L’AQUILA – È bastato un articolo, l’indiscrezione di AbruzzoWeb su un conclave di centrodestra che potrebbe rilanciare l’ex sindaco dell’Aquila Biagio Tempesta come candidato alla fascia tricolore nel 2017, ed è sembrato quasi che per il centrosinistra sia tornata la “kryptonite” dei fumetti, l’unico minerale capace di danneggiare perfino Superman.

Il sindaco di centrosinistra dell’ultimo decennio, successore proprio di Tempesta, Massimo Cialente, commentando l’articolo di questo giornale ha scagliato un attacco verbale pacato ma singolarmente velenoso dalla sua bacheca sulla rete sociale di Facebook, bollando come “film horror” l’ipotesi.

Meno avvezzo ai social, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, non ha rinunciato a una stoccata sul tema molto concreto e poco politico dello stipendio, tirato fuori da Tempesta, ma ha confermato le sue più recenti posizioni di lontananza dalla candidatura a sindaco, spiegando che “il centrosinistra vincerà anche senza di me”.

Ha smentito, Lolli, infine, anche la peraltro futuribilissima ipotesi di candidatura alla presidenza della Regione nel 2019 ventilata da una parte del Partito democratico aquilano, per contrastare la “balcanizzazione” delle istituzioni messa in atto dal governatore, Luciano D’Alfonso, qualora quest’ultimo scegliesse di misurarsi con la politica nazionale in Parlamento.

Il ritorno di Tempesta, che verrà testato in un sondaggio in autunno assieme al nome dell’ex manager Asl Giancarlo Silveri, stoppa un po’ alla carica dei quarantenni confermando una certa vetustà della politica cittadina: lui ha 74 anni, Silveri 72 e dall’altra parte non è che le cose vadano molto meglio perché l’altro ieri Lolli ha spento 66 candeline e solo qualche giorno prima Cialente 64.

“Tempesta dice che non mollerò lo stipendio da vice presidente della Regione per quello molto più basso da sindaco? Beh, potrei rispondergli che ho già mollato quello da parlamentare”, replica innanzitutto Lolli, ricordando il suo sacrificio rinunciando al posto alla Camera da primo dei non eletti al posto di Giovanni Legnini, nominato vice presidente del Csm, facendo passare avanti il dalfonsiano Gianluca Fusilli, poi divenuto uno dei deputati più improduttivi secondo le statistiche.

“In ogni caso – prosegue Lolli, serafico – con Tempesta ho rapporti normali, pur con le diversità politiche che ci sono, e nessun motivo di dissidio. Lascio che siano gli altri a chiacchierare, il lavoro di vice presidente mi assorbe molto”.

Ma il centrosinistra può farcela anche senza Lolli candidato? “Ma certo, L’Aquila è piena di gente capace, può vincere se fa le cose fatte bene e comunque non dipende dal candidato. Si vince se, governando, ci si comporta bene, e noi tra tanti limiti ci siamo comportati bene, e meritiamo”.

D’Alfonso ha detto ad AbruzzoWeb che Lolli “è insostituibile” come vice presidente, ma anche che il suo futuro politico non sarà la decisione di un singolo, ma di una non meglio precisata “comunità politica”: “Posso dirlo? Per me è una cosa del tutto ovvia, è sempre stato così per me e mai ho deciso in solitudine – risponde l’interessato – Comunque non c’è niente da decidere per quanto mi riguarda”.

Ancora più barricata la posizione lolliana su una possibile corsa alla presidenza. “Mia candidatura? Ma lasciamo perdere! Come si fa a discutere di cose che non sono neanche lontanamente all’orizzonte? Ho molto da fare e non mi posso mettere a discutere di questo, c’è gente che non ha molto da fare e loro possono farlo”, conclude.

Quanto a Cialente, a suo dire “a volte tornano, sul luogo del misfatto, non paghi, per completare il disegno. Un film horror… Non aprite quella porta 3…”, attacca con una metafora cinematografica.

“Al di là delle battute, mi chiedo da tempo con quale faccia e quali argomenti potrà candidarsi all’Aquila il centrodestra – prosegue poi il primo cittadino – Dove sono stati, cosa hanno fatto, quali guai hanno lasciato, con chi si sono schierati contro la città”.

“Spero che finendo un certo clima alla ‘volemose bene’ e trasversale, si comincino a dire e ricostruire le verità di questi ultimi venti anni di storia. Io sono pronto a dire la mia”, conclude, tornando di nuovo a denunciare un certo “afflato” che si registra sempre più tra i due schieramenti a causa di rapporti personali civili se non di amicizia tra vari protagonisti di centrodestra e centrosinistra.

Per Cialente, e lo ha ribadito nelle pause delle lunghe maratone in Consiglio per l’approvazione dei bilanci, “c’è una differenza tra destra e sinistra e non si può andare a fare gli aperitivi insieme”.

Una posizione che, guardacaso, lo accomuna anche se specularmente proprio a Tempesta, tornato a fare, nell’intervista a questo giornale, distinzioni tra “quelli di destra e quelli di sinistra” che non si sentivano da un pezzo.