L’AQUILA – “Mai viste richieste di pene così severe. Senza possibilità di difendersi, come accade sempre quando c’è di mezzo la giustizia sportiva”.

Così Maurilio Prioreschi, avvocato difensore dell’ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila Calcio Ercole Di Nicola, finito prima in carcere e poi agli arresti domiciliari, misura successivamente revocata, nell’ambito dell’inchiesta Dirty Soccer sul calcioscommesse esplosa nell’estate del 2015. 

Prioreschi, che ha tra i clienti anche l’ex manager della Juventus Luciano Moggi, travolto dallo scandalo Calciopoli, è impegnato in questi giorni nella Procura federale della Figc a Roma, dove per Di Nicola le sanzioni richieste sono durissime: 6 anni e 3 mesi di squalifica e 185 mila euro di ammenda, con lo spettro della radiazione e con le ulteriori carte del tribunale di Catanzaro, che ha avviato l’inchiesta, sempre più minacciose all’orizzonte. 

“Non mi stupisco che la giustizia sportiva continui a produrre processi senza difesa e a ‘spezzatino’ – afferma Prioreschi ad AbruzzoWeb – ma così si sta esagerando, perché è sì una giustizia autonoma, ma non è che può diventare autarchica. Di Nicola ha l’obbligo di firma, non può spostarsi per essere presente in aula, io ho chiesto la revoca, lui stesso ha chiesto di poter presenziare. Ma è complicato anche perché è un processo che è cominciato l’altro ieri e proseguirà, come scritto in agenda, nei ‘giorni seguenti'”.
 
“E con la commissione che ha rigettato anche tutte le testimonianze – conclude l’avvocato romano – le cose si complicano ancora di più. Io ho vissuto le assurdità di Calciopoli, la linea ormai è questa, si fanno i processi con gli atti, parziali, delle indagini preliminari”.