PESCARA – Prima udienza oggi a Pescara della causa intentata dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso contro la giornalista Lilli Mandara, storica firma del Messaggero e oggi animatrice di un seguitissimo blog.

Il governatore ha richiesto un maxi risarcimento danni, tanto da far considerare la querela come “temeraria” da Ordine dei giornalisti e Federazione della stampa, scesi in campo a difesa della collega.

Per il presidente dell’Odg Abruzzo Stefano Pallotta, infatti, “si tratta, com’è evidente di una richiesta risarcitoria incomprensibile. Se il presidente della Regione ha qualcosa di cui dolersi chieda il ripristino della sua verità con una rettifica o se ritiene insanabilmente menomata la sua dignità personale proceda con il giudizio penale. La richiesta di risarcimento in denaro oltre ad essere venale è anche intimidatoria”.

D’Alfonso ha chiesto alla Mandara tra 50 e 100 mila euro in un tentativo di conciliazione, salvo poi salire a 150 mila nella causa, secondo quanto spiegato dalla stessa giornalista.

Anche una delegazione della Fnsi, guidata da Ezio Cerasi, componente della giunta esecutiva, e da Paolo Durante, segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, sarà presente oggi al tribunale civile di Pescara.

“La Fnsi sarà al fianco della collega perché quella promossa dal presidente D’Alfonso è un’azione chiaramente intimidatoria”, spiegano in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente del sindacato dei giornalisti.

“L’unica colpa della collega – proseguono – è quella di aver raccontato sul proprio blog di alcune inchieste in cui è coinvolta la Regione. La richiesta di 150mila euro che i legali di D’Alfonso hanno notificato alla collega Mandara, preannunciando addirittura altre azioni di eguale tenore, rappresenta un tentativo di mettere a tacere una giornalista che, con il suo coraggio e senza un editore alle spalle, si sforza di informare i cittadini. Questa vicenda conferma l’urgenza di un provvedimento legislativo che introduca nel nostro ordinamento specifiche sanzioni per quanti minacciano il diritto di cronaca con azioni temerarie”.

Le querele cosiddette temerarie, presentate per intimidire e minacciare giornali e giornalisti, stanno ormai dilagando – si legge sul portale di Articolo 21, l’associazione che promuove la libertà d’informazione sulla base dell’articolo della Costituzione – In altri paesi chi presenta una querela deve versare una cauzione, che servirebbe a risarcire il querelato in caso di assoluzione. Sarebbe anche in Italia un sistema utile a evitare quella che è diventata una vera e propria minaccia al diritto di cronaca. I giornalisti italiani hanno chiesto questa riforma, ma sinora hanno avuto solo risposte negative.