L’AQUILA – “Il job act ha solo creato più sfruttamento: su 497 mila nuovi contratti di lavoro nel 2017 ben 450 mila sono precari a tempo determinato. Quest’anno solo il 30 per cento dei contratti depositati al Cnel sono sottoscritti da organizzazioni sindacali più rappresentativi, e sono contratti con poche tutele”.
Si basa su questi drammatici numeri, snocciolati da Danilo Leva, deputato di Articolo 1 candidato capolista di Liberi e uguali alla Camera nel collegio proporzionale L’Aquila-Teramo, la conferenza stampa di oggi a L’Aquila di Liberi e Uguali, dedicata prorio al tema del lavoro, a cui hanno partecipato anche Fabio Ranieri, capolista al collegio proporzionale Abruzzo per il Senato, e Luigi Fabiani, candidato al collegio uninominale L’Aquila- Marsica per la Camera.
“Il job act ha precarizzato lavoro, questa la verità – ha ribadito Leva – ed è stata smascherata l’illusione liberista secondo la quale per creare lavoro basta diminuire le tutele. Ora i figli stanno peggio dei padri. Noi diciamo basta alle forme precarie di lavoro agli stage, ai lavoretti a cottimo, per la reintroduzione della motivazione causale per i contratti a termine e in somministrazione. Noi siamo per la reintroduzione dell’articolo 18. E poi basta bonus e incentivi alle aziende per assumere. La ricetta sono i grandi investimenti pubblici: un euro di investimento ha infatti come fa tornare in 3 euro di ricchezza nazionale”.
Fabio Ranieri focalizza la sua attenzione sulla provincia dell’Aquila, “dove si sono persi negli ultimi anni 17 mila posti di lavoro. La sfida è difendere intanto lavoro che c’è. E poi la cosa grave è che di fatto sono stati smantellati gli ammortizzatori sociali. E rimasta solo la Naspi, che significa 900 euro al mese per due anni senza nessuna speranza di essere riassunti”.
Ranieri poi considera gravissimo che in Italia non esistano strumenti efficaci “per costringere le aziende a restituire fino ad ultimo euro gli aiuti pubblici ricevuti nel caso decidano di delocalizzare di punto in bianco all’estero”.
A proposito di aziende Fabiani ricorda che “sono oltre 100 quelle aquilane che rischiano di dover restituire gli importi relativi alle imposte sospese dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e poi abbattute al 40 per cento. E questo per i pasticci combinati dai governi di allora”.
Fabiani assicura che “gli eurodeputati in quota Leu stando dando battaglia, per evitare un salasso devastante per l’intera economia aquilana, per dimostrare innazitutto che il de minimis, oltre cui scatta l’aiuto di Stato va fissato a 500 mila euro, e non 200 mila, e poi che il danno economico non va riferito alla singola azienda, ma all’economia del cratere nel suo complesso”. (ft)





