ROMA – “L’Italia investe molto poco per le famiglie con bambini, soltanto l’1,4 per cento del Pil, rispetto al 2,2 per cento della media Ocse”. E’ quanto emerge dal rapporto Ocse sulle Politiche familiari.

“Il problema dell’Italia – si legge nel capitolo del rapporto dedicato al nostro paese – è che il lavoro retribuito è in contrasto con l’avere figli, mentre il lavoro dei genitori è una chiave per ridurre la povertà”.

L’Ocse invita perciò il nostro paese a rafforzare le politiche per le famiglie e gli incentivi al lavoro, fondamentali per “ridurre le barriere all’occupazione delle madri” e “per aumentare i redditi famigliari”.

In Italia, secondo l’Ocse, le madri “devono spesso scegliere tra lavorare o avere figli”. Il risultato è un tasso di natalità molto basso, pari a 1,4 bambini per ogni donna a metà degli anni Ottanta, e un tasso di occupazione femminile al 48 per cento contro il 59 per cento della media Ocse.

In Italia ci sono anche molte donne senza bambini: circa il 24 per cento delle donne nate nel 1965, contro il 10 per cento delle coetanee francesi.

Inoltre in Italia, Spagna e Grecia, la carenza di aiuti alla famiglie costringe il 75 per cento delle donne che hanno avuto figli a tornare al lavoro solo dopo 8 anni di assenza.

L’Ocse evidenzia poi che nel nostro Paese i bambini poveri sono il 15 per cento, concentrati soprattutto nelle famiglie in cui i genitori non hanno un lavoro fisso.

La povertà colpisce l’88 per cento dei figli di genitori single disoccupati, contro il 62 per cento della media Ocse.

Nelle famiglie con due genitori disoccupati i figli poveri in Italia sono il 79 per cento contro il 50 per cento della media Ocse, mentre nelle famiglie con due genitori di cui uno solo è disoccupato i figli poveri sono il 22 per cento, contro una media Ocse del 17 per cento.

L’organizzazione parigina segnala anche che L’Italia spende solo l’1,4 per cento del Pil per le famiglie con bambini, contro il 2,2 per cento della media Ocse.

A questo proposito va segnalato che in Italia i genitori che lavorano possono prendere solo 11 mesi di congedo parentale, inclusi i 5 mesi di maternità, interamente retribuiti, ma il tasso di retribuzione per il restante periodo di congedo parentale è basso.

Inoltre in Italia soltanto il 29 per cento dei bambini sotto i tre anni riesce a entrare in un asilo nido, molto meno del 98 per cento dei bambini tra i 3 e i 5 anni che frequentano gli asili d’infanzia.

Tuttavia solo il 6 per cento dei bambini tra i 6 e gli 11 anni utilizza i servizi di doposcuola, per i quali gli aiuti pubblici sono stati ridotti.

L’Ocse nota anche che in Italia la flessibilità dell’orario di lavoro gioca un ruolo secondario nell’aiutare i genitori che lavorano a prendersi cura dei figli: meno del 50 per cento delle imprese con oltre 10 addetti concede ai propri dipendenti la possibilità di scegliersi un orario flessibile e il 60 per cento dei lavoratori non ha nessuna possibilità di controllo sul proprio orario di lavoro.

Tutto ciò, unito al limitato accesso al doposcuola, rende molto difficile per un lavoratore a tempo pieno prendersi cura dei figli.

L’alternativa è il part time che riguarda il 31 per cento delle donne lavoratrici e solo il 7 per cento dei lavoratori maschi.

L’Italia è anche il quarto paese fanalino di coda dell’Ocse, dietro Messico, Turchia e Portogallo, nei lavori non pagati tra uomini e donne: il gap infatti è di 5 ore al giorno in media per le donne contro le 2 ore degli uomini.

Tra i paesi con le migliori politiche per le famiglie con bambini, l’Ocse cita in particolare quelli del Nord Europa, seguiti da Australia, Belgio, Francia, Olanda e Nuova Zelanda, che investono soprattutto in retribuzioni per congedi familiari, assegni per i bambini e benefici fiscali.

Tuttavia, la stessa Ocse nota che i consolidamenti di bilancio che un po’ tutti i paesi hanno dovuto effettuare stanno incidendo negativamente sulla spesa sociale di sostegno all’assistenza familiare.

Secondo l’Ocse in questa fase di consolidamento di bilancio gli investimenti che vanno privilegiati sono quelli destinati agli asili nido e ai doposcuola.

Per aiutare le famiglie povere con figli occorrono invece molteplici interventi, soprattutto a livello locale. Inoltre nei paesi che, come l’Italia, hanno un alto tasso di invecchiamento della popolazione, “occorre mobilitare in modo più efficiente la manodopera femminile”, attraverso il part time, i finanziamenti all’infanzia e l’introduzione di lavoro flessibile.