PESCARA – “Sto approntando un piano di opere pubbliche da realizzare con i proventi delle cause per diffamazione”.

Dopo averlo anticipato nell’ultimo Consiglio regionale, lo scrive sul suo profilo Facebook di buon mattino il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

E nelle intenzioni del governatore, una nuova piazza, o una bella rotonda, potrebbero essere realizzate con i 200mila euro chiesti come risarcimento al consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, accusato dal presidente di averlo diffamato, nell’esporre i contenuti di un’interpellanza su un presunto spreco da 6,8 milioni di euro da parte della Asl di Pescara per l’acquisto e la ristrutturazione del palazzo di via Rigopiano a Pescara. Caso finito anche sulla trasmissione di Mediaset Striscia la Notizia.

Pettinari reagisce però alla citazione in giudizio con altrettanta veemenza: “Se pensa di intimidirmi, si sbaglia di grosso”, e il suo primo commento. Il Cinque stelle promette già battaglia e fa quadrato intorno al suo consigliere.

D’Alfonso sembra avere, comunque, tutta l’intenzione di proseguire con la linea dura, anzi durissima, con il supporto dell’avvocato Carla Tiboni, ribadita nella scorsa seduta, contro colleghi politici, giornalisti, e financo semplici utenti Facebook che avrebbero leso la sua onorabilità e dignità, e che saranno per questo citati a giudizio in sede civile.

Si è visto già riconoscere 100 mila euro, a seguito di una causa al quotidiano Libero, che lo aveva associato allo scandalo cosiddetto di “Fangopoli”, su presunti abusi nella gestione del depuratore in via Raiale a Pescara. Il processo si è poi concluso nel luglio 2012 con l’assoluzione di tutti e gli 19 imputati.

Su questa falsariga, D’Alfonso ha poi chiesto 150 mila euro al Fatto quotidiano che lo ha definito “carcerato”. Ha citato in giudizio tre utenti Facebook che lo avrebbero diffamato, sempre in relazione alla vicenda del palazzo Asl, chiedendo complessivamente 70 mila euro.

La citazione in giudizio a Pettinari è destinata però a scatenare uno scontro politico molto aspro. Il capogruppo del M5s in Regione, Riccardo Mercante, a nome di tutti consiglieri pentastelalti  lancia durissimo accuse al presidente.

“Un simile atteggiamento – si legge in una nota –  è assolutamente inconcepibile e teso, senza ombra di dubbio, a limitare il diritto di informazione e di critica che in uno Stato democratico dovrebbe essere riconosciuto a ogni singolo cittadino, a maggior ragione allorquando si tratta di un consigliere regionale, chiamato, in ragione del proprio ufficio, a verificare la regolarità e la correttezza dell’azione amministrativa”.

“Il presidente D’Alfonso – incalza Mercante – non fa altro che seguire una linea politica di gran moda in questo periodo: quella dell’intimidazione e della minaccia di querele per tacitare ogni forma di dissenso o di protesta e per bloccare qualsiasi analisi o ricerca più approfondita. In questo modo si finisce con il ledere il più importante dei principi tutelati dalla nostra Carta costituzionale, nonché tutte le prerogative e i diritti che lo Statuto e i vari regolamenti regionali riconoscono a ciascun consigliere”.

“Pettinari –  precisa dunque Mercante – è ‘reo’ di aver presentato un’interpellanza nella quale si affrontava, per l’appunto, la vicenda dell’acquisto della palazzina da parte della Asl di Pescara e per aver espresso, in seno al Consiglio regionale e nel pieno esercizio delle sue facoltà istituzionali, dubbi sulle motivazioni e sulle modalità di gestione della compravendita”.

“Vorrei ricordare a D’Alfonso che esprimere dubbi, manifestare il proprio pensiero, tra l’altro sempre in maniera corretta e rispettosa delle istituzioni, chiedere chiarimenti e verificare la legittimità delle procedure è un compito, e anzi, un dovere ben preciso che ci è stato affidato da tutti quei cittadini abruzzesi che nello scorso mese di maggio ci hanno scelti per rappresentarli e portare la loro voce in Regione”, conclude la nota.