L’AQUILA – Giorgio De Matteis viene definito l’uomo forte del centrodestra, anche se in questa intervista ad AbruzzoWeb si professa “uomo di centro”.

Ma comunque è colui che ha messo nei guai il Pdl e il centrodestra ufficiale costruendo un’aggregazione e un interesse importanti intorno al movimento “L’Aquila città aperta” con il quale punta dritto a conquistare la poltrona di sindaco nel momento topico della storia millenaria dell’Aquila alle prese con la rinascita dopo il tragico terremoto di tre anni fa.

Il suo progetto, considerato innovativo anche fuori dai confini abruzzesi, alle elezioni amministrative dell’Aquila del prossimo mese di maggio si presenta con sette liste, in seno alle quali si trovano pezzi da 90 soprattutto del Pdl, ma anche dell’area di centrosinistra.

Una coalizione con presenza della Destra e dei Verdi che, secondo De Matteis, non avrà problemi di amalgama.

Il capogruppo in Consiglio regionale dell’Mpa che è anche vice presidente dell’assemblea, fa luce sul movimento politico e sul futuro rispondendo alle domande con la solita schiettezza, a tratti essendo pungente, ma senza polemizzare “le contrapposizioni non servono”.

Unico punto controverso è la risposta su chi teme di più tra il ri-candidato del centrosinistra e sindaco uscente, Massimo Cialente, e il candidato del centrodestra ufficiale, Pierluigi Properzi. Parole evasive o una bordata a entrambi?

Il suo è un progetto politico innovativo che secondo alcuni attenti commentatori politici farà dell’Aquila un laboratorio nazionale. Ci spieghi i motivi salienti.

Prima che un progetto politico, “L’Aquila città aperta” è una scelta culturale, un punto di vista nuovo con il quale guardare alla nostra città, non come proiezione di una ideologia o di una parte politica, ma piuttosto come volontà unanime di impegnarsi per restituirle l’anima violata e umiliata dal sisma del 6 aprile 2009, attraverso una ricostruzione in cui la progettualità e il fare siano massimamente ispirati a valori e comportamenti etici, riassumibili in quella che è una “sana amministrazione” della cosa pubblica.

Per ottenere questo c’è bisogno di credibilità. La credibilità è il valore che muove ogni azione e che ci permette di condividere responsabilità e di assumere decisioni anche difficili. Come ha sottolineato il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, il nostro progetto è un laboratorio politico di respiro nazionale che supera il vecchio sistema dei partiti e soprattutto le ideologie.

Proprio per questo è importante, perché evidenzia che i problemi non hanno casacche politiche. Tanto più non le hanno i problemi della nostra Città ferita, che vanno risolti non perché si appartiene a un partito, ma solo perché siamo cittadini aquilani.

Le liste che la appoggeranno saranno sette, pescando sia nel centrosinistra, sia nel centrodestra e anche nell’estrema sinistra, come i Verdi. Come farà a mettere insieme tutte queste diverse anime?

Nel nome della Rinascita dell’Aquila. Il nostro progetto non dà possibilità di equivocare. Non ci sono poltrone da spartire o affari da accaparrarsi. Chi ci sostiene lo sa bene. Non c’è spazio per personalismi e interessi individuali. Il comune denominare della nostra aggregazione è la ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio. Chi aderisce mette da parte l’io a favore del noi.

Dovendo aprire a molteplici componenti politiche per ampliare la portata di voti del suo schieramento trasversale, come farà a non imbarcare “soliti noti” e “grandi vecchi” che portano voti ma al tempo stesso inquinano la qualità della sua squadra?

Ho la presunzione di credere che non si possa aderire al nostro progetto con lo stesso spirito che ha contrassegnato le passate consiliature. Lo ripeto, la ricostruzione dell’Aquila, che in questi tre anni è avanzata a fatica e male tra contrasti e divisioni, impone un salto culturale e etico da parte di tutti, ma soprattutto della politica. L’Aquila, alla vigilia del terzo anniversario dal drammatico evento, ha diritto a sperare in una classe dirigente degna di questa qualifica.

Lei, uomo di centrodestra, è cosciente di aver spaccato il Pdl, il partito più importante della coalizione?

Uomo di centro, direi. Comunque sia, non credo si possa ragionare in questi termini, non credo si possa continuare a proporre una lettura ormai datata rispetto ai fatti della politica. Noi abbiamo proposto un progetto attraverso il quale abbiamo ascoltato e dialogato con chi è portatore di valori e di idee per la rinascita della Città, nella consapevolezza di non essere gli unici a sapere cosa fare e come farlo. Abbiamo cercato  collaborazione e idee e condiviso le proposte di chi si impegna nell’interesse esclusivo dell’Aquila.

Questo si chiama rispetto per gli altri e per la sensibilità civica di chi pone all’attenzione della politica problematiche e progetti. Il nostro è stato un ragionamento non contro i partiti ma, proprio per la particolare situazione dell’Aquila, abbiamo ritenuto giusto uscire da una logica partitica per incontrarci con la comunità e tentare di costruire con essa una nuova modalità di rappresentanza politica. Il Pdl, probabilmente, ha ritenuto che il nostro progetto non rispondesse alle sue linee guida. In democrazia le scelte vanno rispettate da chiunque vengano fatte.

È deluso dal comportamento dei vertici regionali e provinciali del Pdl con i quali ha avuto a lungo contatti per una candidatura unica che non si è concretizzata perché lei è considerato uomo del presidente della Regione e commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi?

La mia storia politica è fatta di battaglie combattute spesso da solo e in coerenza con le mie scelte. Ormai questa affermazione è l’ultimo baluardo di chi è alla disperazione politica. Per essere più netto, mi cito. In occasione del “bagno di folla”, come hanno scritto i giornali, dell’iniziativa del 15 marzo scorso al Ridotto del Teatro comunale ho detto: “Sono l’uomo di una sola persona, mia moglie Anna Maria” e, le persone, il popolo, i cittadini che erano lì a ascoltarmi hanno condiviso questa mia affermazione con una standing ovation.

Le chiedo: perché dovrei provare un sentimento di delusione rispetto al Pdl, visto che il mio percorso è stato ben distinto rispetto alle vicende di questo partito, i cui dirigenti sino alla sera prima della mia conferenza stampa confidavano ai suoi colleghi che io non mi sarei mai candidato a Sindaco.

Alla luce del caos che regna nel centrodestra, culminato con la cancellazione delle primarie, teme di più la coalizione guidata da un neofita della politica come il docente universitario Pierluigi Properzi, o quella che sosterrà il sindaco uscente, Massimo Cialente?

L’architettura del centro storico è stata compromessa dall’evento sismico, la storia che raccontava è stata drammaticamente interrotta. Ora, dobbiamo essere in grado di raccontare un’altra storia, senza dimenticare le nostre radici, fatta di economia vitale, di lavoro e di possibilità concrete per i nostri figli, che debbono poter scegliere di rimanere all’Aquila sulla base di opportunità degne di tale nome.

Per fare questo c’è bisogno, per dirla sinteticamente, di cuore, metodo e azione, perché un altro futuro è possibile, basta che tutti insieme lo vogliamo. E se gli Aquilani condivideranno il nostro progetto potremo scrivere un’altra storia, dove gli unici protagonisti saranno i cittadini e la nostra bella Città.

È cosciente di partecipare alle elezioni più importanti della storia millenaria dell’Aquila, alle prese con la sfida epocale della rinascita dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009?

Come potrei non esserlo! Ho deciso di candidarmi a Sindaco per restituire all’Aquila, nel momento di maggiore fragilità, tutto quello che mi ha dato in termini di affetti e di crescita sociale e politica. Sono nato alla Rivera, in uno dei quartieri più antichi. Respirando l’aria buona e unica dell’Aquila e godendo delle bellezze architettoniche e paesaggistiche sue e del territorio, ho vissuto la mia vita di figlio, di scolaro, di studente, di uomo, di medico, di marito e di padre.

I valori che sono stati alla base delle mie scelte esistenziali e politiche sono gli stessi che gli Aquilani hanno saputo custodire e preservare nei secoli: l’amore per la propria terra, la lealtà, la serietà, l’onestà, la rettitudine…

Crede di avere la forza, se dovesse essere eletto,  per sostenere un impegno così gravoso a livello mentale, ma anche fisico come la prossima sindacatura?

La forza me la dà la Famiglia tutta;  in modo particolare mia moglie, i miei figli Lorenzo e Patrizio; tutte le persone che quotidianamente mi sostengono e mi esprimono stima e condivisione; i miei amici e i miei collaboratori. Ho un carattere non facile, ma la gente ha saputo andare oltre e capire che dietro la mia severità c’è amore e volontà sincera di impegnarmi per ridare un futuro all’Aquila.

Che cosa pensa della situazione dell’Aquila, dove la ricostruzione pesante ancora non decolla e il rilancio economico è una chimera?

I prossimi cinque anni saranno determinanti per la ricostruzione pesante e del centro storico, quindi per lo sviluppo dell’Aquila. La ricostruzione non si improvvisa, occorre seguire una strategia d’insieme. La dotazione finanziaria, tra le varie fonti certe e immediatamente disponibili (Cipe, Fas, de minimis, eccetera) ammonta ad oltre 5 miliardi di euro e permette di operare con tranquillità per almeno un triennio.

La ricostruzione è un processo multidimensionale. Va oltre il progetto di sola architettura. Coinvolge tutti i contesti e tutte le funzioni di una città ricca di storia e di funzioni direzionali come è L’Aquila. Riguarda la molteplicità degli attori coinvolti nelle tante azioni di trasformazione della città e del territorio. Va, comunque, tenuto a mente che la buona ricostruzione si valuta negli esiti, ma si costruisce nella qualità del processo.

Che ne pensa del piano di ricostruzione presentato dall’esecutivo Cialente? E a quale progetto di città lavorerà in caso di vittoria?

Dopo aver ciecamente osteggiato, per tre anni, il piano di ricostruzione, in zona Cesarini e in odore di campagna elettorale Cialente lo presenta. La vera notizia, però, non è la sua presentazione quanto che questo piano è un documento di nessun respiro e privo di un’idea di Città. Un piano per la redazione del quale Cialente ha nominato l’architetto Daniele Iacovone e ingaggiato altri 11 consulenti, per una spesa di oltre 800 mila euro.

Per quanto riguarda il nostro progetto di città, è chiaro che non si può liquidare in una risposta. Per dare solo un’idea, posso dire che nella ricostruzione fisica, il “com’era e dov’era” va integrato con un miglioramento della qualità urbana, architettonica e ambientale della città, con possibili progetti/innesti contemporanei nei quartieri particolarmente danneggiati e/o di scarsa qualità urbana/architettonica.

Il Piano di Ricostruzione deve vietare l’edificazione in aree geologicamente inadatte, stimolare la delocalizzazione di quartieri a eccessiva pressione antropica, limitare cubature aggiuntive e sopraelevazioni, evitare l’ulteriore consumo del suolo, promuovere l’efficienza energetica e l’utilizzo di tecnologie a basso impatto, razionalizzare le reti idriche con il sistema duale (recupero delle acque meteoriche), innovare tutti i servizi pubblici nel segno del risparmio energetico e della promozione delle energie alternative.

Che campagna elettorale si aspetta?

Mi auguro che sia una campagna elettorale improntata al confronto serio e pacato, nel reciproco rispetto. I cittadini hanno diritto a essere informati e a capire chi hanno di fronte. Le contrapposizioni forti non giovano certo alla Città, neanche in campagna elettorale.

Qual è la prima decisione che adotterà se dovesse vincere le elezioni?

L’efficienza e la qualità della ricostruzione si fondano sulla qualità della macchina amministrativa comunale: questo sarà il mio primo atto. Il personale deve sentirsi parte integrante dell’Amministrazione e il lavoro di ognuno va valorizzato e rispettato, non solo attraverso il riconoscimento della professionalità e delle esperienze maturate, ma anche con uffici adeguati, strumenti e supporti informatici idonei.

La macchina comunale è utile se è veloce, se dà le risposte adeguate nei tempi giusti. I servizi devono essere un fattore di accompagnamento e di stimolo, non già di ostacolo al cambiamento e alla modernizzazione. Una macchina comunale che funziona e anticipa il cambiamento costituirà un potente fattore di sviluppo, permetterà di  cogliere le tante opportunità di sviluppo che già oggi si presentano e ancora di più si presenteranno nei prossimi anni.

Oltre a molti cittadini in difficoltà, L’Aquila e il suo territorio presentano difficoltà anche a livello imprenditoriale. Una situazione che si va a sovrapporre con la limitazione dell’accesso al credito, con lamentela in tal senso indirizzate anche alla Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, la più grande banca della provincia dell’Aquila. Cosa pensa di fare su questo?

L’economia dell’Aquila, almeno per i prossimi anni, sarà fortemente sostenuta dagli investimenti per la ricostruzione sia della città sia dei comuni contermini. Per ripristinare e anzi migliorare l’assetto urbanistico antecedente al sisma, in prima approssimazione è stato stimato che saranno necessari investimenti pari a oltre 10 miliardi di euro per la sola città Capoluogo nell’arco temporale di un decennio. Questo rilevante impulso di risorse aggiuntive  avrà enormi ricadute positive per l’economia locale, considerato che il valore aggiunto complessivo prodotto nell’area negli anni antecedenti al sisma era prossimo ai 2 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’accesso al credito, una cosa che farò, se eletto Sindaco, sarà quella di mettere nero su bianco le banche disposte a collaborare e a sostenere la ripresa economica del territorio e quelle contrarie. Dopo di che si assumeranno le inevitabili decisioni.

Tra le critiche che le sono state rivolte, quella di aver cominciato a sostenere la misura di aiuti statali del de minimis solo dopo aver intuito che la zona franca urbana comunitaria, quella per i “quartieri”, non sarebbe stata possibile. Come risponde?

Ricordo che quella proposta di Zona franca urbana era stata avanzata dai parlamentari del PD, tra i quali Marini e Lusi, e lasciata lì, abbandonata a se stessa. Grazie a chi ci ha messo la faccia, compreso il sottoscritto, quei fondi sono diventati reali e quindi disponibili per le piccole e piccolissime aziende, come prescritto dall’articolo 70 della legge sulle liberalizzazioni da poco varata in Parlamento.

Se alla fine dovesse perdere queste elezioni, quale e quanto sarà il suo impegno per L’Aquila rispetto alla carica di vice presidente del Consiglio regionale che già occupa?

Il mio impegno sarà sia come consigliere comunale, cercando di dare voce alle esigenze dei cittadini Aquilani  lì dove dovessero essere sottese, sia continuando la mia attività all’interno del Consiglio regionale dove,  attraverso lo strumento legislativo, posso sostenere bisogni, obiettivi e progetti del capoluogo di regione.

Se non arriverà al ballottaggio che ne sarà del suo progetto politico?

Il progetto ha una connotazione nazionale, come ha rilevato il segretario nazionale dell’Udc, quindi ha tutti i presupposti per mantenere viva l’attenzione su di sé.

Se al contrario sarà allo spareggio contro Cialente nel secondo turno quale sarà la sua posizione rispetto al Pdl?

Gli elettori moderati e gli aquilani veri del Pdl faranno, ne sono sicuro, la scelta più giusta con noi.

Non pensava di avere l’età e il consenso personale giusti per puntare a una candidatura in Parlamento nel 2013?

Oggi, l’impegno principale è per la rinascita dell’Aquila e, come ho già evidenziato prima, ho fatto una scelta, per certi versi scomoda, impopolare e difficile, ma dovevo farlo.

Teme il partito dell’astensionismo? Penalizzerà a destra o a sinistra?

L’astensionismo è una malattia propria di questa fase storica, dovuta alle distorsioni della politica, al fatto che i partiti sono diventati dei comitati elettorali non già degli incubatori di valori, idee e proposte. Tutto ciò ha determinato disaffezione nei cittadini. Il nostro progetto nasce anche per cercare di recuperare credibilità e autorevolezza del fare politica: per far crescere una nuova classe dirigente che abbia al centro l’interesse della collettività.

Dieci candidati sindaco: è un’opportunità o una vergogna?

In democrazia il confronto ampio è sempre una risorsa. All’Aquila testimonia la tensione e l’interesse per i destini della Città ferita.