L’AQUILA – Due candidati dei poli tradizionali, Americo Di Benedetto del centrosinistra e Pierluigi Biondi del centrodestra, a giocarsi la vittoria; la coalizione civica L’Aquila chiama che mantiene un presidio in Consiglio e supera il Movimento 5 stelle. E basta.
Saranno solo quattro le entità, a prescindere dal secondo turno che deciderà fascia tricolore, maggioranza e opposizione, nel nuovo Consiglio comunale del capoluogo di Regione: un panorama molto più semplificato rispetto al frastagliato quadro di 5 anni fa, quando entrarono in aula ben quattro candidati sindaco sconfitti al primo turno.
Questa volta i cittadini si sono concentrati sui poli politici principali, con qualche divagazione civica, ma evitando di disperdere i voti e di dare fiducia ai “cespugli” civici di Nicola Trifuoggi (L’Aquila polis), Giancarlo Silveri (Riscatto popolare) e Claudia Pagliariccio (Casapound).
Il risultato di Di Benedetto, sopra il 47% quando manca una manciata di sezioni, va considerato ragguardevole rispetto alle previsioni della vigilia, ma va osservato da un doppio punto di vista.
Da un lato, supera di quasi 7 punto il 40% di Massimo Cialente del 2012, il “sindaco del terremoto” e personalità politica sicuramente superiore che si scontrava, però, appunto, come detto, con avversari molto più bellicosi e grondanti voti.
Dall’altro, viene confermato quello che si subodorava, ossia che il candidato sindaco avrebbe tirato meno della coalizione di centrosinistra, che è sopra “Chicco” di quasi 4 punti: sarebbe un bel problema, qualora vincesse, al momento di spartire i posti di Giunta, commissioni, partecipate e così via, al momento di amministrare.
Quanto al centrodestra, ha pagato sicuramente la riunificazione su un candidato come Pierluigi Biondi che, anche qui rispettando il pronostico, supera, di 2,5 punti, il totale delle sue liste. Con la coalizione riunita supera il 35%, risultato su cui probabilmente molti avrebbero messo la firma alla vigilia, ma messo un po’ in ombra dalla performance dell’avversario.
Anche qui, comunque, va fatta una riflessione su cinque anni fa: l’unione teorica di Giorgio De Matteis della coalizione civico-politica L’Aquila città aperta e Pierluigi Properzi del rabberciato centrodestra, si ottiene un 38% dei candidati e un 44% della coalizione, insomma, molto molto meglio.
Seguendo una moda che, però, questo voto comincia a far trasparire sorpassata, agli aquilani sono state proposte decine di liste civiche: le elezioni, però, premiano i partiti con un’unica grande eccezione, la “lista del candidato sindaco” di Di Benedetto, “Il passo possibile”, che centra un ottimo 8%, ma che, come evidenziato alla vigilia da questo giornale, civica lo è solo di nome, intrisa com’è di nomi politici, alcuni anche di centrodestra, che hanno confermato molte preferenze.
Per il resto, il Partito democratico si conferma primo partito, al 17,5%, più di un punto sopra il 2012. Forza Italia segue superando la soglia psicologica del 10%, e riscattando il pessimo 8% di un Popolo della libertà rabberciato e pieno di ex An di cinque anni fa. Noi con Salvini è al 6,57%, un’incollatura sopra Fratelli d’Italia che è al 5,82%, quindi arrivano i bersaniani di Articolo 1 al 4,46%. Solo dopo tutti i cespuglietti delle civiche.





