L’AQUILA – “L’incontro tra me e Pietrucci è stato normale, non di spartizione, che non mi appartiene: durante la mia campagna elettorale nessuno ha ricevuto garanzie su quello che avrebbe potuto fare con la mia vittoria, dall’altra parte ora nessuno si deve sentire escluso dalla prospettiva futura di governo della città”.

Così Americo Di Benedetto, candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative dell’Aquila, nella prima intervista ad AbruzzoWeb dopo aver ricevuto i “galloni” vincendo le primarie contro Pierpaolo Pietrucci.

Rispetto a quest’ultimo, dopo una serie di rumors politici mai smentiti che evidenziavano una certa differenza di vedute e un “aut aut” del consigliere regionale per ottenerne l’appoggio ed essere in grado di governare, Di Benedetto assicura che “io e Pietrucci non ci siamo mai divisi, almeno per quanto mi riguarda. La sincerità paga sempre, il tatticismo e la poca chiarezza danno consenso immediato, ma poi diventano sterili”.

Non ravvisa, il candidato, la necessità di “prendersi il partito” per avere una base su cui contare: “Esco dai canoni della normalità politica, mi pregio di essere differente”, rivendica.

Quanto alle voci dissonanti, Carlo Benedetti gli ha chiesto di cominciare a parlare di politica. “No io comincio a parlare di amministrazione – ribatte – Mi piace la politica della disponibilità e del lavoro, quella di declamazione filosofica è in secondo piano. Massimo rispetto per tutte le posizioni, anche le più radicali, ma vado avanti per la mia strada, non mi snaturo e non rincorro”.

Enrico Perilli di Rifondazione, invece, ha decretato la “morte dell’Ulivo”. “Se ci fosse stato l’Ulivo sarei stato nella Margherita e se andiamo a verificare la ripartizione delle funzioni di primo livello non avremmo dovuto neanche fare le primarie, perché ci spettava di diritto – è la provocazione per tutta risposta – Azzerato il discorso dell’Ulivo, io sono del Partito democratico che è uno, gli avversari non stanno dentro il Pd e non si possono ricercare con determinazione livorica, bisogna rispettarsi reciprocamente”.

La coalizione non è chiusa, assicura poi, ma può ancora allargarsi a Udc e Prc: “Abbiamo ricevuto mandato io e il segretario del Pd (Stefano Albano, ndr) di provare a interloquire con queste forze – svela – Per l’Udc c’erano le condizioni per stare insieme, nei prossimi giorni vedremo, non darei nulla per fatto, bisogna lavorare, parlare e condividere”.

Di Benedetto ribadisce di essere “di centro” inteso come “disponibilità all’ascolto e a risolvere i problemi”, ma rassicura anche che “dentro di me c’è una grande sensibilità di sinistra, che non si dichiara, non si vede, ma nella vita di tutti i giorni si fa perché te la senti in coscienza”.

Bacchettate, invece, al centrodestra che si è riunito sulla candidatura di Pierluigi Biondi e ora rivendica l’unità denunciando, invece, divisioni nel centrosinistra.

“Non è così anzi c’è una differenza di fondo radicale: nel centrosinistra il candidato l’hanno scelto i cittadini, nel centrodestra hanno scelto a Roma senza sapere neanche i problemi che viviamo”, conclude Di Benedetto.