L’AQUILA – “Siamo sopresi e stupìti per questa vicenda, ma la nostra vicinanza a De Fanis c’è e arriva anche da parte dei Comuni limitrofi. Non possiamo dimenticare quanto fatto da lui per questo territorio”.
Così Ercole Del Negro, sindaco di Montazzoli (Chieti), ente di cui è stato primo cittadino anche l’ex assessore alla Cultura della Regione Abruzzo Luigi De Fanis, oggi ai domiciliari, arrestato lo scorso 12 novembre nell’ambito dell’inchiesta ‘Il Vate’, relativa all’erogazione dei contributi regionali per l’organizzazione di eventi culturali.
L’ultimo guaio di De Fanis in questa storia è stato ‘targato’ dal quotidiano la Repubblica, che oggi ha pubblicato la notizia sul legame dell’ex assessore con la segretaria Lucia Zingariello, nel cui contratto sarebbe stata inserita una ‘clausola sessuale’ che prevedeva rapporti più volte la settimana, notizia smentita dal legale di De Fanis che ha parlato di “normale storia d’amore”.
“Ci soprende e ci dispiace la situazione di un uomo che si è speso per far uscire il nostro comprensorio dall’anonimato – commenta Del Negro ad AbruzzoWeb – e credo che al di là dei giudizi e le chiacchiere da bar e nelle piazze, dovrà essere la magistratura, come sempre, a fare chiarezza su quanto accaduto”.
Ma altre reazioni sul caso de Fanis non sono tardate ad arrivare.
Alcuni dipendenti regionali e sindacati interni hanno tuonato con una nota in risposta alle dichiarazioni della Zingariello rilasciate due giorni fa al quotidiano Il Centro.
“In Regione è una consuetudine timbrare e uscire per faccende personali”, un passaggio-chiave delle dichiarazioni della segretaria di De Fanis.
“Evidentemente l’espressione viene utilizzata dalla Zingariello solo ai fini di una strategia difensiva – scrivono – e comunque con tale infelice esternazione esprime solo una sua personale valutazione in merito alle uscite dagli uffici regionali di pescara da parte dei suoi colleghi, non potendo sapere se quelle persone siano o meno autorizzate dai propri superiori esistendo diversi istituti nel contratto nazionale del lavoro che lo consentono”.
“Alla signora Zingariello – prosegue la nota – occorrerà far presente però che nel contratto di lavoro non sono previste uscite abusive dall’ufficio per andare a ‘farsi bella’ o per utilizzare le auto di servizio della Regione per i propri comodi personali. Tutti i dipendenti regionali sono rigorosamente tenuti al rispetto delle regole, delle mansioni assegnate e degli orari. Se esiste qualcuno come la signora Zingariello che non intende farlo per scelta individuale deve avere anche il coraggio di assumersene le conseguenze, senza avere la bassezza morale di scaricare goffamente su tutti gli onesti responsabilità esclusivamente personali”.
Quanto accaduto però – si legge ancora – è l’ennesima prova di come una classe politica ormai degenerata a tutti i livelli, abbia disintegrato anche nelle persone comuni ogni codice etico”.
“Ciò che rimane inaccettabile – concludono gli ‘indignati’ regionali – di fronte a tali pessimi esempi, è quello di cercare a ogni costo di far ritenere ‘normale’ fatti e azioni che sono invece pura illegalità e non rappresentano altro che il frutto del malcostume imperversante nella società che una volta consumato si tenta poi stupidamente di giustificarlo scaricando ogni colpa sugli altri attraverso l’ormai famoso cliché coniato dalla politica ‘tutti colpevoli, nessuno colpevole'”.
CHIAVAROLI, ”NON SPECULARE SU MISERIE UMANE”
“Le nuove indiscrezioni sul caso De Fanis che vengono distillate con puntualità scientifica, se trovassero conferma, sarebbero tuttavia uno spaccato di miserie umane sulle quali sarebbe dignitoso non speculare. Ma se queste voci, tutte da dimostrare e valutare nella loro completezza, diventano lo spunto per scomposti attacchi politici, lo squallore rischia di aumentare”.
Lo afferma Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale di Forza Italia, replicando alle affermazioni odierne della senatrice Stefania Pezzopane contro il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e in generale contro gli esponenti di centrodestra.
“Mi chiedo davvero – dice Chiavaroli – in questa vicenda, di cosa debba scusarsi con le donne italiane il presidente Chiodi, come pretenderebbe la senatrice. Mi auguro semmai che, sempre per restare nell’ambito delle indiscrezioni telefoniche, l’incontenibile Pezzopane trovi anche il tempo per indignarsi per il quadro altrettanto miserevole che sta emergendo in relazione alla ricostruzione dell’Aquila e all’amministrazione della città”.






