L’AQUILA – Un partito che nella coalizione di centrodestra vuole avere la stessa dignità del Popolo della libertà e che in Abruzzo si presenta con una squadra costituita da volti nuovi, intenzionati a invertire la tendenza che vede la politica lontana dalla gente e dai suoi bisogni.
A guidare la pattuglia una donna, Barbara Mazzali, capolista alla Camera, imprenditrice del Nord che da anni opera in Abruzzo, dove ha deciso di vivere.
Senza peli sulla lingua, la dirigente di Grande Sud sottolinea ad AbruzzoWeb le differenze rispetto ai partiti tradizionali nella scelta dei candidati e i principi che ispirano la giovane formazione politica.
“A considerare quanto i partiti, al di là delle dichiarazioni di facciata, non riescano ad impegnare nelle loro liste che politici di apparato o già in ‘carriera’, è indubbio che Grande Sud/Mpa – spiega la Mazzali – abbia composto una squadra di candidati individuati in virtù di più parametri: esperienza amministrativa sul territorio, attività professionale svolta, inserimento nel mondo dell’associazionismo, del sindacato e del volontariato”.
Secondo la candidata, “un insieme che completa un quadro di impegno nei vari settori della vita economica e sociale d’Abruzzo. Persone – continua – che hanno dimostrato, nel loro privato, di valere e di valere con onestà; candidati che incarnano con spirito di servizio quell’aspetto della politica che tanto ha allontanato la popolazione da molti degli attuali rappresentanti nelle istituzioni”.
Nella chiacchierata sviluppata successivamente, la capolista alla Camera propone idee e progetti mai banali e innovativi “destinate a incidere e quindi invertire il trend molto negativo”.
Perché, da imprenditrice, ha scelto l’Abruzzo?
Per partecipare a favorire lo sviluppo economico in una regione in cui, ormai da anni, si soffre la mancanza di investitori. L’obiettivo non è soltanto quello di generare reddito per la mia impresa né, tantomeno, di drenare denaro per favorire profitti per le imprese del Nord, ma quello di creare ricchezza che resti in Abruzzo. Opero nel settore delle energie alternative e questa terra ben si presta allo scopo, nel rispetto di una qualità dell’ambiente che va certo tutelato per le sue particolari caratteristiche di eccellenza.
Una donna imprenditrice, quindi. Vale anche come testimonianza?
Credo di sì. Anche in Abruzzo la donna fatica a dimostrare quali possono essere i risultati della propria volontà di partecipazione al mondo del lavoro. Affermo una volontà partecipativa alla vita sociale in tutte le sue espressioni. Con la mia candidatura, anche sotto l’aspetto politico. Nella mia attività di lavoro, vivo l’esperienza dei tanti giovani alla ricerca di occupazione e i miei sforzi sono indirizzati anche a contribuire a dar questo tipo di risposta; oggi da imprenditrice e, se eletta, anche da parlamentare. Ho trasferito le mie attività in Abruzzo e qui resterò, è una scelta. Una scelta di vita.
Non è facile, oggi, trovare un’imprenditrice che abbia voglia di impegnarsi direttamente nella vita politica e non, magari, valutarne gli aspetti dall’esterno. E per questo cogliamo l’occasione per formularle alcune domande a cui possa dar risposta nella duplice veste. Perché l’Abruzzo, così come altre regioni del Mezzogiorno, soffre della mancanza di investimenti da parte delle imprese private, di posti di lavoro in percentuali alte, di diminuzione del Prodotto interno lordo?
Dicevo anche prima, sono anni che l’imprenditoria del Nord non fa investimenti nella nostra regione, tantomeno l’imprenditoria locale. Certamente questo è dovuto alle insufficienti misure di sostegno pubblico, ma è altrettanto vero che mancano infrastrutture che favoriscano gli investimenti. Aggiungiamo che la riforma del lavoro del governo Monti ha ridotto la propensione ad assumere, a causa dell’eccessiva rigidità delle misure d’ingresso nel mondo del lavoro, e gli ostacoli sono divenuti insormontabili. Non è un caso che la produzione industriale sia scesa, in Italia, del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%!
Appare evidente che la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, è peggiorata drammaticamente. Ma l’ultimo rapporto Unioncamere evidenzia anche una recessione a due velocità: quella del Centro-Nord e quella del Mezzogiorno. Infatti, la stima Unioncamere, per l’Abruzzo, è di 2 punti in meno di Pil nel 2012. E parliamo di una Regione in cui c’è più bisogno di investimenti da parte delle aziende private. Non ci si meravigli, poi, se sempre più i giovani abbandonano questa terra.
Ritiene, quindi, che le misure messe in campo dal governo Monti non siano servite?
Basta guardare i risultati: il debito pubblico, dal febbraio 2011 al gennaio 2012, è aumentato, passando da 1 miliardo 875 milioni a quasi 2 miliardi; sono stati drenati ulteriori capitali con aumento di tasse e imposte; nei primi 10 mesi del 2012, le entrate Iva sono diminuite del 2% per il deterioramento del ciclo economico e la conseguente stagnazione della domanda interna; la tanto sbandierata riforma delle liberalizzazioni è rimasta al palo per la mancanza dei decreti attuativi.
E allora quale ricetta avrebbe lei per l’Abruzzo per invertire una tendenza negativa?
Grande Sud è forza politica legata al territorio, anche al di là delle ideologie che, spesso, hanno prodotto danni all’economia e alla buona amministrazione. Ritengo l’Abruzzo necessiti di interventi mirati che possano generare ricchezza.
Quali?
Occorre migliorare le infrastrutture di servizio, favorire i collegamenti ferroviari, dare prospettiva a un sistema portuale dalle grandi potenzialità nel bacino adriatico, favorire una politica di accoglienza e una promozione del territorio che abbia risonanza nazionale e internazionale. Penso a un sistema industriale rivolto alla produzione delle nanotecnologie, al rilancio dell’agricoltura con veri sostegni alla commercializzazione dei prodotti, all’offerta turistica del territorio puntando sull’alta qualità ambientale di cui questa regione fortunatamente gode ancora, al rilancio dell’aeroporto d’Abruzzo, alle comunicazioni con banda larga su tutta la regione per la trasmissione di informazioni veloci ed in gran quantità, alla ricostruzione dell’Aquila.
Progetti che impegnano anni, da dove si comincia?
Sono interventi che vanno studiati e messi in correlazione tra loro ma, soprattutto, che trovano la loro ragion d’essere nelle caratteristiche proprie dell’Abruzzo. Ecco perché noi diciamo che è indispensabile assecondare la “vocazione” di questa regione. Occorre partire da un significativo “marketing territoriale” e da un “Documento unico di programmazione” regionale che ne derivi. L’Abruzzo non può più rimanere tagliato fuori da qualunque sistema di produzione di ricchezza e campare alla giornata! Vede, la lettura che Grande Sud dà a queste elezioni politiche è una lettura tutta rivolta allo sviluppo della nostra regione. La fumosità propria di atteggiamenti tutti rivolti alla contrapposizione paraideologica deve lasciare spazio alla concretezza delle cose da fare per i nostri territori.
Lei usa un linguaggio nuovo e tematiche innovative: questi temi non sono entrati in questa campagna elettorale.
La ringrazio per questa considerazione e credo sia la verità. Il nostro è un modo diverso di porsi nella pubblica amministrazione, è la maniera di dar “senso politico” all’azione dei rappresentanti eletti nei vari luoghi di gestione del potere. I parlamentari eletti in questa tornata elettorale dovranno svolgere la propria attività in strettissima collaborazione con la Regione Abruzzo, affinché il proprio impegno accompagni le attività amministrative regionali. Ricercare canali di finanziamento pubblico nazionali ed europei o favorire interventi di infrastrutturazione sul territorio regionale, da parte dei parlamentari, rappresentano azioni politiche di livello superiore a quello della Regione, ma che presuppongono la puntuale conoscenza della programmazione regionale nei termini espressi dagli strumenti che la politica amministrativa regionale decide di approntare.
E l’Abruzzo è pronto?
Occorre finalmente ampliare le prospettive e affrontare con coraggio e determinazione sfide che non lasciano spazio a forme clientelari e parassitarie. La classe politica abruzzese non può più giocare di rimessa e accontentarsi delle briciole di una economia che tende sempre più a emarginare le regioni del Mezzogiorno. Occorre cambiare passo ed essere rappresentati in Parlamento da chi conosce e riconosce opportunità di sviluppo e da chi sa intrecciare rapporti politici la cui unica ricaduta deve essere a favore di questo territorio e non per vantaggi personali in termini di potere e arricchimento.
Una domanda da sapore più politico. Se lei dice che occorre superare atteggiamenti ideologici, perché Grande Sud, insieme a Mpa, è nella coalizione di centrodestra?
Grande Sud non ha mai fatto mistero del fatto che sarebbe stato al fianco di chi avesse manifestato interesse per un programma di forte rilancio del Mezzogiorno, fondato sulla perequazione infrastrutturale, sulla semplificazione burocratica, sulla sicurezza, sulla valorizzazione del merito, sulla giustizia e su un’elevata qualità dei servizi. Pertanto, non poteva certo scegliere di stare al fianco di chi dimentica il Sud, come Monti con la sua “agenda”, o Bersani che propone ricette già ripetutamente fallite negli anni. Nel programma del centrodestra figurano numerosi interventi per il Mezzogiorno, dunque, è ovvio che Grande Sud, che sulla loro realizzazione ha chiesto fortissime garanzie, non poteva che scegliere questo fronte.
Ma Grande Sud è un partito, un movimento o una semplice lista elettorale?
L’impegno di Grande Sud si sviluppa sul territorio grazie all’insieme dei tanti movimenti civici che, di fatto, lo compongono. Molti dei candidati in Parlamento presenti nelle liste abruzzesi in occasione di questa competizione elettorale hanno vissuto e vivono le loro esperienze delle liste civiche. Il radicamento nel territorio è, quindi, il comune denominatore che ha permesso a costoro di riconoscersi con immediatezza nei programmi politici di Grande Sud. La nostra parola d’ordine è “appartenenza”. Appartenenza al proprio territorio più che a ideologie. Grande Sud deve rendere conto direttamente ai propri elettori e alle popolazioni che sarà chiamato a rappresentare. È una formula nuova, quindi, che basa sulla concretezza del proprio impegno per il territorio.
Però Berlusconi è il leader.
Berlusconi è il leader di un partito, il Pdl, ed è indicato “presidente” in quel simbolo, non nel nostro. Altrimenti saremmo anche noi nel Pdl e così non è, siamo altro.
Ma se la coalizione dovesse vincere le elezioni, il centrodestra indicherebbe lui come presidente del Consiglio.
Questa è un’ipotesi che lo stesso Berlusconi ha negato. Vede, nella coalizione di centrodestra vi sono più sigle e liste e l’elettore che si riconosce nelle ragioni del centrodestra può scegliere a chi dare il proprio voto. Grande Sud si propone, in alternativa al Pdl, all’interno della stessa coalizione. Così come avviene per le altre liste collegate. Alcune di esse si richiamano a principi ideologici, altre, ma credo soltanto la nostra, si richiamano al territorio, nella fattispecie, a quello abruzzese. Nessuna confusione, quindi.
Il Pdl non sarà contento di questo…
Credo che siano molti i dirigenti di quel partito che soffrono di una gestione interna inadeguata e gli elettori che si dolgono di un atteggiamento disattento alle reali necessità del territorio. Basta guardare la composizione delle liste, magari confezionate più per il mantenimento dei ruoli dei suoi rappresentanti che altro. Ma questo è un loro problema. Grande Sud, insieme a Mpa, chiede fiducia per quel che vuol rappresentare e non per alimentare giochi di potere interni a una coalizione. Berardino Santilli






