CHIETI – “Le nostre produzioni biologiche e biodinamiche caratterizzate da specificità progettuali molto alte, tanto da farle diventare uniche, hanno maggiori probabilità di reggere spazi di mercato nonostante i dazi applicati da parte degli Stati Uniti. Tanto che i nostri importatori e distributori sono disposti alla condivisione degli oneri economici in modo di ridurre l’aggravio”.
Parola di un grande protagonista della viticoltura abruzzese e italiana, l’enologo Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna che rappresenta un caso emblematico nel panorama italiano, con 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto nelle colline di Orsogna, in provincia di Chieti.
Con il 100% dei vigneti certificati biologici e una pionieristica attività nel campo biodinamico (50% dei vigneti), questa cantina si è affermata come il principale produttore di uva biologica in Italia, con numeri impressionanti: 1.500 ettari di vigneto biologico, oltre 200.000 quintali di uva biologica prodotta e circa 3.000.000 di bottiglie l’anno, con significativi margini di ulteriore crescita.
Riflessioni che arrivano nelle ore, nei giorni, in cui grande è l’incertezza per i dazi prima annunciati e applicati e poi sospesi per 90 giorni, almeno per l’Europa, dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Un fattore di forte preoccupazione in ogni caso, che si tagliava a fette durante il Vinitaly dove anche la Bio Cantina Sociale Orsogna era presente con quattro stand, e che esporta il 70% della produzione in 30 paesi nel mondo, con primo mercato la Germania e secondo proprio gli Stati Uniti, con un export che vale 2 milioni di euro e con importanti margini di crescita.
Secondo Camillo Zulli, “le nostre produzioni biologiche e biodinamiche caratterizzate da specificità progettuali molto alte hanno maggiori probabilità di reggere spazi di mercato nonostante i dazi. Questa unicità si traduce in un vantaggio competitivo tangibile, tanto che i nostri importatori e distributori americani sono disposti alla condivisione degli oneri economici in modo di ridurre l’aggravio derivante dai dazi”.
Durante il Vinitaly, la cantina ha stretto accordi con buyers americani “per cercare di superare insieme il momento di difficoltà”, come conferma Zulli. La filosofia alla base di questi accordi è “una intelligente condivisione del rischio tra il produttore, l’importatore e il distributore”, che è possibile solo quando “c’è una politica sana e di rispetto, come pure una alta qualità del prodotto”.
Detto questo, “i nostri sono prodotti che di solito non soffrono delle turbolenze del mercato, perché sono unici, e una clientela molto fidelizzata, che ama il vino biologico e biodinamico.
Conclude Zulli: “Occorre mantenere un ragionevole ottimismo, confidare nelle trattative che ora si attiveranno a favore di una soluzione ragionevole, e vantaggiosa per tutti. Le guerre commerciali non convengono a nessuno”.






