PESCARA – Sarà interrogato lunedì prossimo, 18 novembre, alle 9, l’assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, arrestato ieri con le accuse di concussione, truffa aggravata e peculato dagli agenti della Forestale nell’ambito dell’operazione “Il Vate”, relativa all’erogazione di contributi regionali per l’organizzazione di eventi culturali.
De Fanis, che si trova ai domiciliari, sarà ascoltato in Tribunale a Pescara dal gip Maria Carla Sacco.
Oltre all’assessore saranno sentiti la sua segretaria, Lucia Zingariello, anche lei ai domiciliari, e le due persone per le quali, nell’ambito dell’inchiesta, è stato disposto l’obbligo di dimora.
Si tratta di Rosa Giammarco, responsabile dell’Agenzia per la Promozione Culturale della Regione Abruzzo, e del legale rappresentante di una onlus del Vastese, Ermanno Falone.
Le indagini hanno preso il via dalla denuncia di un imprenditore, Andrea Mascitti, che si è rivolto alla Forestale dopo le continue richieste di denaro ricevute dall’assessore per avere in cambio contributi per l’organizzazione di manifestazioni culturali.
In particolare gli accertamenti si sono concentrati sull’erogazione di fondi regionali destinati all’organizzazione degli eventi celebrativi dell’anniversario dei 150 anni della nascita di Gabriele d’Annunzio.
Secondo l’accusa, De Fanis avrebbe chiesto tangenti per l’organizzazione del concorso internazionale di musiche da film “Mario Nascimbene Award” e per un evento al Salone del Libro di Torino.
Il meccanismo messo in atto sarebbe stato quello di gonfiare le fatture. A inchiodare De Fanis e la sua segretaria anche intercettazioni telefoniche e ambientali.
L’indagine è coordinata dal procuratore capo di Pescara, Federico De Siervo, e dal sostituto procuratore Giuseppe Bellelli.
LA PEZZOPANE (PD): ”UN DANNO GIGANTESCO PER L’ABRUZZO”
“Un danno gigantesco per l’immagine dell’Abruzzo e per la gestione della cultura”.
Commenta così la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane la notizia dell’arresto dell’assessore regionale Luigi De Fanis.
“La notizia circolava ieri nei corridoi del ministero dei Beni culturali, mentre la nostra delegazione era a Roma, per sostenere la validità della candidatura dell’Aquila a Capitale europea della cultura 2019, su cui tra l’altro la Regione Abruzzo si è ben guardata dal dare un sostegno economico, limitandosi a quello verbale, giunto oltretutto solo di recente”.
“Fortunatamente la notizia è rimasta fuori la sala del consiglio, dove si svolgeva l’audizione ministeriale, ma per l’Abruzzo e il progetto Aq19 non è stato certo un bel biglietto da visita”.
“La magistratura faccia il suo corso e accerti se ci sono responsabilità e quali – prosegue la senatrice – Non vogliamo fare processi fuori dalle aule dei Tribunali. Tuttavia il giudizio politico sull’intera vicenda e sul modus operandi nella gestione della cultura da parte della giunta di Gianni Chiodi è pesante”.
“In questi cinque anni si sono avvicendati numerosi assessori regionali, senza impostare un lavoro, un progetto culturale. C’è stato un continuo svuotamento delle leggi di settore, che consentivano una gestione razionale ed organica nell’attribuzione dei contributi. È prevalso, invece, un criterio ‘soggettivo’, che ha consentito di giostrare con le assegnazioni clientelari”.
“Le persone che prediligevano questo meccanismo perverso sono le stesse che hanno manifestato uno sprezzante disinteresse per L’Aquila e che hanno deciso tremende nefandezze, la liquidazione dell’Accademia dell’immagine, la chiusura del teatro di Gioia dei Marsi di Dacia Maraini, il taglio dei fondi alle istituzioni culturali aquilane e abruzzese, da cui si salvavano solo i ‘figli di un Dio maggiore’, l’indifferenza per alcune nostre iniziative, che altrove ricevono consensi e apprezzamenti, come Aq19 o i Cantieri dell’immaginario, che la Regione non ha mai finanziato”.
“Di fronte a questo scenario desolante, cosa aspetta la giunta regionale a dimettersi in massa? Si torni subito alle urne, evitando un penoso prolungamento della legislatura”.





