PESCARA – “Per noi domenica non è la fine ma il principio di un cammino”.

Il leader della lista 3L (Lista lavoro e libertà) Giulio Tremonti lancia anche da Pescara il proprio movimento, creatura nata in soli tre mesi (ed è per questo motivo che alle elezioni è stata ospitata nelle liste della Lega) che, però, ha assicurato il fondatore nella conferenza stampa all’hotel Explanade di Pescara, ha davanti un cammino ben preciso, che non termina con il voto di domenica e lunedì.

L’accordo con la Lega comporta, oltre all’ospitalità “graficamente poco generosa” del simbolo della lista 3L (che si trova in piccolo all’interno del simbolo della Lega), anche la sottoscrizione del programma del professore da parte della Lega, e il fatto che i candidati delle regioni del centro sud e delle isole siano della lista 3L.

L’ex ministro dell’Economia, arrivato con un certo ritardo all’Explanade, era accompagnato dal capolista alla Camera, Fernando Ferrara, per anni capo della segreteria di Nino Sospiri, e dal secondo il lista, dopo di lui, al Senato Roberto Iannarilli, per anni “uomo ombra” di Gianfranco Fini, da cui poi si è marcatamente allontanato non condividendone più l’azione politica.

Per il futuro si prevede, oltre ovviamente all’abbandono del “traghetto elettorale della Lega”, anche un cambiamento di nome della lista e, per quanto riguarda l’Abruzzo, si pensa a radicare il movimento sul territorio attraverso l’apertura dei circoli. Il primo è nato ad Avezzano (L’Aquila).

Tremonti ha illustrato i capisaldi del suo programma che, con una battuta, ha definito “copiatissimo” e che ha un intero blocco che riguarda il sud. Si parte dal ripristinare la Cassa del Mezzogiorno, “unico modo per spendere davvero i soldi europei”, per evitare il paradosso di finanziare l’Europa con le tasse italiane ed essere poi incapaci di spendere i finanziamenti europei che ci toccano in base a quanto abbiamo dato.

Il professore ha anche parlato della necessità di costituire una banca del sud, di spingere sulla detassazione, di abolire l’Imu, mettere il tfr in busta paga, non tassare i primi mille euro al mese e poi (spinto dalla sollecitazione di uno dei suoi sostenitori, un balneatore pescarese alle prese con il problema delle direttive europee sulle concessioni demaniali) ha aperto il discorso sull’Europa, cosa che gli ha dato modo di attaccare pesantemente sia Mario Monti che Mario Draghi.

“In Europa – ha detto – ci sono due tipi di politici, quelli rispettati, perché fanno gli interessi del loro Paese, e quelli apprezzati, che fanno gli interessi degli altri paesi. Monti è molto apprezzato in Europa, ma non vedo perché l’Italia debba pagare i buchi delle banche tedesche e francesi”.

Ma il vero “colpo all’Italia” per il professore lo ha dato Draghi, che ha scritto una lettera definita “politicamente criminale”, perché “imponeva col ricatto del ‘sennò non ti compro i titoli’ il pareggio di bilancio al 2013 mentre era pattuito per il 2014. La Francia lo aveva stabilito per il 2015, ma in questo caso è stato possibile farlo slittare al 2017”.

Per Tremonti, infine, l’arrivo del governo tecnico di Monti è stato “un colpo di Stato”. Secondo lui si doveva andare al voto. Ma l’opinione pubblica è stata influenzata attraverso un “politica del terrore” che ha fatto individuare in Monti il salvatore.

“Monti doveva darci la stabilità finanziaria – ha concluso l’ex ministro – ma ci ha lasciato, invece,  un considerevole buco di bilancio. D’altronde, se un politico si chiama fuori dal governo invitando al suo posto un tecnico, non vi stupite se un comico vuole fare il politico”.