ROMA – È morto nella notte tra sabato e domenica a Roma l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a causa di un arresto cardiaco.
Lo riferiscono fonti parlamentari.
Scalfaro aveva 93 anni. I funerali si svolgeranno oggi a Roma in forma privata.
Nato a Novara il 9 settembre 1918, fu presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.
Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica scomparso ieri a Roma, venne in Abruzzo quasi al termine del suo mandato, nel 1997, per un incontro istituzionale con gli amministratori locali.
Tra i testimoni di quel periodo Roberto Alfatti Appetiti, all’epoca vice presidente della Provincia guidata da Palmiero Susi.
“Era il 1997 – ha ricordato sulla rete sociale di Facebook – Lo ricevetti all’Aquila, nella splendida sala del Consiglio provinciale presso la Prefettura, ora rasa al suolo, nella mia qualità di vice presidente”.
“Ne rimasi colpito – ha aggiunto – Non condividevo quasi nulla delle sue idee, ma era un uomo degno di rispetto, un lottatore”.
“Sono passati giusto 15 anni – aggiunge, interpellato da AbruzzoWeb – mi ricordo la sala piena di sindaci di tutta la provincia e ricordo anche che Scalfaro mi fece una bella impressione: ho sempre avuto rispetto per le cariche e in quel momento davanti a me c’era il presidente della Repubblica”.
Saluti e stretta di mano, come si vede anche in foto, per un breve colloquio. “Cosa ci siamo detti? Saluti istituzionali, ma ricordo che fu molto cordiale”, ha concluso Alfatti. (alb.or.)
Appresa la notizia della morte, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è avviato presso l’abitazione del suo predecessore al Quirinale per rendergli l’estremo saluto.
Il capo dello Stato è accompagnato dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra.
“È con profonda commozione – ha affermato Napolitano – che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del Paese, e l’amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato”.
“È stato – ha aggiunto – un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell’Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Si è identificato col Parlamento, cui ha dedicato con passione la piú gran parte del suo impegno. Da uomo di governo, ha lasciato l’impronta piú forte nella funzione da lui sentitissima di ministro dell’Interno”.
L’attuale successore ha poi affermato che “da presidente della Repubblica, ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello Stato democratico – ha proseguito Napolitano – ha espresso al livello più alto la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani, svolgendo un ruolo peculiare nel partito della Democrazia cristiana”.
“Mai dimenticando la sua giovanile scelta di magistrato – ha proseguito il capo dello Stato – Oscar Luigi Scalfaro ha avuto sempre per supremo riferimento la legge, la Costituzione, le istituzioni repubblicane. In questa luce sarà ricordato e onorato, innanzitutto da quanti come me hanno potuto conoscere da vicino anche il calore e la schiettezza della sua umanità”.
“Alla figlia Marianna, che gli è stata amorevolmente, ininterrottamente vicina, la mia commossa solidarietà”, ha concluso Napolitano.

Scalfaro ha passato praticamente tutta la vita in politica.
Lasciata la toga di magistrato, indossata per la prima volta nel 1943, nel ’46 fu eletto all’Assemblea Costituente.
Da lì ebbe inizio un cursus honorum, nel quale fu più volte sottosegretario e ministro, culminato con il raggiungimento nel 1992, subito dopo la strage di Capaci, in cui a Palermo vennero uccisi i giudici Falcone e Morvillo e gli agenti della scorta, della presidenza della Repubblica.
All’Assemblea Costituente Scalfaro venne eletto nelle liste Dc, partito nel quale militò sempre.
Dall’83 all’87 fu ministro dell’Interno nei due governi Craxi.
Venne eletto presidente della Camera nell’aprile 1992 e un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete.
Lasciato il Quirinale nel 1999, è stato nominato senatore di diritto a vita, avvicinandosi negli ultimi anni al Partito democratico.
IL DISCORSO DEL ”NON CI STO”
La sua permanenza al Quirinale verrà ricordata come una delle presidenze più controverse della storia repubblicana.
Benché fortemente sostenuto dai partiti politici sopravvissuti al turbine di Tangentopoli, la figura di Scalfaro ha ingenerato forti contrapposizioni, fronteggiate con una decisione che nessuno avrebbe saputo prevedere da un politico approdato quasi per caso al Quirinale.
Durante il settennato, Scalfaro si trovó infatti a dover nominare numerosissimi governi, di cui due tecnici: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I e D’Alema I.
I guai cominciarono nel 1993, quando ci fu un grave scandalo per alcuni fondi neri del Sisde versati a favore di alcuni funzionari dei servizi segreti.
In una girandola di indagini, colpi di scena e accuse reciproche tra istituzioni, Scalfaro prese la parola la sera del 3 novembre 1993, quando si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la partita di Coppa Uefa tra Cagliari e la squadra turca del Trabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò l’espressione, diventata storica, “Non ci sto”, parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti.
IL ”CASO DEL PRENDISOLE”
Cattolico fervente, dei molti episodi che hanno caratterizzato la vicenda umana e politica di Scalfaro bisogna ricordare il “caso del prendisole”, quando cioè nel 1950, nel ristorante romano “da Chiarina”, il giovane deputato, insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio, ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento era sconveniente poiché mostrava le spalle nude.
Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: “È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!”.
Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti.
L’episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento sociale italiano, querelò Scalfaro e il collega Sampietro per ingiurie.
La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di “moralismo” e “bigottismo”, quella cattolica lo difendeva.
Intervennero nella polemica molti personaggi.
I funerali del presidente emerito della Repubblica avranno luogo in forma privata domani, 30 gennaio 2012, alle ore 14 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma.
Il saluto a Scalfaro potrà essere reso nella chiesa di Sant’Egidio, nella piazza omonima, nella stessa giornata di domani 30 gennaio dalle ore 10.30 alle ore 13.30.



