L’AQUILA – “Non nascondo di aver aiutato fortemente Pierpaolo Pietrucci, e quindi di aver subìto in parte questa iniziale sconfitta, ma adesso il Pd si sta riorganizzando quindi penso che darà prova di sé”.

Così il capo dipartimento Affari della presidenza e Rapporti con l’Europa della Regione Abruzzo, Vincenzo Rivera, in un’intervista ai microfoni di AbruzzoWeb rilasciata prima della sua nomina a direttore generale vicario dell’ente, parlando della situazione politica nella sua città, svela il suo preferito alle primarie del centrosinistra dello scorso aprile, concluse, però, con la vittoria di Americo Di Benedetto.

Rivera, esponente del Partito democratico di derivazione socialista, è stato consigliere comunale tra il 2007 e il 2021e, per pochi mesi, anche assessore della Giunta Cialente. Oggi in virtù del suo ruolo sta a guardare l’agone politico: “Ci sono regimi di incompatibiltà a tutela della trasparenza per chi fa il dirigente nella pubblica amministrazione degli enti locali – ricorda – ma si potrebbe parlare a lungo di questo”.

“Ci sono molti candidati sindaci rispetto al passato, molte, moltissime liste a sostegno dei candidati, e questo chiaramente determinerà una competizione violentissima”, fa notare poi.

Rivera rimarca i “circa 700 candidati sulla popolazione residente e votante che la volta scorsa mi pare sia stata intorno ai 34 mila votanti. Facciamo subito i conti – prosegue – ci saranno 40, 50 voti pro capite. Chi ne prenderà 500, avrà da un punto di vista statistico otto o nove persone dall’altra parte che non avranno preso nulla”.

“Insomma, la competizione sarà interessante – aggiunge ancora – questa volta mi fa piacere osservarla dalla finestra. Attendo con ansia il risultato, chiaramente pieno di curiosità”.

Sui due contendenti più accreditati, Di Benedetto per il centrosinistra e Pierluigi Biondi per il centrodestra, Rivera non crede “che siano esordienti, le persone che ho visto candidate sono persone che hanno esperienze amministrative e anche gestionali non soltanto nel centrodestra e nel centrosinistra, ma anche nelle altre configurazioni”.

“Non credo ci sia questo genere di problemi. Così come non credo ci sia un problema di visibilità o di rapporti romani, perché quando si presenta a Roma il sindaco, si presenta un’istituzione – conclude Rivera – Non c’è bisogno di conoscere il gran commis di Stato che ti apre la porta. Perché poi, di fronte alle esigenze di un territorio, cadono tutti i filtri che uno immagina possano esistere”. (alb.or.)