PESCARA – “Non solo lo auspico, ma pretendo un voto entro il 2018, perché la democrazia funziona così. La democrazia non funziona se c’è un partito che non rappresenta più nessuno e che vuole tenere ostaggio centinaia di migliaia di persone che lo vogliono mandare a casa solamente perché non è convinto di rivincere”.

Lo ha detto, a proposito della data del voto in Abruzzo, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a margine dell’evento “L’Abruzzo speciale: una terra fragile è bellissima”, promosso a Pescara in vista delle prossime elezioni regionali.

“Questa roba qui – sottolinea Meloni – la fa solo la sinistra in Italia: quella di fare i governi quando sei arrivato ultimo, quella di rimanere abbarbicati anche quando ti hanno mandato a casa, quella di non voler rispettare la legge che prevede che si debba trovare entro un certo lasso di tempo quando si sceglie e si opta per un altro incarico, perché Luciano D’Alfonso ha preferito giustamente scappare dall’Abruzzo avendo davanti un futuro poco felice”.

Sulla questione della denuncia da parte del senatore D’Alfonso, Meloni ha spiegato che “il Pd non a caso è in condizioni difficili perché in questi anni ha lasciato risultati drammatici e a me ha fatto molto sorridere che D’Alfonso abbia utilizzato una delle ultime sedute del Consiglio regionale per dare mandato all’avvocatura dello Stato di denunciarmi perché avevo parlato male di Sergio Mattarella. Se avesse dedicato lo stesso tempo a capire come si scrive un bilancio – prosegue Meloni – non gli avrebbero rimandato indietro il bilancio per cinque anni”. 

“Rispetto ad alcune dichiarazioni che ho sentito quest’estate, considererei l’andare in ordine sparso da parte dei partiti del centrodestra un patto di desistenza con il Movimento 5 stelle”.

“Lancio il mio appello ai partiti del centrodestra – ha aggiunto – a partecipare a questo tavolo, ad aiutarci ad allargarlo. Partire dal programma, definire un programma serio e credibile, confrontarlo con i cittadini e poi scegliere un candidato. Non si parte da ‘il candidato spetta a me’, si parte dal candidato migliore”.

Non è tardato ad arrivare il commento dell’onorevole del Pd, Camillo D’Alessandro, alle dichiarazioni della leader di Fdi: “I dirigenti abruzzesi di Fratelli d’Italia abruzzesi fanno fare una magra figura alla loro leader Giorgia Meloni che nel suo intervento ha descritto un Abruzzo da Fontamara, che evidentemente la Meloni non conosce, non sa dove è stata oggi, ma una cosa, invece, la conosce benissimo”.

“Sa benissimo la Meloni, questuante con la Lega in Abruzzo per una disperata alleanza, che proprio la Lega ha tagliato i fondi alle periferie nei Comuni capoluogo abruzzese per 60 milioni di euro. Guarda caso dal suo orgoglioso accento non è uscita una parola sul furto fatto dal Governo alla nostra Regione – ha aggiunto D’Alessandro – sa benissimo che sia con il Decreto Terremoto, sia con il Mille proroghe , sono state tradite ed abbandonate le popolazioni e le imprese nelle aree terremotate. A Roma la Meloni fa finta di fare opposizione al Governo, in Abruzzo vuole allearsi con i carnefici della nostra Regione, la Lega insieme ai Cinque Stelle”.

“Prima gli abruzzesi rispetto a tutto, anche rispetto agli interessi dei partiti. A questa regione diamo una possibilità di cambiare, di costruire un futuro che dia opportunità e dignità”, ha proseguito. 

“La prima priorità per l’Abruzzo è l’accessibilità. C’è un problema di collegamenti e noi vorremmo lavorare su un piano serio di accessibilità. In altre parole pari opportunità”, ha affermato ancora la leader di Fratelli d’Italia. 

“C’è un problema di infrastrutture, di dissesto delle strade, ci sono migliaia di cittadini che per raggiungere il primo ospedale ci mettono più di un’ora, ci sono studenti che si devono alzare prima che sorga il sole per raggiungere il loro luogo di studio, per arrivare a Roma ci si mettono almeno tre ore e mezza e si fa prima col motorino”, ha osservato.

Secondo Meloni, invece, bisogna “mettere gli abruzzesi in condizione di competere ad armi pari con il resto delle regioni italiane perché l’unità d’Italia non esiste se poi ci sono dei cittadini che hanno alcune opportunità e altri che ne hanno molte meno non in ragione delle proprie capacità ma in ragione della realtà nella quale si trovano a nascere”.

Infine, sulla vicenda della Nave Diciotti, rimasta ferma per 5 giorni nel porto di Catania con i migranti a bordo, una decisione che è costata al leader leghista Matteo Salvini e al capo di gabinetto del ministero degli Interni, Matteo Piantedosi, l’avviso di garanzia, Meloni ha detto: “Nessuno è al di sopra della legge, questo lo sappiamo tutti e non mi pare che si stia cercando di sottrarsi dai giudizi. Ho però la libertà di ritenere che l’indagine contro il ministro dell’Interno perché ha tentato di fermare l’immigrazione irregolare sia ridicola, una roba surreale”.

“Curiosamente – ha aggiunto – non sono mai stati indagati nei cinque anni precedenti i governi che favorivano l’immigrazione illegale. Ricordo che in Italia ancora non è consentito entrare illegalmente: è un reato. È qualcosa che non si può fare. I governi precedenti avrebbero dovuto essere loro probabilmente denunciati per istigazione all’immigrazione irregolare e, forse, anche per danno erariale, perché quando si stabilisce che l’85 per cento di quelli che arrivano non ha diritto ad essere accolto e viene mantenuto con i soldi degli italiani, si configura il reato di danno erariale. È curioso che la magistratura non abbia ritenuto di farlo”, ha concluso.