L’AQUILA – “Gli ospedali abruzzesi non sono sicuri dal punto di vista sismico? Una storia già nota, tanto che già dal 2009 il governo aveva stabilito che l’Abruzzo dovesse avere circa 250 milioni di euro per la costruzione di nuovi ospedali o la ricostruzione di quelli fatiscenti”.

Lo ricorda ai microfoni di AbruzzoWeb Giancarlo Silveri, già manager dell’azienda sanitaria provinciale numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, e ora candidato sindaco del capoluogo di Regione con il movimento civico Riscatto Popolare.

“Questa cosa si è protratta, poiché il governo Monti aveva utilizzato le somme messe a disposizione dal governo Berlusconi, e se non c’erano i fondi non si poteva poi fare l’assegnazione e l’approvazione dell’accordo di programma – prosegue – La cosa si è definita alla fine del 2016, quindi bisogna dare corso alle opere”.

Facendo una panoramica sugli ospedali che ha avuto in gestione personalmente come manager, Silveri ricorda che “quello dell’Aquila è stato ricostruito, restaurato dopo il terremoto, e, per quello che ho in memoria, i recuperi sono stati fatti con progettazioni e opere realizzate quando ho diretto l’azienda: si è avuto un indice di vulnerabilità sismica nel rispetto delle norme di un minimo di 0,8 fino a 1, che è il massimo”.

“Avezzano ha problemi seri, abbiamo fatto degli interventi di carattere funzionale ma, sotto il profilo strutturale, c’è sicuramente da pensare alla costruzione di un nuovo ospedale – prosegue poi – A Sulmona, la struttura vecchia è pressoché abbandonata, la parte cosiddetta nuova è stata recuperata con opere di consolidamento sismico, anche lì con uno 0,8 quindi nel pieno rispetto delle norme”.

Sempre sul nosocomio peligno, fa notare che “stanno costruendo un’ulteriore ala che abbiamo iniziato noi con ipotesi di leasing, in quel momento i fondi non erano ancora assegnati, ci siamo dovuti inventare una soluzione prevista dalla norma e consentita ai direttori generali. L’opera è a buon punto – continua ancora – sono circa 10 mila metri quadrati totalmente antisismici, che uniti ai 10 mila metri quadrati per i quali abbiamo fatto noi il consolidamento sismico, risolve il problema”.

“Castel di Sangro è stato recuperato funzionalmente, sotto il profilo della vulnerabilità sismica bisognerà vedere com’è e così anche Tagliacozzo che sta messa abbastanza non bene – illustra ancora Silveri – Pescina non è più ospedale, c’era come si dice un ospedale di comunità e c’è poi l’hospice e il centro di terapia del dolore, anche lì in condizioni critiche”.

A suo dire, comunque, “i fondi che sono stati assegnati all’Abruzzo non sono assolutamente sufficienti. E bisogna anche dire che è richiesto a tutta la Regione un impegno di carattere economico, si dovrà vedere come è possibile farvi fronte – rimarca – L’idea dei leasing oppure gli accordi di programma come si è pensato per Chieti, può essere una strada”.

Sulle problematiche del project financing, però, l’ex manager si dice “sorpreso che problemi di questa rilevanza e anche importanza siano lasciati esclusivamente ai responsabili unici del procedimento, che in genere sono dirigenti aziendali ma che non hanno assuefazione a cose di questa dimensione e complessità”, come nel caso di Filippo Manci, giubilato dalla asl chietina.

“A mio avviso si sarebbe dovuto già pensare seriamente a stipulare accordi con enti preparati a cose di questo genere, facendo un supporto al responsabile unico del procedimento che gli consenta di prendere decisioni a ragion veduta – il consiglio di Silveri – È ingeneroso pensare che, nonostante la dedizione e l’impegno dei dirigenti delle varie aziende, possano pensare loro da soli e poi indicarli al pubblico ludibrio come se fossero dei rallentatori”.

Tema di confronto elettorale anche la costruzione di un nuovo ospedale dell’Aquila, magari a Collemaggio.

“Intanto, perché? Collemaggio è vincolato dalla Sovrintendenza, non è che si può pensare di demolire Collemaggio e costruire lì un ospedale – avverte – Si poteva pensare subito dopo il terremoto, ma quando sono arrivato ho trovato una programmazione già fatta e approvata che prevedeva il recupero dell’esistente”.

In tal senso, ricorda, “ho cercato di portare le attività di degenza nei due blocchi principali, il Delta chirurgico e il Delta medico, e tutto il resto lasciarlo a servizi e la palazzina dove adesso sono le Medicine sopra al Cup, utilizzarla per uffici della Asl. Non ha senso che si continui a tenere separate queste cose per cui per raggiungere un posto rispetto all’altro si perde tempo e non c’è la possibilità di parcheggiare – sostiene – Sicuramente ci deve essere un’aggregazione più funzionale di quella che è stata possibile fino a ora”.

Quella di Collemaggio, prosegue ancora Silveri, “è un’area che il Comune si deve decidere a destinare, perché la destinazione d’uso è per necessità sanitarie che oggi non ci sono. Bisogna impostare le cose in modo che a nessuno possa venire in mente, come forse già avvenuto, di condurvi una grossa speculazione edilizia”.

“Per questa area preziosa della città, ma anche per altri spazi pregevoli che abbiamo – conclude – noi di Riscatto Popolare nel nostro programma elettorale proponiamo una conferenza di servizi permanente che possa prevedere l’utilizzo promiscuo, non la vendita, per non far degradare il complesso”, conclude. (alb.or.)