VASTO – “La Regione Abruzzo è paralizzata in balia della carriera politica di un solo uomo. I nostri consiglieri regionali hanno acquisito un parere: Giovanni Lolli non potrà guidare la Regione al posto di Luciano D’Alfonso. Ergo quello che il presidente lascerà sarà un Abruzzo senza guida”.
Lo afferma Gianluca Castaldi, senatore del Movimento cinque stelle, ricandidato capolista in quota proporzionale nel collegio unico abruzzese, che indica le priorità del programma di governo del M5s: “Non proposte spot o bonus, ma un percorso che va dall’abbattimento degli sprechi, passa per l’eliminazione della povertà e arriva alla crescita delle imprese”, dice.
“Ho presentato 6 disegni di legge, tra i quali la modifica disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali – aggiunge tracciando un bilancio dell’esperienza parlamentare – Ed inoltre 4 mozioni parlamentari tra le quali una sull’attività di ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico ed in particolare la revoca di una serie di titoli abilitativi già rilasciati (Ombrina Mare) .E poi 64 Interrogazioni(di 15 hanno avuto risposta dal Governo), 1092 emendamenti.Sono intervenuto 87 volte in aula sia in Discussione generale”.
Castaldi, a poche ore dal voto la partita in Abruzzo sembra essere tra Movimento cinque stelle e centrodestra. Quanto sentite il peso di questa responsabilità?
Tanto, ma per una ragione specifica. Avvertiamo che vi è una istanza di profondo cambiamento che sale dal Paese: aspettativa che non va delusa. Sappiamo che ogni nostra mossa, azione, pensiero sarà sezionato millimetricamente .Se ti viene affidato il “governo” di queste istanze di cambiamento tu non puoi deludere .Sappiamo che “da un grande potere, derivano grandi responsabilità”. E poi visto che siamo abruzzesi, e siamo pieni di straordinari paesaggi montani, mi piace citare un grande alpinista, Reinhold Messner: “Non si può mai dominare la natura, l’alpinista deve assumersi le proprie responsabilità e non dare la colpa alla montagna”. Siamo pronti ad assumerci le responsabilità, quindi. Non daremo la colpa alla montagna, come ha fatto D’Alfonso in questi mesi di suo sgoverno della Regione Abruzzo. È il nostro tempo.
I sondaggi e le simulazioni più accreditate, tuttavia, sembrano indicare come unica via quella di un governo Pd-Forza Italia. Il M5s continua ad essere dell’idea di non stringere alcuna alleanza?
Intanto, vorrei dire una cosa. Si è molto attaccato Di Maio per la sua salita al Colle. Ingiustamente. La sua visita (ed il suo contenuto, va da se) ha un solidissimo fondamento logico e giuridico. Si basa sull’articolo 92 della Costituzione in cui sta scritto che il presidente della Repubblica non sceglie i ministri, ma li “nomina”, è il presidente del Consiglio a “proporli”, quindi a sceglierli. Mattarella ha l’ultima parola, ma non sceglie lui. Va da sé che dal momento in cui M5S decide di presentare una squadra di governo prima del voto, sta dando un’investitura popolare a quei nomi. Qualora M5S dovesse vincere le elezioni, porrebbe Mattarella nella condizione di dover dire di sì o di inimicarsi milioni di elettori in caso contrario. Per questo si comunica preventivamente al Colle. Cosa tra l’altro che fanno tutti i leader di partito da mesi senza destare clamore. Anche sulle “alleanze” è, ormai, sempre più chiaro quello che vogliamo: noi abbiamo un’altra impostazione. Abbiamo votato un programma in Rete e lo abbiamo proposto. È un programma che guarda al futuro dell’Italia e alla qualità della vita degli italiani. Non proposte spot o bonus, ma un percorso che va dall’abbattimento degli sprechi, passa per l’eliminazione della povertà e arriva alla crescita delle imprese. Lo ha detto già Di Maio: “Non siamo disposti a larghe intese o a alleanze, ma non lasceremo il Paese nel caos”. Non vogliamo discutere sui Ministeri, ma vogliamo mettere insieme i singoli temi con cui costruire il programma di lavori della legislatura. Firmiamo un contratto su un programma, su quello votiamo e avviamo la diciottesima legislatura: un “contratto di governo” come accade in queste settimane per la formazione dell’esecutivo tedesco costruire il programma di lavori della legislatura. In queste settimane stiamo proponendo temi di convergenza. Faremo un appello se il M5s non avrà la maggioranza, sarà rivolto a tutti, facciamo un confronto e firmiamo un programma con un timing per i lavori della legislatura. I temi? Quelli su cui a parole tutti dicono di volersi impegnare: ridurre le tasse, tagliare gli sprechi, dare soldi alle famiglie, alzare la pensione minima, ridurre fortemente la disoccupazione giovanile.
Che bilancio traccia di cinque anni al Senato?
Per essere alla prima esperienza ed in una forza di opposizione, quale il M5S, sono stato presidente del Gruppo M5S la Senato dal luglio al novembre 2015, vicepresidente e segretario del gruppo per 2 volte. Sono stato componente della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) e della Commissione parlamentare per la semplificazione. Ho presentato 6 disegni di legge, tra i quali la modifica disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro, per il sostegno dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Ed inoltre 4 mozioni parlamentari tra le quali una sull’attività di ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico ed in particolare la revoca di una serie di titoli abilitativi già rilasciati (Ombrina Mare). E poi 64 interrogazioni (di 15 hanno avuto risposta dal Governo), 1092 emendamenti. Sono intervenuto 87 volte in aula sia in discussione generale, che per dichiarazione di voto sui diversi provvedimenti; oltre che in Commissione ed in sede di specifiche audizioni, su comunicazioni del Governo, per risposte ad atti di sindacato ispettivo, per interventi di fine seduta per denunciare specifiche e gravi situazioni. Ho pronunciato, a nome del M5S, il discorso di opposizione e contrarietà alle “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, etc” (il provvedimento che conteneva l’Italicum, per intenderci). Disposizioni poi respinte, bocciate, da tutti gli italiani nel referendum del 4 dicembre 2016. Ho avuto anche emendamenti approvati: la possibilità di finanziare progetti destinati alla valorizzazione e al recupero di percorsi ferroviari dismessi da destinarsi ad itinerari cicloturistici; finanziamenti per la previsione e prevenzione delle calamità naturali e dei rischi derivanti dall’attività dell’uomo, sulla riforma dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), sulla garanzia al cliente di comunicare il recesso o il cambio di gestore con modalità telematiche (sia per operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica), clausole che obblighino il concessionario dei trasporti pubblici locali a fornire agli utenti un servizio di biglietteria telematica accessibile mediante un sito internet dedicato. È mio l’emendamento che introduce anche l’assenza di microplastiche e di particelle plastiche nei prodotti cosmetici. Ho fatto interrogazioni che hanno riguardato, tra gli altri: la ricerca, l’estrazione e la produzione di idrocarburi in Abruzzo, lo scioglimento degli organi con funzione di amministrazione e di controllo della Cassa di risparmio di Chieti e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, la richiesta di rispetto da parte della Repubblica di Croazia di quanto previsto dalla Convenzione di Espoo (esigendo il diritto alla consultazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi nell’intero bacino Adriatico), la richiesta di diversi recuperi di aiuti di stato illegittimi, o meglio di aiuti di Stato incompatibile con il mercato comune di cui alla decisione della Commissione del 19 novembre 2009 quali Enel, Saremar, Alcoa, ThyssenKrupp, Cementir e Nuova Terni industrie, la salvaguardia del Cotir di Vasto attraverso soluzioni atte a ridare dignità alla struttura (costata circa 26 miliardi di lire) ed ai lavoratori, il processo di accorpamento tra le Camere di commercio di Chieti e Pescara (ed ogni utile iniziativa volta a salvaguardare i profili economici e patrimoniali nell’accorpamento delle Camere di commercio di Chieti e Pescara, in una logica di efficienza ed economicità, evitando negative ripercussioni future, vista la situazione della società Marina di Pescara Srl), sulla Aquilana società multiservizi (Asm) SpA, relativamente alle condizioni di sicurezza, e sulla incompatibilità del suo amministratore (ed anche la regolarità negli appalti pubblici e la validità degli atti della gara relativa all’affidamento della realizzazione di un impianto di selezione e valorizzazione dei rifiuti solidi urbani secchi provenienti dalla raccolta differenziata). E poi: sulle scelte ed il metodo utilizzato dalla Regione Abruzzo per l’individuazione dei territori delle aree di crisi industriale non complessa, ammessi alle agevolazioni di cui alla legge 15 maggio 1989, n. 181, ed esplicitate nella delibera della Giunta regionale n. 684 del 29 ottobre 2016, la sicurezza urbana 2017 nella città di Vasto, sulle le reti strumentali di monitoraggio e di sorveglianza e dai presidi territoriali, del sistema di protezione civile ai diversi livelli di competenza in caso di allerta meteorologica; sulle cause del blackout nell’erogazione di energia elettrica così diffuso, generalizzato e prolungato in Abruzzo nelle nevicate del 2017, sul “concorsone” Ripam Abruzzo e la selezione per titoli ed esami tra 36.000 candidature pervenute alla commissione interministeriale Ripam (Riqualificazione delle pubbliche amministrazioni); sulla situazione riguardante 20 ex dipendenti di due aziende di Vasto (Chieti), la Svoa Spa (Società vastese olii alimentari, oggi Fox petroli) e la Somi impianti Srl, ai quali l’Inps chiede la restituzione dei trattamenti pensionistici ricevuti; sulla diga di Chiauci, le sue condizioni di agibilità ed uso,la sua sicurezza; sui rapporti, tra il comune di Vasto (Chieti) e il consorzio “Matrix”, un insieme di cooperative sociali, e la gestione di servizi eseguiti di accoglienza integrata nell’ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati; sulla sanatoria edilizia e la nuova delimitazione della fascia demaniale marittima compresa nel territorio di San Salvo. Quindi si, giudico positivamente i miei 5 anni.
La candidatura al Senato del presidente della Regione Luciano D’Alfonso avvicina l’appuntamento elettorale regionale. Il Movimento cinque stelle come si prepara?
La Regione Abruzzo è paralizzata in balia della carriera politica di un solo uomo. Sapevamo che sarebbe finita così e lo sapeva anche lui. I nostri consiglieri regionali hanno acquisito un parere: Lolli non potrà guidare la Regione al posto di D’Alfonso. Ergo quello che il presidente lascerà sarà un Abruzzo senza guida, con le ferite inflitte da un governo regionale pessimo che ha avuto come scopo, sin dall’inizio, il suo planare verso Roma per il presidente e per qualche suo fedelissimo. Non può farsi campagna elettorale sfruttando le istituzioni, i soldi della collettività abruzzese e il ruolo di presidente che i cittadini gli hanno affidato per guidare la Regione e non certo per renderla un trampolino di lancio personale verso Roma. Con le regole del M5S l’impresentabile D’Alfonso non si sarebbe neanche potuto candidare. Rispetto alla domanda dico che non c’è niente da prepararsi: siamo pronti. I nostri consiglieri regionali hanno mostrato in questi anni che il M5Sè pronto per restituire l’Abruzzo ai cittadini!
Che Abruzzo lascia il governo di centrosinistra?
Premetto una cosa: Luciano D’Alfonso deve formalmente dimettersi da presidente di Regione. L’Abruzzo ha perso 4.206 imprese in 5 anni. I dati arrivano da uno studio condotto dalla Cna. A chiudere sono maggiormente le piccole e medie imprese, proprio quelle che danno lavoro al 54% degli abruzzesi. Quello di D’Alfonso è stato un Governo regionale fallimentare che ha portato l’Abruzzo ai minimi storici per trasporti, sanità, ambiente e occupazione. Negli ultimi 3 anni, che coincidono con il Governo di Luciano D’Alfonso, l’Abruzzo ha perso 15mila posti di lavoro, 2500 imprese hanno chiuso i battenti e 11mila abruzzesi hanno lasciato la regione per cercare lavoro altrove (oltre che un pessimo lavoro svolto sul riordino sanitario in Abruzzo). Questi sono i dati al di là della propaganda incessante alla quale Luciano D’Alfonso sottopone i cittadini abruzzesi dal 2014. L’Abruzzo merita ben altro, merita di essere rappresentato in Parlamento, come in Regione, da persone che abbiano davvero a cuore il bene del territorio e che non siano attaccate alla poltrona, anzi a due poltrone, come sta dimostrando il (quasi ex) Presidente di Regione Abruzzo.
Ricostruzione al palo, tribunali minori nel limbo – da ricordare il suo impegno per la proroga della chiusura, d’intesa con il sottosegretario Chiavaroli – ambiente da tutelare, attrattività turistica, collegamenti. Qual è la priorità delle priorità per l’Abruzzo?
Sono tutte tematiche che si intersecano. Per certi versi non sono separabili, ma collegate a “doppia mandata”. Io vengo da Vasto e la situazione viaria (indicibile la sua qualificazione), infrastrutturale di quel territorio mi influenza molto nella scelta,rispetto a quanto mi ponete. L’urgenza prima per me è ridare dignità ai territori, attraverso una loro rivitalizzazione sostenibile. Penso che la pianificazione delle infrastrutture debba avvenire in funzione di una regione più connessa al suo interno e verso il mondo che la circonda. Per dire: senza un degno sistema di trasporti, di reti (stradali, ferroviarie, aeroportuali) non si ha attrattività, non si valorizzano le risorse ambientali, non si difendono dallo spopolamento le aree interne. Sempre e comunque nel segno della sostenibilità.





