PESCARA – “Può accadere che analizzando i dati, e magari rovesciandoli in qualche punto, puoi trasformare gli stessi in risultati reali esaltanti, anche dove non lo sono. Una cosa che accade spesso con quelli pubblicati da Svimez, che non solo sono complessi, ma difficilmente si prestano a slogan lineari.”

A prendere la parola è l’ex segretario della Cgil Abruzzo Franco Leone con una contro analisi del rapporto dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, Svimez per l’anno 2025

Analisi, qui pubblicata integralmente, che fa da controcanto a quella della maggioranza di centrodestra in Regione Abruzzo, come quella dell’assessore alle Attività produttive, Tiziana Magancca, di Fdi, per la quale l’Abruzzo “cresce, rispetto ad altre regioni italiano che invece faticano”, con una  “una crescita del prodotto interno lordo dell’1,9 per cento. E’ il secondo valore assoluto migliore in Italia dopo il Lazio. Dato che ha trovato sostegno grazie al comparto industriale (+1,35), con una forte spinta sostenuta dalle attività delle costruzioni (+21,9%) e dal settore agricoltura (7,1%)”.

L’ANALISI DI LEONE

Per  vero che  l’Abruzzo cresce più del Mezzogiorno in alcuni anni, ma continua a perdere colpi fino a decrescere  rispetto all’Italia, Intanto il punto è che la sua decrescita sta determinando una struttura economica sempre più fragile. Lo abbiamo già segnalato quando abbiamo parlato, in diversa occasione, di una crescita trainata da fattori eccessivamente non strutturali.

Come conferma nel suo scritto il dott. Cianciotta , capo di gabinetto del Presidente Marsilio, che accanto ad una  acuta osservazione, che per primo doveva convincerlo di evitare  esaltazioni, tipo: Abruzzo primo nel Sud, dato relativo, per trasformarlo in un dato assoluto, che si trascina una sorta di facezia, tipo: siamo un’economia in avanzata.

Ho rivoltato il Report di Svimez, ma non ho trovato mai qualche cosa che somiglia ad una tale considerazione.

Le affermazioni come “siamo la locomotiva del Sud” o quella di oggi “siamo i primi nel Mezzogiorno” lasciano il posto ad una aspettativa superiore alla situazione reale che non ci dice che siamo forti.

Infatti essere i primi in una realtà, che continua a crescere meno della media nazionale, è come affermare che: “Siamo i più veloci tra quelli che camminano, ma non tra quelli che corrono.”

Succede quanto una  questione di relatività viene trasformato in un dato assoluto.

Ma quando lo diciamo, naturalmente con la classica frase che assomiglia ad un meno male che c’è, in riferimento alla crescita della   farmaceutica, è doveroso aggiungere sempre che questo non compensa l’automotive e che le “ennesime” promesse del ceo di turno di Stellantis, sono sempre le stesse ripetute, ma da anni scarsamente rispettate e, comunque vaganti nel mondo del tradizionale che porterà, anche questo importante sito di Atessa, a perdere il titolo di “polo”, visto che, nel contempo la stessa multinazionale, fa accordi con la Cina (ma noi silenti insieme al governo) ed investe, già, in altri luoghi dell’Europa, in settori innovativi e prospettiva.

Purtroppo, con questi chiari di luna, la farmaceutica non solo non compensa l’automotive, ma è altamente concentrata, con poche imprese, pochi stabilimenti, ma anche l’export della stessa ha andamenti con contenuto di eccessiva volatilità, perché eccessivamente legata agli umori dell’esimio Presidente degli USA, (lo ha scritto per prima la stessa Svimez), ma non possiede la caratteristica di generare una filiera ampia e tanto meno l’effetto moltiplicatore dell’automotive che, purtroppo perde in Abruzzo, molti colpi in ordine alle sub forniture, che da tempo si stanno trasferendo verso il Nord ed in particolare Veneto.

Fenomeno che non provoca attenzione in Abruzzo, ed infatti mentre regioni del Nord si organizzano,  per portare a casa fette produttive importanti di un settore, che  occupa migliaia di lavoratori, sostiene molte imprese diverse e genera filiere lunghe creando domanda di servizi, logistica, meccanica, plastica, elettronica. Naturalmente c’è da chiedersi, evitando una risposta ovvia, se veramente in Abruzzo siamo convinti di tornare a produrre volumi accettabili nell’export automotive.

Il punto ad oggi è che non riusciamo a leggere, con entusiasmo i dati dell’Istituto Svimez, perché, l’esperienza ci ha insegnato, molte cose sull’ex polo chimico o ex polo elettronico , su molti ex, che hanno riguardato l’Abruzzo,  per cui quando si arretra, come per l’automotive,  sappiamo che torna indietro un pezzo importante dell’intero sistema economico e produttivo.

Non leggo nel Report di Svimez entusiasmo, per la crescita della farmaceutica, che può ancora crescere più del 20%, ma per sua natura non riuscirà a compensare la perdita di un settore che vale dieci volte tanto in termini di filiera.

E quindi rispondendo alla solita domanda “retorica” l’export va bene? No perché è spinto, drogato,  da un solo settore trainante, perché gli altri sono eccessivamente minori, mentre molti altri settori sono solo congiunturali.

Quindi ai voli della propaganda che continua ad intestarsi una medaglia al grido: “L’export cresce, quindi l’economia vola, dobbiamo sommessamente ricordare che l’export cresce, si,  grazie alla farmaceutica, con l’accompagnamento di settori marginali, mentre tanti altri sono stagnanti o in calo.

Purtroppo tutto avviene in un quadro dove l’automotive è in crisi strutturale e le promesse fatte in termini di investimento non creano aspettative, in un contesto dove tutta la meccanica collegata perde volumi e la filiera si sta assottigliando.

Quindi Svimez, e l’esperienza, ci dicono che un export diversificato è sano, ma se si sviluppa in un solo settore è fragile. Ed ecco perché una  diversa considerazione merita il capitolo Edilizia e bonus, che genera una crescita che non regge e , quindi solo uno spirito propagandistico può pensare che una crescita drogata dai bonus, difficilmente  ripetibile, possa determinare una crescita di produttività o di export.

Tra l’altro il punto è che esso difficilmente genera export duraturo o innovazione del  sistema produttivo. Come un motore che si spegne da solo. Il punto è che noi abbiamo bisogno, poco di propaganda, ma di lettura vera della situazione, evitando l’uso dei dati , selezionandoli a nostri piacimento, magari determinando confusione tra crescita relativa e assoluta, e quindi sovrastime, “accoccolate”  su sottovalutazioni, come quella della crisi dell’automotive.

Dobbiamo iniziare a raccontarci la realtà di un Abruzzo che non vogliamo definire economia in sottosviluppo, ma è in forte trasformazione all’interno di una economia in indebolimento strutturale.

Stiamo crescendo meno dell’Italia e perdiamo la spina dorsale industriale di una economia che sta perdendo i suoi pilastri.

Ma qual è la reazione della classe politica che dirige questa regione ?

Si intuisce nello scritto del dott. Cianciotta, che rimuove completamente il tema Europa o Abruzzo territorio europeo.

Infatti, ma è una caratteristica di chi ci governa, la ZES viene presentata come la  reale leva dello sviluppo, mentre in realtà è solo un regime fiscale, e per di più non sostitutivo degli investimenti strutturali europei. Questa omissione non è casuale: è parte di una narrazione che serve a coprire un arretramento reale dell’Abruzzo rispetto alla strategia europea. Ora la ZES è certamente veloce, ma è leggera.

Visto che non è chiamata ad erogare  fondi,  non richiede programmazione, non implica valutazioni complesse, non costruisce infrastrutture e soprattutto non crea qualità nella situazione sociale e non migliora la qualità del capitale umano, ma si traduce in un meccanismo di crediti d’imposta e semplificazioni.

È normale che sia veloce: non fa le cose difficili.

La propaganda trasforma questa “velocità” in “efficacia”, ma sono due concetti diversi.

L’articolo omette, per motivi politici,  volutamente i Fondi Comunitari non si cita mai FESR, non si cita mai FSE+, non si cita mai il PNRR e non si cita mai la strategia europea per le Regional Innovation Valleys. Eppure sono questi strumenti che devono finanziare infrastrutture, sostenere  innovazione e ricerca, formare  competenze, aiutare  le imprese a crescere e costruiscono sviluppo duraturo, mentre la  ZES non fa nulla di tutto questo, per cui l’omissione è politica.

Ed è del tutto chiaro il perché. Sappiamo che se si parlasse dei Fondi UE, bisognerebbe parlare anche dei ritardi, delle rinunce, delle occasioni perse.  Ma nello cose che leggo su “Il Centro” non esiste cenno al fatto che l’Abruzzo sta uscendo dalla traiettoria europea.

Eppure la Commissione Europea aveva individuato l’Abruzzo come area di sviluppo avanzato, inserita nelle Regional Innovation Valleys.

Quindi un terreno di impegno forte sul tema degli ecosistemi di innovazione, delle filiere tecnologiche, di attrazione di investimenti qualificati o connessione con reti europee.

Ma il punto è che, da tempo la Giunta regionale ha scelto la strada magnificata, da suo alto dirigente, che non è altro che sovranismo, che non guarda all’Europa, e lo fa scegliendo gli  incentivi fiscali al posto della programmazione, inseguendo edilizia e bonus al posto dell’innovazione, privilegiando la ZES al posto dei Fondi UE.  Una sorta di scelta di uscita dalla traiettoria europea che gli era stata riconosciuta.

Per cui le stesse dichiarazioni del capo di gabinetto costituiscono un indizio, non un’analisi  economica, ma sono un segnale politico.

Come è noto a tutti l’indice europeo di competitività (RCI) è in costante arretramento, ma è un  tema che non suscita preoccupazioni. E certamente no in quelle stanze del comando politico e strategico abruzzese, uscirà una qualche considerazione sulla circostanza che, puntando  su strumenti come la ZES, che non richiedono standard sociali o salariali, tra i tanti risultati se ne alimenta uno sicuro, lo squilibrio territoriale.

Non basta andare a fare promesse da “marinaio” durante le gite delle aree interne. L’Abruzzo, il suo gruppo dirigente attuale, ha scelto da sempre la “desertificazione”.  Lo sostiene anche nel DEFR.