TERAMO – Un “segnale molto negativo per il mondo delle imprese”.
È con queste parole che Confindustria Teramo boccia senza appello il decreto-legge “dignità”, approvato lo scorso 2 luglio, che per l’associazione innesterebbe la retromarcia “rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito” a quella crescita del mercato del lavoro certificata dai dati Istat.
“Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all’obiettivo dichiarato di contrastare la precarietà – scrive Confindustria – perché l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea. Il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà”.
Per l’associazione imprenditoriale il rischio è che le imprese paghino “il prezzo altissimo di un’interminabile campagna elettorale all’interno della maggioranza e che si creino i presupposti per dividere gli attori del mercato del lavoro, col rischio di riproporre vecchie contrapposizioni”.
Valutazioni analoghe anche per la stretta in tema di delocalizzazioni.
“L’Italia è un grande Paese industriale, la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri – conclude l’associazione – Le regole del DL “dignità”, invece, gli investimenti rischiano di disincentivarli”.
Per l’associazione, dunque, l’unico denominatore comune delle scelte fatte in tema di lavoro e delocalizzazioni, sarebbe quello “di rendere più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese italiane: l’esatto contrario delle finalità di semplificazione e snellimento burocratico dichiarate dal nuovo Governo all’atto del suo insediamento”.



