L’AQUILA – Sono cominciati oggi gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta con 5 arresti che ha sgominato un traffico di droga dalla Campania, approvvigionata anche dalla Camorra, all’Abruzzo, per i clienti “vip” della “L’Aquila bene”.
In carcere il primo colloquio a uno dei sospettati finiti in cella, Salvatore Mauriello, originario di Pomigliano d’Arco, ma residente nel capoluogo a Pettino, assistito dall’avvocato Francesco Valentini.
Previsto anche l’interrogatorio, a Napoli, dell’altro giovane ai domiciliari, Antonio Romano.
Lunedì sarà la volta delle persone finite agli arresti domiciliari. Si tratta di Giuseppe Giuliani, titolare del bar Florida a piazza Duomo, e Angelo Naindenel, di Napoli ma residente a Scoppito, assistiti dagli avvocati Augusto Di Sano e Giulio Lazzaro.
Intanto dalle carte dell’inchiesta spunta, come riportato dal Messaggero, la deposizione di uno degli indagati, l’avvocato aquilano Giuseppe Di Ramio, accusato anche di istigazione alla corruzione per aver offerto 5 mila euro a un carabiniere per stralciare una parte del verbale che lo inseriva nell’inchiesta.
“Conosco un ragazzo di nome Edoardo di origine napoletana, l’ho conosciuto al ristorante Braceria Chef Linguini occasionalmente, in alcuni di quei frangenti ho acquisito piccoli quantitativi di cocaina a 100 euro a dose”, questa la dichiarazione di cui l’avvocato si sarebbe pentito, cercando di eliminarla.
“Vorrei rettificare alcune mie affermazioni, stavo molto male, non ho coscienza di quello che posso aver detto”, il primo sms che l’indagato ha inviato al carabiniere inquirente.
Per il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, Di Ramio “per via della professione doveva essere pienamente consapevole della gravità della condotta posta in essere, attuata contattando il maresciallo capo Aloisio” affinché distruggesse il verbale.






