L’AQUILA – “Le norme bandiera producono solo propaganda, non risultati operativi”.

Franco Gabrielli, già capo della Polizia ed ex prefetto dell’Aquila durante la gestione dell’emergenza per il terremoto del 2009 – incarico svolto direttamente sul territorio aquilano – poi vice capo e successivamente capo della Dipartimento della Protezione Civile, boccia l’ipotesi di introdurre il fermo preventivo e lo scudo penale per le forze dell’ordine.

Una delle misure inserite nel decreto Sicurezza, che arriverà in aula giovedì.  Nell’ultima versione, fermo preventivo nei confronti dei manifestanti con precedenti specifici non sarà un fermo di polizia giudiziaria, ma un “accompagnamento” negli uffici che non potrà durare più di dodici ore, il tempo che finisca la manifestazione, e l’autorità giudiziaria dovrà essere informata dalla polizia.

Altro punto controverso è l’ipotesi di cauzione per gli organizzatori dei cortei sostenuta dalla Lega, ma difficilmente compatibile con la libertà di riunione sancita dall’articolo 17 della Costituzione.

Le sue dichiarazioni arrivano dopo i recenti scontri a Torino legati alla manifestazione per lo sgombero del centro sociale Askatasuna, in cui sono rimasti manifestando e operatori di polizia.

Tra questi ultimi, due agenti abruzzesi: il 29enne Alessandro Calista, originario di Pescara, e il collega Francesco Roselli, di Gioia dei Marsi (L’Aquila), entrambi colpiti durante le operazioni di ordine pubblico.

In un’intervista a la Repubblica, l’ex numero uno della pubblica sicurezza parla di misure “più simboliche che efficaci”.

“Non risolvono i problemi dell’ordine pubblico – afferma –. Sono interventi che rischiano di complicare il lavoro degli operatori invece di aiutarli”.

Secondo Gabrielli, “la sicurezza non si costruisce con strumenti eccezionali”, ma con “organizzazione, preparazione e responsabilità.”

E avverte: “Pensare di prevenire i reati con un fermo anticipato espone a contenziosi e tensioni inutili.”

L’ex capo della Polizia insiste poi sulla necessità di tutele concrete per gli agenti, per cui “Servono formazione e coperture adeguate, non immunità”.