L’AQUILA – A dieci anni dal terremoto del 6 aprile 2009, Mauro Dolce, dirigente della Protezione civile e padre del progetto C.a.s.e., le 19 new town aquilane costate un miliardo di euro per ospitare fino a 15 mila sfollati, torna all’Aquila e fa il punto della situazione su alcune delle criticità ricontrate negli alloggi, evidenziando la necessità di interventi di manutenzione.
Nei giorni scorsi, Dolce ha partecipato al convegno nazionale dei giovani dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dal titolo “Fragilità e ricostruzioni, le risposte alle emergenze”, che si è svolto nel palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila.
“Le criticità sugli edifici in legno dipendono molto dalla manutenzione – spiega ai microfoni Rai – Se non si interviene su quei problemi, che erano già abbastanza evidenti anche prima della caduta del primo balcone, è scontato che andando avanti con il tempo ci saranno anche ulteriori conseguenze”.
Dolce è stato condannato in primo grado e poi assolto in via definitiva in due importanti filoni giudiziari post-sisma: il processo per omicidio alla Commissione Grandi Rischi, l’organo di scienziati accusati di rassicurare prima sulle scosse, e il processo per frode nelle forniture di isolatori, le molle inserite alla base delle palazzine delle newtown per rallentare la forza del terremoto.
È tuttora indagato con richiesta di processo nell’inchiesta sul crollo balconi che però rischia la prescrizione.



