L’AQUILA – Aumenta l’ansia e l’incertezza nel Popolo della libertà abruzzese a 48 ore dalla presentazione delle liste per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi. La chiusura degli elenchi era prevista per ieri sera, ma tutto è slittato di qualche ora.
Probabilmente nel pomeriggio si scioglierà il nodo delle candidature, alle quali stanno lavorando il leader del partito, Silvio Berlusconi, il suo fidatissimo braccio destro ed ex sottosegretario, l’abruzzese Gianni Letta, il segretario nazionale, Angelino Alfano, e l’ex ministro Altero Matteoli, uno dei pochi ex di Alleanza nazionale rimasti fedeli al Pdl.
Un vertice in seduta permanente che si svolge a Roma, mentre fuori la porta aspettano di essere convocati i vari coordinatori regionali, che cercheranno di strappare qualche concessione ma, verosimilmente, non potranno far altro che prendere atto delle decisioni dei big pidiellini.
Tra questi il senatore Filippo Piccone, leader abruzzese del Pdl, che da stamattina staziona dalle parti di palazzo Grazioli in attesa di conoscere le sorti del partito in regione.
Anche il governatore Gianni Chiodi è dato in avvicinamento a via del Plebiscito: gli uomini del Cav chiederanno un parere pure a lui.
In un clima di diffusa incertezza, comunque, iniziano a circolare i primi rumors, a partire dai “paracadutati” romani: è data per quasi fatta la presenza in Abruzzo del vice presidente uscente dei senatori, Gaetano Quagliariello, uscito fortemente ridimensionato dalle logiche interne dopo il suo flirt, poi abortito, con il progetto del premier Mario Monti.
Paradossalmente per lui si sono invertiti i ruoli: da potente capocorrente si è ridotto a doversi cercare un tutor che gli salvasse il seggio, e l’avrebbe trovato proprio in Piccone, che almeno potrà portare a casa il nome di uno che non è del tutto sconosciuto a livello locale.
L’alternativa sarebbe stata un’indicazione senza alcun legame con il territorio, che avrebbe mandato ancora più in confusione il Pdl abruzzese, dilaniato dagli appetiti e dalle ambizioni di chi immaginava di fare il grande salto nei palazzi della politica che conta.
Per Quagliariello è pronto il numero due al Senato dietro a Berlusconi, che sarà capolista in tutta Italia per blindare il ramo del parlamento ritenuto decisivo per gli equilibri della prossima legislatura.
Al terzo posto andrà un abruzzese, ma la possibilità che scattino due seggi è remota, a meno di sorprese e percentuali in rialzo.
Alla Camera al numero uno ci sarà Alfano, che dovrebbe essere seguito a ruota da Piccone, per gli altri due posti dati per sicuri sono in lizza almeno tre persone, tutti uscenti: i senatori Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore regionale del Pdl, e la deputata Paola Pelino.
Tancredi può contare sui buoni uffici di Chiodi, che dovrebbe riuscire a incassare la riconferma in posizione utile per il suo alleato teramano.
La Pelino si è giocata la partita per conto suo, scavalcando il livello abruzzese del partito, facendo leva su alcuni requisiti che suonano bene alle orecchie di Berlusconi: è donna, è un’imprenditrice ed è una ex di Forza Italia.
Al contrario, per gli ex di Alleanza nazionale come Di Stefano, la strada si è fatta molto tortuosa: a quelli che un tempo erano definiti i “colonnelli” di Gianfranco Fini si faranno scontare in termini di posti gli abbandoni del loro vecchio leader e del duo Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, che hanno fondato Fratelli d’Italia.
Alla fine saranno ricandidati in posizione utile non più di una quindicina di loro, un terzo per meriti acquisiti sul campo e il resto su indicazione degli aennini rimasti nel Pdl: oltre a Matteoli, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno.
Alle loro porte hanno bussato in tantissimi, tra uscenti in cerca del bis e nuove leve che sgomitano per mettersi in luce.
Le indicazioni in tal senso di Berlusconi sono chiare: dare delle speranze a tutti per evitare defezioni dell’ultima ora e lasciarli appesi fino al giorno di deposito delle liste.
Ma anche chi in queste ore dovesse leggere il suo nome stampato sui moduli indirizzati al ministero dell’Interno non può dormire sonni tranquilli: il Pdl non ha bisogno di raccogliere le firme e fino all’ultimo istante non sono esclusi i colpi di scena, in perfetto stile Berlusconi. Pierluigi Biondi





