CHIETI – “Quando Matteo Renzi ha perso con Pierluigi Bersani ha ottenuto una manciata di deputati, ma allora nessuno ha eccepito. La linea la detta la nostra base, che ha votato Renzi segretario nazionale alle primarie. Il punto è che, a volte, sembra che alcuni abbiano il dovere delle responsabilità, mentre altri hanno il diritto al safari. Noi del Pd non andremo in Parlamento a fare… Vacanze romane 2”.
Parola del consigliere regionale abruzzese dem Camillo D’Alessandro, candidato del Partito democratico alla Camera, nel collegio proporzionale Pescara-Chieti, che nell’intervista con AbruzzoWeb sposa in tutto per tutto le scelte del segretario Renzi nella compilazione delle liste, che hanno premiato anche lui, ma scontentato altri, in particolare i pretendenti al seggio della minoranza del partito che fa riferimento al ministro uscente della Giustizia Andrea Orlando, al parlamentare Gianni Cuperlo e anche a presindente della Regione Puglia, Michele Emiliano
Praticamente certa la sua elezione, visto che è stato piazzato come capolista blindato al proporzionale. Colui che è stato definito il delfino di Luciano D’Alfonso, seguirà dunque nel Parlamento il presidente della Regione, anche lui candidato blindato nel collegio per il Senato. Ma nessun abbandono del fronte regionale, assicura D’Alessandro, “dopo due elezioni in Provincia e tre in Regione non lascio nulla, ma porto il lavoro di questi anni a Roma”.
Classe 1976, proveniente dalla Margherita, e dunque dalla tradizione democristiana, per lui essere di sinistra significa “innanzitutto nel non fare finta di esserlo. Vedo gli stessi personaggi che hanno dato vita alle più grandi liberalizzazioni nel nostro Paese è che oggi sono tornati a fare la sinistra dura e pura – contesta – Significa non consentire lo smantellamento dei diritti, a partire dal lavoro, ma per farlo devi rinnovare e riformare”. Altra frecciata agli ex compagni del Pd che sono usciti per dar vita a Liberi e uguali.
Gli avversari politici in campagna elettorale, c’è da scommetterci, le rinfacceranno di aver abbandonato in medias res il Consiglio regionale, che sarà paralizzato fino alle elezioni, e anche oltre. Che cosa risponderà?
Che al Parlamento l’Abruzzo deve ambire a farsi rappresentare da chi conosce profondamente l’agenda Abruzzo, che ha bisogno di una legislatura nazionale di favore, ma per proporre devi conoscere. Dopo due elezioni in Provincia e tre in Regione non lascio nulla, ma porto il lavoro di questi anni a Roma.
Quali sono stati i risultati ottenuti dal governo Renzi, poi da quello Gentiloni, che rivendicherete in campagna elettorale? E quali saranno i punti programmatici centrali per il futuro?
Rivendicheremo che l’Abruzzo ha guadagnato la più grande dotazione finanziaria nella storia recente. Rivendicheremo che con Renzi e Gentiloni l’Abruzzo non è stata considerata più “Fontamara”, dove praticare disattenzioni e prepotenze. Rivendicheremo l’avvio della nuova stagione dei grandi investimenti pubblici, rimasta ferma ai tempi di Remo Gaspari: la Fondovalle Sangro, i porti, il quarto lotto della Teramo-Mare, la velocizzazione ferroviaria Pescara-Roma, l’incredibile dotazione finanziaria per la ricostruzione dell’Aquila. Solo per fare alcuni esempi. Il punto ora è che abbiamo bisogno di continuare, presidiare le nostre ragioni, ma che vanno conosciute altrimenti si rischia la finzione.
Con la scelta delle candidature, il Pd ha cambiato pelle, ha tagliato i ponti con il passato, è diventato un altro partito, “fedele alla linea”, quella di Renzi, ovviamente?
Una caricatura della realtà! Quando Renzi perse con Bersani, ottenne una manciata di deputati, ma allora nessuno eccepì. La linea la detta la nostra base, che ha votato Renzi segretario nazionale alle primarie. Il punto è che, alle volte, sembra che alcuni abbiano il dovere delle responsabilità, mentre altri hanno il diritto al safari.
La campagna elettorale, già nelle prime battute, è partita con il gioco a chi spara la promessa più iperbolica, senza dire come realizzarla e con quali coperture economiche. Accade questo perché forse sono i cittadini che vogliono sentirsi raccontar favole?
L’unica forza politica che non lo sta facendo è il Pd. I cittadini sono ben più consapevoli di quanto pensano i “promettifici”. Tuttavia viviamo in un tempo in cui un post virale può prevalere sulle ragioni della scienza, si pensi al caso “vaccini”: il morbillo e le sue malattie connesse sono aumentate vergognosamente. Sono i costruttori della rabbia e delle paure, gli speculatori della buona fede, così si può prendere anche qualche voto in più, ma gli effetti saranno devastanti. Vale anche per le promesse.
Liberi e uguali farà una campagna elettorale contro di voi, più che contro il centrodestra?
Spero di no. Noi no di certo: governiamo con loro in Regione, mi rendo conto, tuttavia, che questa è un’altra partita. Chiaramente, in Abruzzo lo dirò anche alle pietre della strada che chi vota loro fa eleggere un catapultato del Molise o della Calabria, loro insieme al centrodestra hanno consentito e accettato di trasformare l’Abruzzo in terra di conquista. Poi dicevano che Renzi era “dittatore “, mentre loro, che sono democratici, hanno subito l’arrivo non di uno, ma ben due capolisti esterni. Mi arrabbio perché li conosco, hanno in Abruzzo classe dirigente competente e appassionata, ma a Roma non lo pensano così evidentemente. Ma lo ha fatto anche Forza Italia, che ha superato i limiti dei catapultati: non solo da fuori regione, ma la provincia dell’Aquila ha dovuto subire pure un candidato proveniente da Pescara! Ma può darsi che non ci fosse uno spendibile? Mi pare sia una clamorosa sconfitta innanzitutto del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Ora gli aquilani votino compatti due loro concittadini, Stefania Pezzopane e Massimo Cialente e Lorenza Panei nell’uninominale, anche così si difendono le ragioni del capoluogo a Roma nella complessa partita del lungo post terremoto.
Che cosa va cambiato di questa Europa dei “banchieri”, dei “burocrati”, a “trazione franco-tedesca”, per citare i giudizi sprezzanti intorno a cui ci si accapiglierà in campagna elettorale?
Con più Europa, ma diversa. La domanda pone in sé una descrizione vera, ma parziale. Mi chiedo, durante la più grande crisi economica dal dopoguerra a oggi che ci ha colpito, come avrebbe fatto a resistere senza implodere l’Italia in assenza di Europa e della politica della Banca eentrale europea? Oppure ci siamo dimenticati del periodo in cui l’Italia fu oggetto della speculazione internazionale, con lo spread alle stelle? Come ne uscivamo? Con il ritorno alla lira? Ma capisco che fa prendere più voti individuare il nemico, più che cambiare le cose: anche l’Europa va cambiata. Nella mia a campagna elettorale, nei miei incontri pubblici, nei comizi, oltre alla bandiera del mio partito esporrò quelle dell’Italia e dell’Europa.
Ma un “governo tecnico”, delle “larghe intese”, di “responsabilità nazionale”, con Forza Italia e Silvio Berlusconi, è davvero un’ipotesi percorribile, al di là che potrebbe essere una necessità data dall’impossibilità di formare altri governi?
Renzi ha già risposto: no al governo con Berlusconi. Se nessuno avrà la maggioranza sarà il presidente della Repubblica a individuare la via della transizione che, credo, sarà breve.
Cosa proprio non le piace del Movimento 5 stelle e della Lega?
Sono accumunati dalla stessa profonda malattia: si reggono sulla demagogia, sui più beceri argomenti, poi con derivazione diverse. Povera Italia in mano a loro!
Che cosa dovrà fare il prossimo governo, prioritariamente, per l’Abruzzo?
Intanto se vinciamo noi avremo un uomo al governo nazionale , per questo si candida D’Alfonso. Le altre forze politiche hanno avuto i candidati da fuori sulla nostra regione, figurarsi se conteranno a Roma. Gaspari era votato anche perché di lui si sapeva che contava poi a Roma, con i classici pugni sul tavolo. Noi presentiamo una squadra che non andrà a girare il film Vacanze romane 2. Nel merito, va accompagnata la ricostruzione, senza mollare mai, vanno assicurate ulteriori risorse per le infrastrutture, va guadagnata la definitiva estensione delle reti TenT, va aperto il tema della velocità ferroviaria verso Roma e lungo l’Adriatica, va collocato l’Abruzzo nella dimensione di corridoio, dentro le nuove “vie della seta”, va assicurata l’estensione territoriale della Zes Abruzzo.
Per andare a lavorare a Roma dovrà percorrere una delle autostrade più care del mondo. Secondo lei non sarebbe il caso di tornare alla gestione pubblica di un’infrastruttura così strategica? E soprattutto, è tecnicamente possibile farlo?
Ho sentito tante cose, pochi che sapevano, molti che fingevano di sapere. La verità è semplice: c’è un concessionario che ha un contratto che prevede aumenti a fronte di investimenti, quel contratto risale a quasi venti anni fa, governo Berlusconi. Ora Delrio ha bloccato per 3 anni gli aumenti, ma il concessionario ha vinto al Tar. Ora se si vuole abbassare il pedaggio, cioè le entrate per il concessionario, bisogna abbassare i suoi costi, cioè gli investimenti a suo carico. Ovvero il nuovo accordo oggetto di confronto, tra governo e concessionario, prevede che lo Stato si faccia carico di una parte degli investimenti oggi in capo al concessionario, che se lo ripaga con la tariffa. Il resto sono chiacchiere. Certo potrebbe tornare alla gestione pubblica, però bisogna sapere che per levare chi c’è devi pagare: il subentro vale decine e decine e decine di milioni di euro, che rende piuttosto difficile l’operazione.
Concludiamo con una domanda “morettiana”: nel 2018 cosa significa essere di sinistra in Italia?
Innanzitutto nel non fare finta di esserlo. Vedo gli stessi personaggi che hanno dato vita alle più grandi liberalizzazioni nel nostro Paese e che oggi sono tornati a fare la sinistra dura e pura. Io nel mio piccolo, nei trasporti, ho fatto la società pubblica e l’affidamento in house, con Tua: credo si possa considerare un’operazione di sinistra. Come noto, non provengo dalla tradizione della sinistra, ma dall’incontro di quella tradizione. Per me essere di sinistra, oggi, significa non consentire lo smantellamento dei diritti, a partire dal lavoro , ma per farlo devi rinnovare e riformare, altrimenti la supposta conservazione diventa finta difesa di ciò che non può essere, sinistra per me, nell’accezione attuale, è riformismo.





