TERAMO – Il nuovo presidente della Provincia di Teramo che sostituisce Diego Di Bonaventura è Camillo D’Angelo, sindaco civico di Valle Castellana, il candidato appoggiato dal sindaco di Teramo, ricandidato alle comunali di primavera, Gianguido D’Alberto, da Italia Viva, della candidata sindaco Maria Cristina Marroni, ex vicesindaco, dal Movimento 5 stelle, dal consigliere regionale del Pd, Dino Pepe.
Si è affermato di stretta misura su Domenico Piccioni, sindaco di Tortoreto, appoggiato in primis dalla strana alleanza tra Fdi e Pd, terzo Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, il candidato di Forza Italia e Lega.
Si conclude così una elezione che rappresenta un test anche in vista delle comunali di primavera a Teramo, oltre che per il controllo di un ente di secondo livello che si occupa di edilizia scolastica e viabilità, con il consiglio che sarà rinnovato a fine 2023.
Determinante per la vittoria di D’Angelo il risultato del capoluogo, dove hanno votato tutti e 33 i consiglieri e dato significativo anche in vista delle comunali di primavera, è che a Teramo, comune più popoloso che valeva da solo il 20% dei voti ponderati, 22 consiglieri hanno votato D’Angelo, 9 Piccioni, indicato da Fdi e anche dal Partito democratico, che pure è in maggioranza con D’Alberto, e 2 Vagnoni. Ovvero i consiglieri del Pd non hanno seguito le indicazioni del partito a favore di Piccioni.
Determinante anche il voto “pesante” dei consiglieri di Giulianova, compresi quelli di maggioranza, del sindaco leghista Jwan Costantini, che hanno premiato D’Angelo, e non Vagnoni, indicato dalla Lega.
Dei 574 su 613 aventi diritto tra sindaci e consiglieri dei 47 Comuni che si sono recati alle urne con voto ponderato, ovvero più pesante per i centri maggiormente popolosi, in 253, il 44% hanno votato Piccioni, in 216, il 37,6%, hanno votato per D’Angelo, gli altri 99, il 17,5% per Vagnoni. Cinque le schede bianche.
Ma D’Angelo ha preso i voti più pesanti, in base al meccanismo del voto ponderato, ed era quello che contava, ottenendone 38793, il 40,85% contro i 37263 di Piccioni, il 39,25%, e i 18035, il 19%, di Vagnoni.
“Un progetto partito da zero e di rivoluzione politica che chiude un ciclo che dura da 40 anni, fatta dagli stessi nomi e dagli stessi volti. Rimettiamo la provincia di Teramo in mano agli amministratori“, ha detto a caldo D’Angelo.
“Per pochi voti non ce l’ho fatta e qualcuno non ha mantenuto gli impegni presi”, ha commentato amareggiato Piccioni. e. Il dato che va analizzato e che salta subito all’occhio è quello dei voti sulla costa. Molti dei voti che erano destinati al can,didato Vagnoni molto probabilmente sono stati girati a D’Angelo frutto di un accordo arrivato nelle ultime ore”, e segnalala anche che sono mancati per lui voti al Comune di Teramo.
Questo il commento di Vagnoni: “Bisogna ripensare una strategia perché è evidente che ci sono stati troppi personalismi nel centrodestra e questo deve essere fatto anche in vista delle prossime elezioni regionali”
Domenico Piccioni, sindaco di Tortoreto, era appoggiato da Fratelli d’Italia e in particolare del sottosegretario di Giunta Umberto D’Annuntiis, clamorosamente anche dal Partito Democratico, come da direttiva ufficiale del segretario regionale Michele Fina e della presidente regionale e Manola di Pasquale, teramana, in rotta con D’Alberto, diktat che però non è stato evidentemente seguito e si è rivelato un clamoroso buco nell’acqua.
Sconfitta anche per gli amministratori che fanno riferimento al “partito” di Paolo Gatti, ancora potente e influente ex assessore regionale di Forza Italia, del consigliere di Abruzzo in comune, Sandro Mariani, civico che ha in tasca la tessera Pd, e di Giulio Cesare Sottanelli, deputato e coordinatore regionale di Azione, che appoggiavano Piccioni.
Camillo D’Angelo ha potuto contare anche su consiglieri dei piccoli comuni dell’entroterra montano, a prescindere dalle appartenenze politiche, a presidio delle prerogative delle aree interne e montane, contro gli altri due candidati della costa.
Infine Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, che era appoggiato da Forza Italia e Lega, in particolare dal consigliere regionale della Lega, Emiliano Di Matteo, a spaccare il fronte del centrodestra.
Come detto si è votato con il meccanismo della preferenza ponderata, secondo il seguente schema.
Teramo, unico comune sopra i 30mila abitanti, è in fascia verde, e il voto dei 33 consiglieri valeva 0,595.
In fascia rossa, da 10mila a 30mila abitanti, ci sono Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi ed Atri. Il voto dei 136 di consiglieri vale lo 0,257
In fascia grigia, da 5mila a 10 mila abitanti, ci sono Montorio, Notaresco, Sant’Egidio alla vibrata, Nereto, Sant’Omero, Civitella del Tronto, Bellante, Campli, Castellalto e Mosciano Sant’Angelo. Il voto dei 199 consiglieri vale 0,199.
In fascia arancione, da 3mila a 5mila abitanti, ci sono Colonnella, Isola del Gran Sasso, Corropoli e Morro d’oro e il voto dei 52 consiglieri vale 0,118.
Infine la fascia azzurra, con tutti gli altri comuni sotto i 3mila abitanti, i cui 205 consiglieri hanno un voto che vale 0,05.







