L’AQUILA – Secondo una testimone oculare il duplice omicidio dell’Aquila noto come “delitto Kapplani” sarebbe avvenuto con modalità inverse rispetto alla ricostruzione sempre fatta in questi anni.

È una delle novità emerse oggi in Corte d’Assise nel corso dell’udienza del processo a carico dell’imprenditore albanese Burhan Kapplani, finito in carcere dopo avere freddato il 16 gennaio 2013 a colpi di pistola l’ex moglie, Orietha Boshi, dalla quale aveva avuto quattro figli, e il compagno di lei, Sheptim Hana, davanti a un discount di Bazzano, in periferia del capoluogo.

“La testimone oculare del fatto si trovava a fianco alla macchina (dov’è stato ritrovato il corpo della ex moglie, ndr) e ha affermato di aver visto, e poi sentito, dopo essersi nascosta, sparare prima nei confronti dell’uomo e poi della donna mentre fino a oggi era sempre stato detto il contrario – spiega l’avvocato Gian Luca Totani, che assiste uno dei figli minori della coppia – Questo confliggerebbe con la ricostruzione fatta fino a ora, nel corso del processo si vedrà l’importanza di queste affermazioni”.

Dopo la prima teste, al banco si è presentata la figlia della coppia che si è avvalsa della facoltà di non rispondere, prerogativa che le è consentita dalla legge solo per il vincolo di parentela con l’imputato.

Al termine l’udienza è stata aggiornata al prossimo 27 marzo quando si ascolteranno altri testimoni e i primi consulenti. In particolare, alla luce delle indicazioni di oggi dovrebbe assumere maggiore rilevanza l’esame dei due anatomopatologi autori delle autopsie, Giuseppe Calvisi e Vittorio Fineschi. Alberto Orsini