L’AQUILA – Una macchina del Popolo della libertà ha raggiunto la sede della Corte d’Appello dell’Aquila dove sono state depositate le liste per le prossime elezioni politiche di febbraio, finalmente chiuse.

Una faticaccia! Alla fine alla Camera è saltata la candidatura da capolista di Angelino Alfano che ha fatto scalare tutti di una posizione, con soddisfazione di chi era più in bilico.

Tra le new entry, al quarto posto per Montecitorio è spuntato il marsicano Massimo Verrecchia, scelta che ha rinfocolato ancora di più le polemiche visto che tutta Pescara è in subbuglio per la mancanza di un candidato che a questo punto si tradurrà nell’assenza di un parlamentare adriatico dopo decenni nella prossima legislatura.

Stessa sorte per L’Aquila città, mentre tanto la Marsica quanto la Valle Peligna avranno propri rappresentanti. Ad aggiudicarsi i posti migliori sono pertanto Teramo e Chieti.

Nessuna traccia del “rinnovamento” invocato ieri dal Gianni Chiodi furioso e pronto a cambiare partito: i nomi nuovi sono tutti in posizione da ‘peones’.

Uno scenario che a Pescara ha provocato un uragano. Nazario Pagano, presidente del Consiglio regionale, è uscito allo scoperto spiegando che medita l’uscita dal Pdl e che farà campagna elettorale a favore di Rialzati Abruzzo.

Più acre ancora Lorenzo Sospiri, capogruppo in Consiglio comunale ed esponente di spicco all’Emiciclo, che ha parlato di “liste vergognose” e parlando di Chiodi lo ha definito “inaccettabile”.

A dar man forte alla fronda anche Guerino Testa: questo Pdl non ci piace, ha sbottato, evocando pure lui scenari di uscita. (alb.or.)

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L’ENNESIMA RIMODULAZIONE

A cinque ore dalla scadenza dei termini per la consegna delle liste per le prossime elezioni politiche, non c’è ancora accordo sull’Abruzzo nel Popolo della libertà.

Secondo quanto si apprende, sarebbero ancora molti i problemi dopo che la rivolta capitanata da Gianni Chiodi e sostenuta anche da amministratori aveva portato a una rimodulazione della prima ipotesi di liste.

In particolare si pone il problema della mancanza di un rappresentante di Pescara, carenza per la quale il partito è insorto a livello locale.

Inoltre la rappresentante dell’Aquilano Paola Pelino non avrebbe ancora sottoscritto la candidatura perché vuole essere capolista.

Anche uno degli esclusi eccellenti dalla riformulazione, Sabatino Aracu, sta facendo il diavolo a quattro per rientrare, nonostante sia stato attaccato pesantemente nella nota di ieri sera degli amministratori.

Senza fare il suo nome, ci si riferisce a lui quando si parla di possibili candidati “che hanno problemi con la giustizia”.

In particolare a insorgere è anchen il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, anch’egli in lizza fino a pochi giorni fa, che spiega che “c’è un problema politico molto grave alla luce della mancanza di un rappresentante pescarese in seguito alla quale dopo vent’anni la città più popolosa d’Abruzzo non avrebbe un proprio parlamentare”.

PAGANO: ”FAR FUORI PESCARA E’ UN PROBLEMA POLITICO”

“Esiste un problema politico legato al fatto che non c’è un rappresentante pescarese in posizione utile nelle liste per le elezioni politiche. Dopo 20 anni la città più popolosa d’Abruzzo non avrebbe un proprio parlamentare dopo che in alcuni periodi ne aveva eletti addirittura tre”.

È lo stesso presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, a rendere nota una delle cause per le quali le liste abruzzesi alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio non sono state ancora ufficializzate dal conclave riunito a Roma a palazzo Grazioli.

Il termine ultimo per presentare le liste alla Corte d’Appello dell’Aquila è fissato alle ore 20 di oggi quindi tra i vertici nazionali del è scattata un febbrile conto alla rovescia per chiudere la partita con meno delusi possibile.

“Ovviamente sul tavolo non esiste solo questo problema” ha spiegato ancora Pagano, il quale ha anche riferito che l’appoggio e la solidarietà data a Chiodi – impegnato ieri a Roma nella battaglia contro indiscrezioni che vedevano in lista paracadutati e candidati invisi dalla base – con la nota congiunta di amministratori ed esponenti del partito, era collegata a un tema generale “ma si dava per scontato che nella nuova formulazione delle liste ci fosse il rappresentante pescarese”.

“Il presidente Chiodi mi ha spiegato che non è sua la responsabilità, è ovvio che il territorio pescarese ne trarrà le conclusioni”.

Pagano, a proposito della sua candidatura, sottolinea che “il problema è politico e non personale, il mio è un disappunto sereno, è ovvio che si tratta di una mancanza molto grave”.

CAMBIANO ANCORA LE LISTE

Sembra aver sortito effetti la levata di scudi del presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi,che ieri pomeriggio è insorto, ingaggiando un serrato braccio di ferro con i vertici nazionali, contro le decisioni che si andavano delineando in merito ai candidati del Popolo della libertà in Abruzzo per le elezioni politiche.

Secondo gli ultimissimi aggiornamenti di questa mattina le “teste di serie” alla Camera sarebbero il coordinatore regionale, il senatore uscente Filippo Piccone, e i suoi colleghi a palazzo Madama Fabrizio Di Stefano, numero due del partito in Abruzzo, e Paolo Tancredi, tutti dietro al segretario nazionale, Angelino Alfano, capolista in tutta Italia. 

Nell’altro ramo del parlamento, invece, dopo Silvio Berlusconi, ci sarebbero il vice presidente del gruppo al Senato, Gaetano Quagliariello, la deputata uscente Paola Pelino e l’ex Idv Antonio Razzi.

La minaccia di dimissioni dal partito unitamente a molti altri esponenti pidiellini, amministratori e sindaci in contrasto ad “una operazione inaccettabile che procurerà una forte debacle elettorale”, quindi, avrebbe portato tra la notte e la mattinata il conclave del Pdl riunito a Roma a rimescolare le carte.

Il pressing di Chiodi che a Roma si è mosso come il leader del Pdl in Abruzzo, avrebbe fatto vittime illustri come il parlamentare uscente Sabatino Aracu, imprenditore e riconfermato recentemente alla presidenza della Federazione italiana hockey e pattinaggio, in questa legislatura vice presidente del gruppo alla Camera dei deputati.

Aracu che aveva chiesto e ottenuto la deroga per il quarto mandato sarebbe fuori dai giochi dopo che prima dell’intervento di Chiodi era capolista alla Camera.

Chiodi avrebbe chiesto a Berlusconi la testa di Aracu, sostenuto dal capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, per via del suo coinvolgimento in Sanitopoli, vicenda per la quale è sotto processo. Al suo posto Tancredi, teramano come Chiodi, per la riconferma del quale il governatore si sta spendendo da giorni.

Ma il presidente rimasto a Roma nella sede del partito in via dell’Umiltà fino a tarda notte per vigilare sui cambiamenti che arrivavano da palazzo Grazioli avrebbe ottenuto anche la retrocessione in un posto meno sicuro dell’ex Idv Antonio Razzi, originario dell’Abruzzo salito alla ribalta nazionale per il passaggio tra le file berlusconiane durante la campagna acquisti dell’allora premier nel 2010 impegnato a compensare la fuoriuscita dalla maggioranza da parte dei finiani.

Al posto di Razzi che era numero tre alla Camera, rientrerebbe il vice coordinatore regionale, Fabrizio Di Stefano, senatore uscente. Alla luce dei cambiamenti le liste nei posti utili potrebbero essere queste: al Senato Berlusconi, Quagliariello, Pelino e Razzi, alla Camera Piccone, Tancredi e Di Stefano.

Un epilogo che non fa certo pensare al rinnovamento condito da qualche volto nuovo chiesto da Chiodi.

Le stime in Abruzzo parlano di uno-due senatori e tra i tre e i quattro deputati, una pattuglia numericamente lontana dalla squadra dell’ultima consultazione, formata dagli originari 11 parlamentari, poi diventati dieci per l’approdo in Futuro e libertà di Daniele Toto.

Comunque, tornando alle candidature visto il clima e i colpi di scena dietro l’angolo, solo l’ufficialità potrà fugare ogni dubbio: ufficialità che non è lontana dal momento che alle otto di questa sera scade il termine per la presentazione delle liste in corte d’Appello all’Aquila.

Ma a prescindere dall’epilogo il week end infuocato a Roma lascerà il segno in Abruzzo: l’interventismo di Chiodi, non piaciuto a più di un assessore, potrebbe spaccare ulteriormente un partito già diviso.

Già ieri sera alcuni amministratori e consiglieri regionali avrebbero sottolineato di aver mal digerito, perché non condiviso, il comunicato con il quale si annunciava il disimpegno dalla campagna elettorale della Giunta e del gruppo consiliare.

A questo si dovrà aggiungere anche la probabile reazione di Aracu che non porgerà certo l’altra guancia con il governatore.

I venti di guerra sono sicuri in un Pdl negli ultimi anni segnato da turbolenze continue.