TERAMO – “Metterci la faccia in un momento in cui il Pd, pur impegnato nei vari livelli di governo, affronta il vento delle critiche”.
Così ad AbruzzoWeb Sandro Mariani, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, e candidato del centrosinistra al collegio maggioritario di Teramo per la Camera alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, spiega la decisione di scendere in campo.
Una mossa a dispetto dell’età ancora verde, anche perché, assicura, la sua “è un’altra storia rispetto agli altri miei competitor all’uninominale che faccio fatica a individuare come conoscitori del territorio e terminali delle sue istanze”.
Mariani assicura di non sentirsi il “carnefice” della ricandidatura di Tommaso Ginoble, escluso dai giochi, e chiude la “faida” nel Pd teramano.
Dopo il congresso, che ha vinto con la sua corrente, e la richiesta di dimissioni all’assessore, pure candidato, Dino Pepe, a quest’ultimo oggi Mariani dice: “Rappresentiamo anime che in passato potevano apparire marciassero divise ma sicuramente oggi colpiscono in maniera unita”.
A soli 35 anni con la prima legislatura regionale ancora da completare subito la scelta di correre per il Parlamento: ambizione smodata o motivazioni concrete?
Nessuna ambizione smodata, anzi, credo sia un’assunzione di responsabilità mettere la propria faccia in un momento in cui il Pd, pur impegnato nei vari livelli di governo, affronta il vento delle critiche. In un contesto simile e con l’Abruzzo in difficoltà a causa delle enormi calamità che l’hanno colpito negli ultimi due anni, il segnale è che il Partito democratico ha messo in campo i suoi uomini che quotidianamente sono operativi sul campo per risolvere le mille problematiche presenti. Una scelta che renderà indissolubile il legame con il territorio una volta eletto nel Parlamento nazionale e che permetterà di portare a Roma istanze e punti di vista necessari a far valere le ragioni di una regione ferita.
Il suo slogan recita “Un’altra storia”, rispetto a quale storia vuole voltare pagina?
Un’altra storia è uno slogan che racchiude in sé l’essenza di questa avventura. Un’altra storia è principalmente per la Provincia di Teramo, per aprire un capitolo nuovo di rappresentanza diretta delle istanze teramane al governo senza mediazioni tra rappresentanti e cittadini. È un’altra storia, però, anche rispetto agli altri miei competitor all’uninominale che faccio fatica a individuare come conoscitori del territorio e terminali delle sue istanze. Di conseguenza si aprirà anche un’altra storia del mio percorso di impegno rivolto alle persone che vivono questo magnifico territorio che è la provincia di Teramo.
Si sente il “carnefice” della ricandidatura di Tommaso Ginoble? L’esperto uscente sarà al suo fianco nella ricerca del consenso?
L’individuazione di un “carnefice” presuppone un omicidio. In questo caso si è trattato invece di una scelta del Partito democratico di spendere i suoi uomini negli enti territoriali per una sfida difficile che richiede uno sforzo, forse, mai visto prima, anche a causa del meccanismo dei collegi uninominali. Tommaso Ginoble ha rappresentato per dieci anni il nostro territorio in Parlamento e la sua azione ha permesso anche di ottenere importanti risultati sia sui tavoli romani che nelle sfide locali: la sua esperienza e le sue capacità indiscutibili sono nel Partito democratico e per il Partito democratico.
In che cosa pensa di poter prevalere sugli sfidanti più accreditati, la Rasicci della Lega e Zennaro del Cinque stelle?
Se riuscirò a prevalere spetta dirlo agli elettori il 4 marzo. Sicuramente penso oggi di poter dire che rispetto a loro ho una conoscenza del territorio, della nostra gente e dei problemi da risolvere che, mi permetterete, non voglio nemmeno paragonare. Al netto dei grandi temi ogni discussione romana presuppone istanze territoriali da avanzare e rappresentare e vedo ben difficile che possa farlo una ragazza di 26 anni che, per sua ammissione, non ha mai votato e si è mai interessata di politica o un veneto di cui, fino al giorno della candidatura, si ignorava l’esistenza pubblica o la sembianza fisica.
Il Pd teramano in questa tornata politica pagherà la faida interna che ha portato alla divisione in due gruppi uno dei quali capeggiato da lei?
Assolutamente no: le battaglie congressuali sono tali fino al giorno del congresso. Con l’assessore Pepe ci sono stati momenti di confronto, anche duro, ma sempre nel merito delle visioni che ognuno di noi ha delle problematiche trattate. Oggi affrontiamo una sfida comune che vede da una parte la possibilità che il nostro territorio abbia un rappresentante a Roma e dall’altra l’assoluta assenza di Teramo in Parlamento. La politica del perbenismo e dei rapporti di facciata non mi appartiene e non ci appartiene, gli scontri-confronti si aprono e si chiudono e l’intelligenza delle persone porta poi sempre a trovare convergenze e punti di unione: oggi rappresentiamo anime che in passato potevano apparire marciassero divise ma sicuramente oggi colpiscono in maniera unita.
Quali sono le idee e i contenuti che vorrebbe portare a Montecitorio, qualora eletto.
Credo che nella nostra provincia ci siano grandi temi necessari da affrontare e sui quali imprimere una visione territorialmente più “attenta”. In primis rimane ancora aperta sui tavoli romani la partita per garantire totale sicurezza al nostro preziosissimo patrimonio idrico del Gran Sasso individuando le risorse necessarie per attuare tutti gli interventi che necessitano. Poi c’è il capitolo della ricostruzione e del post-terremoto: procedure più rapide che permettano di cantierizzare il prima possibile le opere finanziate e avviare la ricostruzione privata. Rendere più semplice e veloce il tutto permette di velocizzare il ritorno alla normalità, ma anche di mettere in circolo risorse che danno lavoro e reddito a imprese e lavoratori, risparmiando anche sulle soluzioni abitative alternative e rendendo più sicuro il prima possibile il patrimonio edilizio pubblico, a partire dalle scuole. Sempre nell’ottica di mettere in sicurezza il territorio c’è il tema dell’accessibilità infrastrutturale della nostra Provincia e della messa in sicurezza di tutte le arterie viarie, tema strettamente correlato alla risoluzione delle problematiche piè urgenti relative al dissesto idrogeologico. Mettendo in campo uno sforzo di ripristino completo “dell’agibilità” del territorio potremo poi spingere su una vera politica turistica, vero motore della nostra Regione.
La forte presenza di candidati dall’Emiciclo rischia di impoverire il Consiglio regionale?
Non credo perché le liste delle Regionali erano fortemente rappresentative del territorio e, quindi, in caso di nostra elezione ci saranno sicuramente consiglieri che subentreranno con la consapevolezza del ruolo che andranno ad assumere. (red.)





