L’AQUILA – Sono lontani dall’essersi placati i venti di protesta che si sono scatenati dentro il Popolo della libertà dall’esclusione di candidati dell’Aquila e di Pescara in posizioni utili per l’elezione alle prossime Politiche.

Rivolte esplose dopo la scelte fatte dai vertici nazionali, con la complicità di quelli locali, sulle liste da presentare all’appuntamento del 24 e 25 febbraio prossimi.

Sono ore decisive per evitare abbandoni eccellenti in seno al partitone, quasi l’anticamera di un possibile flop elettorale. Eppure il rischio di uscite vip è molto alto, soprattutto perché l’azione diplomatica messa in campo da ieri per far rientrare i tumulti non sta dando frutti.

A due giorni dal verdetto ufficiale sui candidati, è in atto un tutti contro tutti che non sta risparmiando nessuno e che rischia di istituzionalizzare il caos. È Pescara, dove dopo vent’anni non sarà eletto un parlamentare, a tenere banco.

PAGANO VERSO L’AUTOSOSPENSIONE, CHIODI CONTRO CICCHITTO

Da una parte, il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, uno degli eliminati di lusso, spiega che sabato scioglierà il nodo: autosospendersi oppure rientrare nei ranghi, come gli hanno chiesto caldamente ieri sera in una riunione a Pescara il governatore Gianni Chiodi e il senatore uscente Paolo Tancredi, candidato al numero due alla Camera dei deputati.

Dall’altra parte, il consigliere regionale e capogruppo comunale pescarese Lorenzo Sospiri accusa ancora Chiodi di aver difeso solo le ragioni di Teramo con l’inserimento in un posto utile del suo concittadino Tancredi, lasciando a terra Pescara.

Il governatore, dal canto suo, per l’estromissione di Pescara e L’Aquila accusa il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, uomo vicino al parlamentare Sabatino Aracu, domenica in lista e poi trombato dopo l’intervento dello stesso Chiodi.

Parlando in “casa” alla presentazione teramana della candidatura di Tancredi alla Camera, su Cicchitto, Chiodi ha detto che “è inaccettabile che possa comandare in Abruzzo”, ricevendo, per tutta risposta, una stroncatura dal parlamentare romano: “sono accuse demenziali”.

Anche Aracu è intervenuto, criticando gli “eccessi polemici” di Chiodi, che “possono essere dettati solo dalla ricerca di creare un diversivo di fronte ai dissensi che la lista da lui stesso così fortemente voluta sta provocando”.

E pensare che appena domenica Chiodi era stato indicato come il salvatore della patria perché il suo intervento su Roma ha sventato l’arrivo in Abruzzo dei catapultati Domenico Scilipoti, poi riparato in Calabria, e Antonio Razzi, al quarto posto in Senato e quindi in posizione impossibile.

E invece lunedì il presidente è finito sul banco degli imputati e ora si sta proponendo come mediatore: non a caso, è intervenuto sulla situazione più critica a Pescara, dove Pagano, dato per “furibondo”, ha annunciato che sabato riunirà il suo gruppo per decidere il da farsi.

Pagano addirittura lunedì sera si era detto pronto a votare la lista civica Rialzati Abruzzo, che si è presentata solo al Senato capitanata dall’assessore regionale al Bilancio Carlo Masci.

L’AQUILA PARLA SOLO, PICCONE CONTRATTACCA

All’Aquila, dove il Pdl alle amministrative di maggio ha già accusato una clamorosa dabacle colando a picco fino all’8%, al di là delle note molto dure contro il coordinatore regionale, Filippo Piccone, capolista alla Camera, non ci sono ancora iniziative concrete.

A proposito di Piccone, anch’egli è finito nel ciclone, assieme al suo vice Fabrizio Di Stefano, senatore uscente e attuale numero tre alla Camera. Al primo viene contestato di aver inserito al quarto posto il segretario comunale di Avezzano, Massimo Verrecchia, “che è il suo segretario”. A entrambi, invece, Sospiri ha detto di “aver pensato solo ai fatti loro”.

Intanto, sulla posizione numero quattro spunta fuori un quasi giallo: il posto, peraltro non sicuro, sarebbe stato offerto domenica pomeriggio, con tanto di invito ad accettare da Tancredi, proprio a Pagano, con quest’ultimo che ha addirittura accettato.

Poi, non si è capito che cosa sia successo nel conclave romano: per Piccone ci sarebbe stato un veto a Pescara, per Chiodi la responsabilità è di Cicchitto. Insomma, un caos, con la sola, si fa per dire, ripercussione che Pagano e il suo gruppo si sono incattiviti e sono sempre più decisi a lasciare il partito.

Dall’entourage del presidente dell’Emiciclo, uomo forte di Pescara dopo tre legislature alla Regione, contestano pesantemente le affermazioni di Piccone, che si è difeso parlando di impossibilità di una candidatura utile a Pescara per veti incrociati.

“Pagano non ha posto alcun veto – spiegano – Piccone non ha mai chiamato e fatto offerte, se c’è qualcuno che ha posto veti è Piccone e comunque è gravissimo che lui li abbia assecondati e poi li tiri fuori come giustificazione”.

IL RUOLO DI MASCI

Altra indiscrezione che conferma l’ingovernabilità di un partito che in Abruzzo, solo per fare qualche esempio, ha riunito il comitato regionale quattro volte in due anni, è legata al fatto che l’assessore Masci, leader e capolista in Senato della lista civica Rialzati Abruzzo, è stato invitato più volte da Roma, in particolare dal vice presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, che domani sarà proprio a Pescara, a non correre.

Masci ha risposto picche chiedendo di far parte della coalizione, in modo tale che i voti sarebbero stati utili per il centrodestra. La riposta è stata negativa, così se Pagano dovesse appoggiare la civica per palazzo Madama, sarebbe un duro colpo per il Pdl e i suoi alleati.

Intanto, ieri una prima conseguenza delle polemiche e delle spaccature c’è stata: il consigliere comunale del Pdl a Pescara Domenico Lerri ha aderito alla Destra.

“Ho scelto di abbracciare il partito della Destra, e con esso i saldi princìpi, le regole della meritocrazia, la possibilità di espressione”, spiega Lerri.

Ha espresso soddisfazione Luigi D’Eramo, segretario regionale del partito e terzo in lista alla Camera dietro i big Francesco Storace e Teodoro Buontempo.

“Cresce il consenso intorno alla Destra, che oggi conta su una squadra di amministratori impegnati, trasparenti e di polso”.

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