L’AQUILA – “L’ambiente è galvanizzato e convinto che il recupero sia possibile. Alla sinistra mancano motivazioni e programmi, vanno dietro alle nostre proposte. Pensavano di avere la vittoria in tasca, ma non è così”.
Per Fabrizio Di Stefano, candidato Pdl numero 3 alla Camera in questa tornata elettorale, il suo è un partito in rimonta.
Senza sondaggi e numeri a disposizione ci si affida alle sensazioni che si accumulano di volta in volta negli incontri con l’elettorato, come quello di oggi all’interno del locale “La Dolce Vita” dell’Aquila insieme al candidato Guido Liris, candidato numero sette alla Camera.
Presenti alcuni volti noti della coalizione, come (a sorpresa, visti gli attacchi nei confronti dei vertici regionali del partito) l’assessore regionale alla Protezione civile, Gianfranco Giuliante, e Vito Domenici, ex assessore regionale della giunta di centrodestra guidata da Giovanni Pace.
“Guardiamo con fiducia alle elezioni – ammette Di Stefano – in Abruzzo anche. Nonostante le candidature danno problemi nel momento in cui si adotta la lista bloccata e non un sistema di preferenze, la scelta di dare spazio a figure giovani ma già competenti come Liris è il segnale di un partito che vuole rilanciarsi e compattarsi”.
Sull’insofferenza di una parte degli aquilani nei confronti del leader del Pdl Silvio Berlusconi, molto presente nel capoluogo abruzzese nel periodo dell’emergenza post-sisma e poi sparito dai radar, Di Stefano ha dichiarato che “durante il governo Berlusconi ci sono state risposte concrete, mentre una certa sinistra e una certa parte del Comune dell’Aquila lo ha strumentalizzato, a torto. Oggi il Comune continua a dimostrare la sua inconsistenza e la sua incapacità di gestire una simile situazione”.
Molto sereno e fiducioso l’ospite a sorpresa Giuliante.
“Siamo in rimonta – ha detto l’assessore regionale – abbiamo la capacità e l’intelligenza di fare proposte per catalizzare l’attenzione dell’elettorato. Ma escludere due territori importanti come L’Aquila e Pescara dai primi sei posti della lista alla Camera è stato un errore clamoroso”.





