L’AQUILA – Non si placano le polemiche sulla compatibilità al doppio incarico di Luciano D’Alfonso che potrà continuare ad essere sia presidente della Regione abruzzo che senatore del Partito democratico. Questo è quanto venuto fuori ieri nella conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale abruzzese, anche se l’ultima parola spetterà al Consiglio che si riunirà il 3 maggio prossimo. 

Parla di “arroganza istituzionale” il coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, rimaracando: “ha tirato fuori dal cilindro un discorso di otto pagine in puro stile ‘dalfonsese’ nel quale, con la modestia che gli è propria, ha affiancato se stesso a figure nobili come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi“.

Per la Lega Abruzzo è “solo un modo per guadagnare tempo, per ultimare la serie di nomine ed incarichi” e chiede le dimissioni dei consiglieri regionali per accelerare il ritorno alle urne. Il vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, Gianfranco Rotondi, accusa D’Alfonso di “portare acqua al mulino dell’antipolitica”.

“Il diritto di scelta non può comportare il diritto di tenere disinvoltamente in ostaggio un’intera Regione – dice Pagano -. Luciano D’Alfonso deve smetterla di aggrapparsi ai codicilli e a fare giochi di prestigio sulla pelle degli abruzzesi: o si dimette da governatore per fare il senatore, oppure rimane a fare il governatore  e si dimette da senatore. È intollerabile, dopo la politica dei due forni, assistere alla politica delle due poltrone di cui pagano il prezzo tutti gli abruzzesi”.

“D’Alfonso continua a governare e a fare le sue nomine di fine legislatura come se nulla fosse – continua Pagano -. La Giunta avrebbe dovuto prendere atto dell’incompatibilità nella quale si trova in base a quanto sancito dall’articolo 122 della Costituzione e del Regolamento del Consiglio regionale. Si tratta di un atteggiamento – continua Pagano – che denota un’arroganza istituzionale alla quale peraltro D’Alfonso non è nuovo. Tutti ricordano, quando era sindaco di Pescara, l’ormai famoso certificato medico sulla ‘malattia ingravescente’ che gli consentiva di rimanere nominalmente al suo posto. Adesso invece ha tirato fuori dal cilindro un discorso di otto pagine in puro stile ‘dalfonsese’ nel quale, con la modestia che gli è propria, ha affiancato se stesso a figure nobili come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi”.

“Non è possibile continuare con questa pantomima che è emblematica del modo di gestire il potere che gli elettori hanno già punito e che allontana dalla politica. Amministrare – incalza Pagano – non significa muovere le pedine sulla scacchiera del potere fino all’ultima mossa possibile e anche oltre, andando a occupare le caselle rimanendo imbullonato alla poltrona della stanza dei bottoni. Forza Italia darà battaglia in Consiglio affinché questo scandalo cessi e anche subito. L’Abruzzo non ha bisogno di un D’Alfonso che fa l’Amleto. Faccia piuttosto un gesto di dignità e di coerenza, quel gesto che  non ha mai fatto in vita sua: si dimetta con coerenza, correttezza e trasparenza. Noi non gli faremo sconti su questo”, conclude.

“La Lega Abruzzo – si legge in una nota – censura questa arrogante ed arbitraria decisione, che risulta funzionale alla decisione di D’Alfonso di guadagnare tempo, soltanto allo scopo di ultimare la serie di nomine e di incarichi”.

“Non è certo funzionale agli interessi  della Regione – prosegue la Lega -, destinata così a protrarre la sua agonia per molto altro tempo ancora. Sappiano gli abruzzesi di quale truffa sono vittime ad opera del Pd e del suo presidente/senatore. Vedano i rappresentanti dei 5Stelle di quale impasto di menzogna e di cultura dell’illegalità sono fatti coloro con i quali hanno dichiarato di volersi alleare per dar vita al governo nazionale”.

“Contro il vilipendio delle istituzioni e contro l’arroganza del Pd non c’è che una strada, che la Lega propone ai consiglieri di centrodestra ed a coloro che mal tollerano questa situazione di illegalità: le dimissioni a catena dei consiglieri regionali  per accelerare i tempi del ritorno alle urne”, conclude la Lega.

“Il presidente D’Alfonso sbaglia ricorrendo ad artifizi: allunga il suo governo, ma porta acqua al mulino dell’antipolitica – dice Rotondi -. Questo voto e la conseguente agonia della Regione non porteranno a niente di buono né all’Abruzzo, né paradossalmente a lui”. 

“Se il senatore D’Alfonso vuol rimanere presidente e senatore, certamente non mancano agli avvocati le abilità di centrare quest’obiettivo, ma glielo sconsiglio fortemente perché lascerebbe l’Abruzzo in una situazione di antipolitica. Questa decisione – conclude Rotondi – produrrebbe danni sistemici. Andando al voto perde lui, allungando di un anno l’agonia, D’Alfonso scomparirà”.