L’AQUILA – È ancora in corso l’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale aquilano tesa a stroncare un traffico di cocaina e hashish tra la Campania e il capoluogo abruzzese.
C’è infatti un latitante tra le cinque persone verso le quali sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai militari dell’Arma, coordinati dal comandante Savino Guarino.
Per ora gli arrestati sono Salvatore Mauriello, campano residente all’Aquila, titolare della ditta Sial che si occupa di bagni chimici (in carcere), mentre ai domiciliari sono finiti Giuseppe Giuliani, titolare del bar Florida in piazza Duomo e Angelo Naindenel meccanico napoletano.
Arrestato in carcere a Napoli, invece, Antonio Romano.
Sono 24 in totale gli indagati. Nelle 22 perquisizioni effettuate sono stati trovati e sequestrati diversi grammi di hashish.
Nella sola provincia dell’Aquila sono oltre 70 i carabinieri impiegati nell’operazione.
I provvedimenti sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Fabio Picuti.
A curare il trasferimento degli stupefacenti fino in Abruzzo erano tre soggetti, tutti di origine campana, ma ben radicati nell’ambiente aquilano; due di loro ritenuti gravitanti nell’area del clan camorristico “Vinella-Grassi”, operante a Napoli nel quartiere 167.
Il gruppo gestiva l’intera filiera dell’illecito commercio, a partire dall’acquisto nei centri di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, fino alla vendita al dettaglio dello stupefacente, del tipo “cocaina” e “hashish”, curandone il trasporto, la detenzione e la manipolazione.
Una volta giunti all’Aquila, i criminali potevano contare su diverse basi logistiche per custodire lo stupefacente: in primo luogo le proprie abitazione, prese in locazione, ma anche alcuni locali della Sial – Servizi Igiene Ambientale L’Aquila Srl (risultata assolutamente estranea ai fatti) e dei quali avevano la materiale disponibilità.
L’organizzazione poteva addirittura contare su di un “servizio di manutenzione” dei propri veicoli che venivano fatti verificare da un complice dell’organizzazione, meccanico di professione, che curava il controllo delle autovetture per accertarsi che non fossero stati installati sistemi di controllo.
Il trio poteva inoltre contare su una serie di soggetti locali che acquistavano quantitativi più elevati per cederli a loro volta a clienti fissi, ben conosciuti. Venditori e clienti si conoscevano bene e il fatto di evitare contatti con soggetti nuovi dava all’organizzazione l’idea di essere tutto sommato ben protetta.
Questa convinzione bisogna dire che era in parte fondata, basti pensare che dei “clienti” ben dieci risultano indagati con l’accusa di “favoreggiamento personale” per aver aiutato gli indagati a eludere le investigazioni dei Carabinieri negando ai militari di aver acquistato sostanza stupefacente e riferendo di avere con loro solo meri rapporti di lavoro o di amicizia.
Un tentativo certamente vano a fronte delle investigazioni condotte dagli inquirenti che, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Picuti, in un periodo che va dall’ottobre 2012 all’agosto 2013, hanno documentato l’attività di cessione di cocaina e hashish in maniera scrupolosa, suffragando le proprie intuizioni investigative con una pluralità di fonti di prova, quali che vanno ben oltre le normali attività tecniche, comprendendo accertamenti e acquisizioni documentali, servizi di osservazione, controllo e pedinamento (alcuni dei quali corroborati da riprese fotografiche o video), sequestri di droga, controllo e identificazione dei clienti, perquisizioni personali e veicolari.
Ne è scaturito un quadro investigativo decisamente puntuale, nel quale sono state individuate le principali piazze dello spaccio locale, per lo più luoghi di passaggio, in vari punti della città, ma anche aree commerciali molto frequentate e tali da garantire un sostanziale anonimato nella confusione globale, ma anche bar e locali piuttosto noti, anche in ragione della natura di alcuni clienti.
Uno di questi addirittura, fermato e sentito a sommarie informazioni dai Carabinieri in ordine alle proprie frequentazioni, dopo avere inizialmente ammesso l’acquisto di stupefacente dagli indagati ha offerto ai militari operanti del denaro, ben 5.000 euro, chiedendo loro di distruggere il verbale, facendo sì che il suo nominativo non comparisse più nell’indagine.
Tutti gli accertamenti condotti sono confluiti in una copiosa informativa in base alla quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha ritenuto procedere con l’emissione di una serie di misure cautelari restrittive.
Dalle prime ore del mattino sono scattate le operazioni di arresto e le perquisizioni da parte dei Carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila, collaborati dai militari del Comando provinciale di Napoli.
Imponente lo schieramento che conta, nella sola provincia dell’Aquila, oltre 70 militari impiegati i quali hanno proceduto all’arresto in carcere di 2 persone: Antonio Romano, 46enne, e Salvatore Mauriello 28enne uno originario della Campania e l’altro dell’Aquila.
Un terzo soggetto è ricercato attivamente. In regime di detenzione domiciliare due aquilani Angelo Naindenel, 39enne, Giuseppe Giuliani, 43enne; su tutti e cinque grava l’accusa di “associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti”; due dei soggetti arrestati dovranno anche rispondere del reato di “tentata estorsione” per avere minacciato un cliente, con debiti insoluti, di rendere noto il suo stato di assuntore si stupefacente se non avesse saldato il “dovuto”.
Risultano invece indagati, in stato di libertà, per “detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente” P.M., 34enne, P.C., 40enne, S.B, 39enne, V.E., 30enne, S.E., 53enne, E.O., 26enne, tutti della provincia di Napoli, a eccezione dell’ultimo, che è aquilano.
Sottoposto a obbligo di firma un altro aquilano R.D.G. 43enne che, avendo offerto ai militari del denaro per essere “sfilato” dall’indagine, in luogo di una semplice segnalazione alla prefettura, dovrà rispondere del ben più grave reato di “istigazione alla corruzione”.
Infine, come già accennato altre 10 persone risultano indagate per “favoreggiamento personale”. In tutto 22 soggetti, a vario titolo sottoposti ad indagini, che nel corso dell’operazione scattata alle prime luci dell’alba sono stati tutti sottoposti, contestualmente alla notifica dei provvedimenti, a perquisizione domiciliare.
L’attenzione ai canali di approvvigionamento dello stupefacente, destinato allo smercio nel capoluogo abruzzese, è da sempre un obiettivo dei Carabinieri dell’Aquila, convinti che stroncare l’attività di spaccio al dettaglio sia assolutamente inutile se non si recidono anche le ramificazioni che conducono alle grandi piazze della vendita di droga.
Così, dopo avere agito neutralizzando i rifornimenti di stupefacente proveniente dalla Calabria, dopo avere inibito il traffico proveniente dall’estero, in particolare dal Centro America, dopo avere neutralizzato le ramificazioni magrebine presenti nella Marsica, ora l’attività dei Carabinieri si è concentrata sulla droga proveniente dalla Campania.
L’indagine, coordinata dal Comando Provinciale dell’Aquila e sviluppata dal Norm di L’Aquila, ha individuato infatti un canale di spaccio che, proveniente dalla provincia di Napoli.





