LANCIANO – Tensione sempre più alta tra la popolazione interessata al passaggio dell’elettrodotto Villanova-Gissi, in sedici comuni della provincia di Chieti.
Un’opera strategica che fa parte della nuova dorsale energetica adriatica, in via di realizzazione da parte di Terna, principale proprietaria della rete elettrica nazionale e, per quanto riguarda il tratto in questione, dalla società Abruzzo Energia Spa.
Il cantiere potrebbe partire in estate dopo il via definivo da parte del governo arrivato nell’autunno 2013. Ma sul piede di guerra e pronti a bloccare i lavori ci sono molti tra le centinaia di proprietari di case e terreni, che ad Atessa (Chieti), il 16 marzo, hanno partecipato in massa a una riunione convocata da Coldiretti e dall’agguerrito Cast, il Comitato ambiente salute e territorio, che da anni mette in guardia dai rischi dell’inquinamento elettromagnetico e dalla devastazione paesaggistica ed economica di un elettrodotto ad altissima tensione, pari a 380.000 volt, che invaderà il paesaggio rurale delle colline teatine con 140 tralicci alti anche 75 metri.
Da qualche mese i cittadini vengono contattati da due società campane incaricate da Terna, una di Torre Annunziata e una di Pomigliano d’Arco, allo scopo di raggiungere, in una prima fase bonaria, l’accordo sugli indennizzi per l’esproprio dei terreni.
Moti proprietari lamentano il fatto che vengono loro proposti indennizzi molto bassi, presentati per di più come un aut aut, non corrispondenti al danno realmente subito dal passaggio dell’elettrodotto in terreni agricoli, in molti di casi di pregio.
“Numerosi sono quelli che oggi si sentono presi in giro perché le somme non sono proporzionate all’entità del danno della servitù coattiva e sono allarmati dai rischi sulla salute – spiega ad AbruzzoWeb Antonella La Morgia, presidente del Cast – Autorevoli studi confermano che l’esposizione all’inquinamento elettromagnetico degli elettrodotti raddoppia il rischio per le leucemie infantili”.
“Tengo a sottolineare – prosegue – che noi non ci opponiamo alla costruzione di simili infrastrutture in modo preconcetto, ma occorre garantire una localizzazione ponderata e non imposta, e il minor danno possibile ad altri importanti beni come il paesaggio, la qualità di vita, le prospettive di un diverso sviluppo delle zone rurali saranno compromesse”.
I più inferociti sono coloro che hanno un’abitazione vicina all’elettrodotto dai 40 metri in su di distanza dai piloni, perché non riceveranno alcun indennizzo e la loro casa si deprezzerà anche del 50%, sempre che riescano a venderla in un momento non facile del mercato immobiliare.
Stessa sorte per chi, per esempio, ha aperto un agriturismo immerso nel verde delle colline frentane e che in un futuro prossimo vedrà fortemente compromessa la sua offerta, che è fatta anche della bellezza del paesaggio.
C’è poi chi possiede terreni edificabili e dovrà continuare a pagare l’Imu, pur nella consapevolezza che oramai quel terreno, a due passi dall’eletrodotto, avrà perso quasi tutto il suo valore.
Comitato e cittadini si preparano dunque alla mobilitazione e cercano intanto di contrastare, o almeno ritardare, l’avvio dell’opera con ricorsi amministrativi al Tar e penali alle procure della Repubblica, sulla base della denuncia di falso in atto pubblico, in quanto molti Comuni non avrebbero correttamente osservato le forme di pubblicità nei confronti dei cittadini nel corso del procedimento, in particolare l’affissione agli albi pretori.
Si tenta poi di impugnare il decreto finale di autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico e il decreto di valutazione d’impatto ambientale (Via), ritenuto viziato perché basato sulla non vera asserzione dei tavoli concertativi con i Comuni prima del progetto. Le udienze di merito si terranno in aprile.
Sotto accusa c’è, in particolare, la mancata concertazione del tracciato.
“L’elettrodotto – spiega ancora la La Morgia – passa per esempio molto vicino alle contrade di Castefentano e Sant’Onofrio, aree popolate e in espansione urbanistica. È stato proposto a Terna un tracciato alternativo, ma siamo stati pressoché ignorati, e secondo noi tutto ciò è illegittimo”.
I cittadini sono anche arrabbiati nei confronti delle amministrazioni comunali che hanno firmato in estate l’accordo con Terna dando il consenso al passaggio dell’elettrodotto sul loro territorio in cambio di un indennizzo chilometrico. Tutto questo senza però coinvolgere i cittadini, senza chiedere il loro parere con assemblee e momenti informativi.
Sotto accusa i comuni di Cepagatti, Chieti, Casalincontrada, Bucchianico, Fara Filiorum Petri, Casacanditella, Filetto, Orsogna, Guardiagrele, Sant’Eusanio del Sangro, Castel Frentano, Lanciano, Paglieta, Atessa, Casalanguida e Gissi.
Gli unici ad aver rifiutato e a rispondere picche, invece, i comuni di Lanciano, Castel Frentano e Paglieta, che non hanno firmato e hanno poi hanno anche loro fatto ricorso al Tar.
“La maggior parte dei sindaci – svela la presidente del Cast – ha ceduto di fronte al dio denaro. I singoli accordi hanno stabilito somme ben al di sopra di quanto dichiarato dagli ingegneri di Abruzzo Energia ai sindaci, sulla base dei valori fissati per legge. Cifre da capogiro, come i 900.000 euro di Atessa e gli 895.000 euro di Filetto”.
Un bel gruzzolo certo, ma le vittime degli espropri guardano la questione da un altro punto di vista: i comuni, c’è da scommetterci, destineranno le somme a opere di riqualificazione urbana nei centri storici, mentre i residenti nelle contrade di campagna, danneggiati dalla vicinanza dell’elettrodotto, vedranno solo la perdita del valore commerciale della proprietà e l’esposizione ai rischi sanitari.
“Nell’accordo con Terna c’è anche scritto che i comuni devono impegnarsi a contrastare ‘atti impeditivi’ alla realizzazione del cantiere. Cosa vuol dire: che sarà proibito protestare, anche nelle forme legittime, come garantisce la Costituzione Italiana, e che i sindaci devono farsi garanti di questa proibizione? – si chiede Antonio Buttiglione, cittadino molto attivo contro l’elettrodotto – Se così fosse sarebbe davvero bizzarro”.





