L’AQUILA – Campagne elettorali come occasione per mettersi a dieta, ripetute frecciate ad un misterioso “giornalista in diminuzione”, l’ennesimo appello a convergere sul nome della radicale Rita Bernardini come Garante dei detenuti, avendo lei la “cavallinità platonica” per rivestire quel ruolo, l’appello al presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio ad intavolare un dialogo con l’opposizione, e paragonato al pacificatore San Giacomo della Marca.
Un esuberante presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha chiuso la seduta del Consiglio regionale di mercoledì, con un tourbillon di metafore, dotti riferimenti, ed anche frecciate al curaro, intervenendo dopo il voto che ha eletto come difensore civico l’avvocato Fabrizio Di Carlo, a maggioranza semplice, e a seguito dell’ennesimo rinvio della nomina del Garante dei detenuti, in quanto lo Statuto regionale vigente non prevede che dopo alcune votazioni a vuoto con la maggioranza qualificata si possa eleggere quella figura con la maggioranza semplice. Della radicale Bernardini la minoranza non ne vuole sapere, da qui l’empasse imbarazzante.
Riferendosi all’appuntamento del 19 aprile, giorno in cui sarà decretata l’uscita dell’Abruzzo dal commissariamento della Sanità, D’Alfonso ha esordito chiedendo di spostare la seduta straordinaria sulle infrastrutture, prevista per lo stesso giorno.
“Voglio profondere le mie discusse, ma non discutibili, energie per fare la sfida finale”, ha argomentato, e a chi dai banchi dell’opposizione gli ha fatto bonariamente notare di essere un pò sovrappeso, D’Alfonso ha riconosciuto di “stare sopra di setto od otto chili”, ma ha assicurato: “mi rigenero con le campagne elettorali, dunque cerco una campagna elettorale, e mi sto raccomandando a Pettinari, ma non mi fa questo dono, dovrebbe riuscire a imbastire un progetto giudiziario tale per cui cade il Consiglio e si torna al voto”.
Il riferimento è all’inchiesta la City della procura di Pescara sul progetto per la realizzazione della nuova sede unica della Regione Abruzzo a Pescara, avviata anche dagli esposti del consigliere regionale grillino Domenico Pettinari.
Il Centro ha poi pubblicato una telefonata tra D’Alfonso e l’assessore regionale alla Sanità e al Bilancio Silvio Paolucci, che non figurano tra i 15 indagati dell’inchiesta. Episodio che ha mandato su tutte le furie D’Alfonso e che gli ha fatto annunciare in aula azioni penali contro quella testata. Anche ieri il presidente non ha risparmiato più di una frecciata al mondo dell’informazione.
“Non voglio rinunciare alla seduta sui trasporti e le infrastrutture – ha infatti detto ad un certo punto – perché può tornare utile anche ad un giornalista che vive di questo sulla stampa in diminuzione”.
E poco dopo entrando nel merito sulle regole statutarie della nomina del Garante dei detenuti, D’Alfonso ha premesso di rivolgersi anche al “foglio di carta stampata che voglio in diminuzione”, anche qui senza dare altri indizi per una sua identificazione.
Regole che vanno cambiate, ha ribadito D’Alfonso, quelle dell’obbligo di elezione con i due terzi dei voti, perché, osserva D’Alfonso, “non può accadere in nessun ordinamento che la maggioranza diventi minoranza. Anche nell’elezione del Governatorato della Santa Sede è prevista una via d’uscita”, e dunque va modificato lo Statuto visto che è un unicum del solo Abruzzo, “è prevista una votazione che supera eternamente il numero della maggioranza”.
Infine D’Alfonso, premettendo di “non voler ombrellare la sua candidatura”, ha ricordato che la “Bernardini non è stata proposta dalla maggioranza, si è proposta da sola, e l’Abruzzo davanti a questo nome doveva organizzare l’inchino”, aggiungendo che “sono proprio io ad aver più difficoltà a fargli l’inchino, in quanto cattolico, sono io ad essere distante chilometri da lei, molto più dei colleghi consiglieri di opposizione Lorenzo Sospiri e Pietro Smargiassi“.
Poi il finale scintillante e colmo di citazioni.
“Cos’è che rende cavallo un cavallo, per il filosofo Platone? La ‘cavallinità’, e Bernardini ha la ‘cavallinità’ per ricoprire quel ruolo, ha in sè il demone interno per questa attività di Garante dei detenuti”.
Infine l’invito per la partita del Garante a far meditare i colleghi di opposizione, rivolto al presidente Di Pangrazio, paragonato a San Giacomo della Marca, frate minore francescano e abile predicatore, considerato come pacificatore tra i Comuni in guerra nel XIV secolo.





