TERAMO – Si nasconde in quelle tre chiamate ricevute da Renato Bellisari la mattina di giovedì, il giorno del delitto, quando è stato ucciso con sette bastonate nella sua casa di Intermesoli (Teramo).
I primi tabulati telefonici (quelli dell’utenza fissa perché l’uomo non aveva cellulare) raccontano spostamenti, incontri e appuntamenti.
Le telefonate sono state fatte probabilmente dall’assassino, che la vittima conosceva bene e che sicuramente non è un professionista del crimine, visto che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di indizi.
Un altro particolare si aggiunge alla vicenda: l’autopsia ha accertato la presenza di un livido sotto l’occhio sinistro dell’anziano, come se l’anziano sia stato colpito con un pugno prima di essere preso a bastonate.
Gli investigatori si sono concentrati anche su altre due circostanze significative: la sparizione delle chiavi di casa di Bellisari e del portafogli dell’uomo.
I Ris, gli esperti del raggruppamento investigazioni scientifiche, sanno continuando a studiare quell’orma impressa nel sangue del pavimento dell’abitazione: si tratta dell’impronta di una particolare scarpa da uomo.





