PESCARA – Da Pescara Nichi Vendola esclude con fermezza ogni possibiità di accordo della coalizione di centrosinistra con quella di centro capeggiata da Mario Monti, anche dopo l’apertura di ieri di Pierluigi Bersani nei confronti del premier in carica.
“Sicuramente – ha detto oggi pomeriggio nell’evento pescarese – non ci saranno gli accordi con me e con Sel, e siccome Sel è uno dei fondatori del centrosinistra, dubito che ci saranno gli accordi tra Monti e il centrosinistra, almeno per quanto riguarda l’agenda di governo. Dobbiamo vincere e governare senza tutoraggi e senza ipoteche di sorta”.
Ad attendere il leader di Sinistra ecologia e libertà a Pescara, prima della tappa successiva a Sulmona (L’Aquila) c’era una sala numero 2 del cinema Massimo strapiena con tanti sostenitori rimasti in piedi sui gradini per ascoltare il presidente della Regione Puglia, accompagnato dal coordinatore regionale del partito e candidato alla Camera proprio dopo Vendola, Gianni Melilla, dal consigliere regionale Franco Caramanico e da altri candidati.
Ad aprire l’incontro è stato proprio Melilla che, ai sostenitori, ha rivolto un appello: “Io vedrei un po’ di meno televisione, ascolterei meno sondaggi e mi dedicherei di più alla campagna elettorale porta a porta. Andrei in giro per le fabbriche a toccare con mano i temi veri”, l’ammonimento.
Il tema del lavoro innanzitutto, dunque, e della crisi economica che strangola il tessuto produttivo locale: “Sono 420 le aziende abruzzesi in crisi – ha sottolineato Melilla – 30 mila i lavoratori in cassa integrazione, record di tutti i tempi per la nostra regione, 100 mila i giovani precari che si dibattono tra mille problemi”.
Dopo Melilla hanno preso la parola tre candidati: Dalia Collevecchio, giovane precaria coordinatrice del circolo comunale di Roseto degli Abruzzi (Teramo), sul tema del precariato nella pubblica istruzione, l’assessore comunale di Vasto (Chieti) Anna Suriani che si è soffermata sulla salvaguardia dell’ambiente, centrale per un partito che ha la parola “ecologia” nel proprio nome, e Roberto Natale, capolista al Senato ed ex giornalista Rai, nonché ex presidente della Federazione della stampa.
Tolta la parola ai candidati, la scena è stata tutta per il presidente della Puglia, che ha iniziato il discorso riportando la domanda di una sostenitrice: “Una compagna venendo qua mi ha chiesto, ma come fai a portare avanti tutto questo? La risposta è semplice – ha detto Vendola – Con il vostro affetto, perché se fosse per i ritmi di lavoro che affronto, dovrei essere già morto”.
“Qualche giorno fa pensavo agli abruzzesi e ai calabresi – ha continuato con una battuta ironica – alla mala sorte che si stava per accanire su di loro, visto che si parlava della candidatura di Scilipoti e di Razzi. E così pensavo alla miseria la politica in Italia. Quella sera ho cercato su internet il discorso di Barack Obama, l’ho ascoltato e mi sono emozionato come poche volte nella mia vita. Ne ho avvertito tutta la distanza con l’Italietta, la sua palude e i suoi caimani”.
Vendola ha citato ancora il presidente Usa, cui, tra i diversi meriti, ha riconosciuto anche quello di aver avuto il coraggio di additare pubblicamente “il nemico della nostra vita: quella finanza opaca, che Obama ha smascherato accusando direttamente Standard & Poor’s”
In Italia, invece, anche il Partito democratico, a giudizio del leader di Sel, si è mostrato ancora “troppo subalterno ai totem e ai tabù della cultura liberista”.
Di qui in poi è stato tutto un attacco al potere dell’alta finanza, molto spesso incarnato nella visione vendoliana da Mario Monti, da cui ha continuato a sottolineare tutta la distanza non solo del suo partito ma anche della propria coalizione. Arianna Iannotti





