L’AQUILA – L’Abruzzo deve fare di più per contrastare il fenomeno della disoccupazione di lungo corso contribuendo ad individuare strategie più efficaci per il reinserimento nel mercato del lavoro. A dirlo non sono i sindacati, o gli stessi disoccupati senza prospettive che assediano l’Emiciclo o si incatenano ai cancelli delle fabbriche chiuse e decotte. Ma l’Unione europea, con una raccomandazione inviata a settembre alle Regioni italiane, e che ieri è stata recepita e trasformata in un risoluzione e in una valutazione da rispedire a Bruxelles, dalla quinta Commissione (Politiche europee) del Consiglio regionale.

La missiva dell’Ue è un’analisi impietosa di una condizione che coinvolge 12 milioni di cittadini comunitari, e una serie di proposte di soluzioni che una volta condivise e integrate da parte degli Stati membri e dal Comitato delle regioni dell’Unione Europa, si trasformerà in una rimodulazione e un incremento dei fondi strutturali.

Nel rispondere alle osservazioni dell’Ue di fatto la Regione si è assunta l’impegno, almeno morale, messo nero su bianco, di dare finalmente una risposta all’emergenza dei disoccupati di lungo corso, ovvero da almeno un anno, molti dei quali in età avanzata che terminati gli ammortizzatori sociali, non riescono a trovare un’altra occupazione che li faccia arrivare alla pensione, per chi ne avrà diritto.

E in Abruzzo, secondo i dati del rapporto Cresa per l’anno 2014 diffusi a ottobre 2015, gli occupati si sono ridotti di circa 10 mila unità rispetto al 2013, passando da 486 a 476 mila, quasi 22 mila unità in meno rispetto al 2007.

Le persone in cerca di occupazione, sono parallelamente cresciute da 62 mila a 68 mila, con un incremento dell’11 per cento, ad un tasso doppio di quello del resto del paese che 5,5 per cento. La metà sono appunto disoccupati di lungo corso.

I consiglieri regionali nella Quinta Commissione presieduta da Luciano Monticelli del Partito Democratico, condividono punto per punto l’analisi dell’Unione Europea secondo cui “la disoccupazione di lungo corso è uno dei maggiori ostacoli alla crescita”, e rappresenta anche un costo sociale, in termini di “spese di assistenza sociale e mancato gettito fiscale, perdita di professionalità e competenze”.

Nel suo contributo la risoluzione della Regione Abruzzo sottolinea in particolare che è necessario un “monitoraggio scrupoloso e attento che controlli non solo l’effettivo funzionamento e l’attività dei servizi per l’impiego”.

Un’implicita ammissione insomma che i Centri per l’impiego ad oggi gestiti dalle Province e che a breve dovranno passare allo Stato centrale con la nascita di un’agenzia nazionale, hanno fallito nella loro funzione. Visto che devono (ancora) diventare “strumento per accedere al mercato del lavoro, e non solo quello di accesso a forme di sostegno sussidiario”.

Altro passaggio significativo della risoluzione è quello che di fatto riconosce la necessità di un utilizzo più importante ed efficace “dei fondi strutturali e di investimento europei, il particolare del Fondo sociale europeo”.

Si suggerisce come ricetta quella di “percorsi di reinserimento personalizzati”, che presuppongono però “attività di tutoraggio, assistenza nella ricerca del lavoro, l’iscrizione presso corsi di formazione”. Ed anche “aiuti per l’alloggio, per i servizi nel campo dei trasporti, dell’infanzia e dell’assistenza sanitaria”.

Si sottoscrive la necessità di coinvolgere i datori di lavoro nell’inserimento dei disoccupati di lungo corso “attraverso l’erogazione di servizi ad hoc e incentivi finanziari mirati”.

Nel complesso Comunità Europea e Regione Abruzzo con il suo contributo disegnano per il futuro un welfare avanzato e in teoria finalmente efficace.

Bisognerà vedere se resteranno belle parole scritte in un carteggio tra L’Aquila e Bruxelles, o si trasformeranno in misure concrete che andranno nella direzione opposta, rispetto ad una situazione dove per parte significativa dei disoccupati, che hanno perso il lavoro anche per le politiche recessive e improntate all’austerity imposte dalla Ue agli stati membri, in Abruzzo come altrove l’unico aiuto presso familiari e parenti, o al termine della fila alla mensa dei poveri e al banco alimentare.