iampieri nel collegio aquilano, il seggio di Azione politica scatterebbe a Chieti, a beneficio dell’avvocato Gianni Bellisario, sindaco di Perano. 

Sarebbe, è evidente, un’evenienza che avrebbe del clamoroso, e che rimodulerebbe rapporti di forza ed equilibri nella maggioranza, ma che assicura ad Abruzzoweb l’avvocato Feliciani, è fondata su solide ragioni. 

“La norma regionale – spiega infatti l’avvocato – prevede in prima battuta la raccolta di 1.500 per ciascuna provincia, in Abruzzo 6mila firme totali, oppure l’iscrizioni presso un gruppo parlamentare, di cui la lista è espressione. Se la lista è l’Udc, anche il gruppo parlamentare deve essere dell’Udc. Invece è accaduto che, nel caso in esame, la lista abruzzese dell’Udc non era espressione di un gruppo, bensì di una componente del gruppo misto, che è cosa diversa, rispetto ad un gruppo parlamentare. Non solo: l’Udc ha partecipato alla competizione con la lista Udc-Dc- Idea-Noi con l’Italia, per considerarsi espressione del componente parlamentare, ma non c’è nemmeno consonanza con la sua esatta dicitura Noi con l’Italia-Usei”.
Tali argomenti, va detto, erano stati già respinti dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, che hanno bocciato i ricorsi presentati in quel caso dai tre cittadini elettori Vincenzo Trinchini, Loreta Ricci e Sergio Cerasani, che contestavano i metodi di calcolo adottati per la ripartizione dei seggi nelle varie circoscrizioni.

“Adesso in Cassazione – afferma però Feliciani – insisteremo sulla sola questione della raccolta delle firme, con ulteriori motivazione tecniche. L’elettrice che assisto ha interesse a far valere il principio dell’effettiva raccolta firme, in quanto è prevista dalla legge, e anche per rispetto nei confronti di tutti coloro che prima delle elezioni ottemperano a questo obbligo, con grande sacrifico personale”.

La partita dei ricorsi sembrava essere definitivamente chiusa a novembre, quando il Consiglio di Stato ha confermato le precedenti sentenze del Tar. 

A soccombere era stato il ricorso di Iampieri e di Bellisario, che avevano chiesto di annullare parzialmente le operazioni elettorali di febbraio, e l’atto di proclamazione degli eletti, contestando i criteri adottati per la ripartizione dei seggi. Se avessero avuto ragione sarebbero subentrati a Febbo e a Santangelo. Ora come detto per Iampieri e Bellisario si apre una nuova opportunità. 

Respinto anche il ricorso del centrosinistra presentato da Luciano D’Amico (primo dei non eletti di “Legnini presidente”), Pierpaolo Pietrucci (primo dei non eletti del Pd), Donato Di Matteo (primo dei non eletti di Abruzzo Insieme) e Franco Caramanico (primo dei non eletti di “Progressisti-Liberi e uguali”).
In questo caso si chiedeva la correzione del risultato elettorale ribaltando il rapporto di forza tra Cinque Stelle (7 seggi assegnati) e centrosinistra (cinque seggi), nonostante quest’ultimo schieramento avesse conquistato il 31,28 per cento dei voti contro il 20,20%.

Respinto infine il ricorso dell’ex assessore Lorenzo Berardinetti, di Regione Facile, anche lui non rieletto. Questa volta contro la proclamazione degli eletti Sandro Mariani, di Abruzzo in Comune, ancora una volta di Santangelo e di Francesco Taglieri del Movimento Cinque Stelle. La richiesta di Berardinetti al Consiglio di Stato era di annullare la sentenza del Tar che aveva già deciso di non modificare l’attribuzione dei seggi, così come invocato nel ricorso presentato dopo il voto. In particolare, secondo Berardinetti, sarebbero stati erroneamente applicati gli articoli 16 e 17 della legge regionale 9 del 2013, con riferimento alla possibilità di computare o meno i voti delle liste che non hanno superato la soglia di sbarramento.