PESCARA – Volutamente fuori dai giochi politici da cinque anni, torna con un’esperienza diversa sulle spalle frutto di un lavoro “a stretto contatto con le persone”.
Benigno D’Orazio, 51 anni, già consigliere regionale dal 1995 al 2008, unico eletto in due diverse circoscrizioni abruzzesi, quelle di Teramo e Chieti, ha accettato di candidarsi al Senato come capolista di Intesa popolare, formazione che raggruppa dieci movimenti dell’area cattolica e laica alleata con il Popolo della libertà.
Un ritorno diverso, tiene a sottolineare D’Orazio, perché “non ci sono vincoli di partito, è una lista civica che ha accolto solo persone valide con un programma preciso per l’Abruzzo. Dal 2010 sono presidente del Parco Marino della Torre di Cerrano, ormai un fiore all’occhiello della nostra regione”.
Le molteplici esperienze al di fuori della politica dell’ex consigliere di Forza Italia e Alleanza nazionale lo hanno spinto a tornare su quel ‘ring’ lasciato nel 2008.
“Pensavo di aver concluso con la politica attiva – ammette – ma il momento è molto, molto delicato e non ho potuto dire di no”.
Un momento delicato, lei dice. Con rischi concreti per l’Abruzzo e l’Italia.
Non possiamo permetterci di perdere il bipolarismo, che per me era ed è rimasto un valore. La politica italiana è piena di situazioni pasticciate che fanno solo male e il momento storico che viviamo non ci consente di perderci in avventure vaghe e senza futuro.
Anche lei in fondo ha fatto una scelta di rottura, scegliendo di appoggiare un carrozzone, il Pdl, ma con una lista civica. Come dire, va bene il partito, ma a modo mio. Dopo tanti anni di vita politica all’interno dei partiti.
Ma i più “antichi” di questa competizione non hanno più di vent’anni, i vincoli storici sono caduti da tempo. Oggi si può fare una politica di alto livello senza essere per forza un partito, basta mettere insieme persone serie, competenti, capaci di lavorare su programmi validi. La mia scelta è perfettamente in linea con questa “variante”. Vengo da anni di lavoro a stretto contatto con le persone che vivono e lavorano in mezzo alle difficoltà più grandi, sono decisamente temprato. Lavorerò per loro.
Sembra una specie di “chiamata alle armi”. Visto il momento drammatico, non deve stupire.
Non voglio sembrare eccessivo, ma mi pare che ormai viviamo in un’economia di guerra più che di pace. L’economia reale soffre, il debito pubblico sale senza spese produttive, si è guardato soltanto alle politiche recessive, i risultati sono terribili.
Colpa dell’Euro?
Non deve sorprendere quanto sta accadendo nell’Eurozona. L’Euro è figlio di una politica monetaria e finanziaria e non dell’economia reale, è il prodotto di un’Europa fondata su aspetti finanziari. Mi sembra chiaro che le cose debbano cambiare in meglio.
Intanto si rifa vivo Berlusconi e improvvisamente chi sembrava dormire si risveglia. O piace troppo o non piace per niente, è il suo destino.
La politica italiana pensa solo a litigare. Quando c’è Berlusconi di mezzo ‘esplode’ un accanimento terapeutico nei suoi confronti. Certo, ha molto condizionato la vita politica, ma tornare in pista è stato un grande gesto da parte sua, lasciando anche il posto ad Angelino Alfano.
Il cambio di passo che si chiede alla politica italiana non sembra però compreso da chi di politica vive.
Bisogna ripartire da zero. L’idea di Berlusconi del condono tombale in linea teorica sembra spingere all’evasione fiscale, ma in questa situazione non è affatto così e può davvero abbattere le tasse, io la chiamo “legittima difesa a livello fiscale”. La realtà è troppo brutta per poter affermare il contrario, ogni impresa che chiude se ne porta dietro altre, è una morte continua. Non dimentichiamo comunque la necessità della lotta, durissima, all’evasione fiscale.
Ai tecnocrati come Mario Monti non piacciono certe ricette.
I tecnocrati e i tecnici vivono sulle nuvole. Guardino dove ci hanno portato, piuttosto.
L’Abruzzo come sta? Il governatore della Regione, Gianni Chiodi, elogia quanto fatto sulle tasse.
Chiodi ha abbassato le tasse ed è meritorio, ma purtroppo incide poco sull’economia reale di cui parlo. Un bel segnale, non di più, è ovvio che dalla Regione Abruzzo ci si aspetti qualcosa di diverso. Vent’anni fa, da amministratore straordinario della Asl di Lanciano, riducemmo le spese ma aprimmo nuovi reparti, garantendo la qualità dei servizi delle strutture pubbliche. Una Regione dovrebbe fare lo stesso.
Cos’altro manca all’Abruzzo secondo lei?
Ha un bisogno tremendo di infrastrutture, altrimenti le imprese locali non possono competere sul mercato. Ma quando parlo di infrastrutture, lo faccio nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. Da presidente di un Parco credo ancora in una versione verde della mia regione. Con il Parco del Cerrano sono stati raggiunti risultati incredibili, i fondi sono addirittura triplicati, è stato cambiato il criterio di assegnazione in base al merito e alla produttività. Siamo diventati i migliori alleati dei balneatori, così come degli animatori del consorzio turistico. L’Abruzzo ha una fortuna immensa, possiede ancora un alto livello di protezione della natura e non è possibile continuare a fare finta di niente. Agricoltura, commercio, turismo, enogastronomia, bioedilizia, si può sviluppare tutto se si ha una natura come si deve. Penso all’area marina di Pineto, un’area protetta, dove è nato un liceo scientifico a vocazione ambientale.
Insomma, una regione verde d’Europa 2.0.
L’ambiente va tutelato e difeso. Il futuro del mondo si gioca sulla salute dell’ambiente e su tutto ciò che intorno ad esso si sviluppa. Vorrei “sdoganare” il modello vincente del Cerrano, funzionerebbe anche all’Aquila da ricostruire. La politica ha il dovere di comprendere, finalmente e senza più indugi, quanto sia importante la natura per l’economia di una regione.
Ha nominato L’Aquila, uno dei compiti più duri sulle agende nazionali e locali.
Vorrei che si abbandonassero le polemiche. Se L’Aquila non riparte, non riparte l’Abruzzo. E attenzione a una verità che in troppi continuano a ignorare: se L’Aquila non viene ricostruita, è un fallimento per un’intera classe dirigente.





