L’AQUILA – “Dogma” come l’entità assoluta a cui hanno scelto di dedicare la loro vita: la musica. “88” come l’anno che anagraficamente lega i componenti della formazione originale.
Dogma 88 è una passione che si concretizza, è la voglia di cantare le proprie idee e mettere in musica le emozioni attraverso uno stile originale, un “crossover” tra rap e punk .Loro sono Matteo “Collasso” Di Genova (rapper), Alessio Placidi (cori e basso), Lorenzo “Lollo” Petricone (batteria), Mario Iorio (cori e chitarra), Giorgio “Joe” Lattanzi (voce e chitarra), che nonostante la giovane età (21 anni e mezzo di media) concepiscono una musica seria, con soluzioni articolate e mai banali.
“Il nostro genere è originale – dicono orgogliosamente Giorgio e Mario che fanno da portavoce al gruppo – in Italia c’è solo un gruppo simile a noi, ma nessun altro”. Con un demo uscito da poco, i Dogma 88 già guardano al futuro, col sogno di incidere un album.
Com’è nata l’idea di fondare il gruppo?
Giorgio – Suoniamo insieme da circa quattro anni, ma la formazione attuale risale a due anni fa, quando è entrato nel gruppo il rapper, Matteo. Con lui il nostro genere è cambiato e siamo passati dal punk rock alla Finley (gruppo musicale italiano, ndr), al “punk crossover”, un genere sperimentale che ha varie influenze. In Italia ci sono solo i Linea 77 che fanno questo genere di musica.
Quindi l’arrivo del rapper è stato decisivo per la determinazione del nuovo genere musicale gruppo?
Giorgio – Diciamo di sì. Matteo ha una capacità di scrivere impressionante. Ad esempio le strofe di “Sei solo tu”, una delle canzoni contenute nel demo “Ricominciare da qui”, le ha buttate giù nel giro di 5 minuti. Questa velocità deriva dal fatto che ha le idee molto chiare su ciò che vuole dire e poi fa rap da quando ha 12 anni. Ha partecipato a tante “battle” (battaglie, ndr) tra rapper.
Chi scrive i testi delle canzoni?
Mario – Le parti “rappate” le compone Matteo, mentre per le parti melodiche ognuno dà il suo contributo. Per le musiche si tira fuori un giro di note e poi da questo parte il resto: ritmi, arrangiamenti della chitarra, riff.
Quali sono i temi di cui parlate nei vostri pezzi?
Giorgio – In generale ci piace affrontare argomenti vicini al nostro mondo, che riguardano i giovani.
Mario – Problemi sociali, in generale. In una canzone, per esempio, parliamo della nostra contrarietà alla droga.
C’è anche l’amore nelle vostre canzoni?
Giorgio – Prima di abbracciare questo genere, abbiamo scritto qualche canzone che parlava d’amore. Ora invece ci
piacciono di più le tematiche sociali, che sono anche più coerenti con il genere rap.
C’è una canzone contenuta nel vostro demo “Ricominciare da qui” che parla del terremoto del 6 aprile 2009. Una canzone che dedicate “a tutti gli occhi che non si sono riaperti ma anche a tutte le gambe che vogliono ricominciare a camminare per le vie della nostra città”, come cantate nelle strofe finali.
Giorgio – È stato il secondo pezzo che abbiamo scritto dopo “Sei solo tu”, che è stato il pezzo “pilota” con cui abbiamo visto se la nuova formazione poteva funzionare.
Ci abbiamo messo un po’ per scrivere “Ricominciare da qui”, anche perché eravamo lontani, sparsi qua e là: c’era chi era andato sulla costa, chi invece da parenti fuori città, chi è rimasto all’Aquila. Dopo il sisma ci siamo riuniti e abbiamo voluto scrivere questo pezzo che è piaciuto molto. È andato anche in onda su una tv locale.
Che progetti avete per il futuro?
Giorgio – Stiamo lavorando su nuove canzoni. L’idea è quella di trasformare il demo in un cd, aggiungendo alle cinque canzoni già incise dei pezzi nuovi, che sono quasi pronti per essere registrati.
Mario – Intanto cerchiamo di farci sentire il più possibile in giro, continuiamo a suonare e a farci conoscere. Sempre consapevoli che in questo campo, ci vuole anche un po’ di fortuna.



