L’AQUILA – “Il rapporto fra cittadino e voto è cambiato tanto che, ad una manciata di giorni dall’11 giugno, per un sempre più consistente numero di aquilani si ripresenta il dilemma: votare o non votare. In passato il voto era considerato una conquista e le suffragette che, vestite di bianco, marciavano per reclamarne il diritto lo associavano all’uguaglianza”.

Intervengono sul problema dell’astensione, a pochi giorni dalla chiamata alle urne per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale dell’Aquila, i candidati consigliere Graziella Cucchiarelli e Giuliano Bruno, della lista Progetto Trifuoggi per L’Aquila, a sostegno del candidato sindaco Nicola Trifuoggi.

“Oggi, la valenza del voto come strumento di partecipazione si è di molto affievolita e sempre più spesso si sente ripetere: il mio voto non conta tanto non cambia mai niente, le opzioni che mi vengono offerte non mi interessano, votare è da perdenti, e tanto altro. Perfino una parte di quelli che a votare ci va lo fa per adempiere ad un dovere sgradito che esercita  più come una scelta di campo pro o contro (i partiti, i candidati, le famiglie,i privilegi etc) che come atto di fede2.

“Un’analisi attenta delle cause – aggiungono – della percentuale non bassa di non partecipazione al voto nella nostra città necessita, ovviamente, di uno spazio ampio e condiviso e non di poche righe su un giornale”.

“Ma da questo cominciamo, sorvolando su quanto già fatto (liste di partito, di coalizione,civiche, personali quasi tutte completate con 32 nominativi per la maggior parte sconosciuti ai cittadini meno informati, cioè la maggioranza), non si può essere criticati se si segnala che 24 liste,755 candidati che sostengono  sette candidati alla carica di sindaco in una città di poco meno di 60.000 abitanti aventi diritto al voto, suggeriscono più l’astensione che la mobilitazione”.

“Siamo due candidati che ragionando sul dato che il maggior partito in città è quello degli astensionisti, hanno deciso di condividere con un pubblico ampio, un ventaglio di risposte alla frequente domanda che viene loro rivolta dai molti che incontrano: perché dovrei andare a votare?” 

Innanzi tutto il non voto non esiste. Perché non votare è votare per ogni cosa che si detesta, e alla quale ci si oppone ogni giorno.  È consegnare attivamente il potere a coloro i cui interessi sono opposti ai nostri, a coloro, cioè, che traggono vantaggio dalla nostra assenza. Non votare è da perdenti, è vero che la cultura del confronto diretto sul voto è quasi scomparsa, che il divano ha sostituito la piazza e che gli schermi ( televisione, internet) hanno trasformato i cittadini in spettatori”.

“È ltrettanto vero che condividere opinioni politiche sui social, è una forma inerte di cittadinanza, quella che il sociologo Sherry Turkle chiama essere soli insieme. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi, soprattutto nella nostra difficile città, è, invece, una cultura elettorale che  ci rimetta tutti insieme come soggetti di diritto che con il loro voto aderiscono ad una idea, ad un progetto e non ad un generico fai il tuo dovere”.

“Una cultura elettorale che recuperi non l’aquilano sostenitore,quindi, ma l’aquilano partecipe e consapevole che: la politica è locale e le elezioni, soprattutto quelle amministrative, consentono di premiare o punire con la riconferma o meno dei propri rappresentanti, la politica siamo noi, i nostri vicini e tutte le persone della nostra comunità che incontriamo e con le quali ci confrontiamo”.

“Votare – ribadiscono ancora – è un atto di fiducia che rinforza lo spirito del nostro mutuo interesse, ci spinge fuori dal recinto del nostro sé privato, crea un’esperienza pubblica grazie a rituali condivisi”..

“Nel volantino che abbiamo preparato per presentarci agli elettori abbiamo riportato la frase di Paolo Borsellino – spiegano in conclusione – il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano, Noi auspichiamo, non solo per un ovvio obiettivo personale, che questa volta, siano in olti a volere un cambiamento”.