L’AQUILA – È la seconda volta in 8 anni di governo della città che Massimo Cialente rassegna le sue dimissioni, anche se l’altra volta le aveva ritirate mentre oggi ha annunciato che nessuno gli farà cambiare idea.

Cialente si era già dimesso la prima volta quasi al termine del suo primo mandato, nel marzo 2011, a conclusione di un lungo periodo in cui la sua maggioranza perdeva pezzi e non riusciva a votare i provvedimenti.

A metà del guado aveva ‘occupato’ simbolicamente palazzo Margherita, il Municipio devastato dal terremoto del 6 aprile 2009, lanciando un appello sul ritardo dei fondi per la ricostruzione.

Le dimissioni le aveva ritirate alla scadenza dei 20 giorni, presentandosi in Comune alle 8.30 di domenica mattina e costringendo agli straordinari il segretario generale Vincenzo Montillo.

Nei mesi successivi, spesso nei casi di polemica politica più aspra il sindaco è arrivato a minacciare di andarsene e mandare tutti a casa.

Perfino nel giugno 2012, solo un mese dopo essere stato confermato per altri 5 anni, il nuovo affondo, “se Gianni Chiodi rimane come commissario per la ricostruzione vado via io”.

A maggio 2013 la clamorosa protesta della fascia tricolore, rispedita al Quirinale a Giorgio Napolitano (il capo dello Stato gliel’ha fatta riavere qualche giorno dopo), e dei tricolori ammainati da tutti gli uffici pubblici, con appunto la minaccia di dimissioni.

Infine, nel settembre 2013, dopo nuovi sfaldamenti nella sua coalizione, l’ultimo avvertimento: “Non ho più la maggioranza, se si va avanti così sarà giusto ridare la parola ai cittadini”.

Oggi tutte questi annunci si sono trasformati nuovamente in realtà e stavolta Cialente assicura che non ci sarà ritorno. Alberto Orsini