TERAMO – Lo slogan elettorale “Giorgione alla Regione” ha portato fortuna al teramano e (allora) alfaniano Giorgio D’Ignazio, approdato nel 2014 a palazzo dell’Emiciclo, nei banchi dell’opposizione del centrodestra. Oggi che “Giorgione” punta ancora più in alto, al Parlamento, ha coniato lo slogan dalla fragranza pop, “si può dare di più”, che evoca il tormentone sanremese di qualche anno fa di Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri.
Una candidatura che vede, tuttavia, D’Ignazio schierato questa volta nel campo del centrosinistra, con Civica popolare, la lista varata dal ministro uscente della Salute Beatrice Lorenzin, in cui si candidano tanti ex Nuovo centro destra, a comiciare il sottosegretario uscente e ricandidato con la Lorenzin, Federica Chiavaroli.
Alla luce di questo, ad acclamare la candidatura di D’Ingnazio, qualche giorno fa a Teramo, c’erano perciò il presidente della Regione e futuro capolista del Partito democratico al Senato, Luciano D’Alfonso, e tutto il gotha del Pd abruzzese, contro cui lo stesso D’Ignazio in Consiglio regionale si oppone o almeno si è opposto fin qui.
Intervistato da AbruzzoWeb, D’Ignazio non vede comunque nessuna contraddizione, in questo acrobatico cambio di schieramento, che del resto fa parte dell’ambivalenza genetica dell’ex Ncd, al governo nazionale per lungo tempo con il centrosinistra, all’opposizione nella Regione Abruzzo e in molte altre amministrazioni locali con il centrodestra.
D’Ignazio, più volte è stato accusato dai colleghi di centrodestra in Regione di ‘intelligenza con il nemico’ e lei ha sempre riposto, “resto nel centrodestra, la mia è solo opposizione responsabile”. Ora che cosa risponderebbe?
Non sono nemmeno ora nel centrosinistra! Civica popolare è un partito moderato che si ispira alla grande esperienza governativa della Democrazia cristiana, si pensi ai tempi del pentapartito che riuscì a trovare importanti e fruttuose convergenze anche con forze moderate di centrosinistra, come il Psi e il Psdi. E infatti nella coalizione non ci sono, per esempio, gruppi come Liberi e Uguali, che non sono a mio avviso forza moderata e responsabile, e ci contrapponiamo a pericolosi populismi, come quelli del Movimento 5 stelle e della Lega di Salvini. Non c’è contraddizione nemmeno nella mia personale posizione. Non ho cambiato partito, sono sempre al fianco di Federica Chiavaroli e Paolo Tancredi, che vista, la contingenza politica delicatissima, hanno deciso responsabilmente di appoggiare, senza appiattimenti, il Partito democratico, entrando nel governo. Alleanza già in essere quando io mi sono candidato alla Regione.
Anche il leader del centrodestra Silvio Berlusconi si definisce un moderato…
Già, peccato però che nella coalizione di centrodestra abbia un fortissimo peso la Lega, che è lontanissima dal mio modo di pensare. Trovo inaccettabile la loro violenza verbale, la loro aggressività. Io sono per la pacatezza e il ragionamento. Forse prima il centrodestra, a trazione berlusconiana, era una forza moderata, ora, mi spiace dirlo, non lo è più.
E del Cinque stelle cosa ne pensa?
Vedo troppa improvvisazione. Prendiamo, per esempio, Valentina Corneli, che si è candidata nel mio collegio al Senato, in una postazione in lista blindata. Non ha mai fatto politica, e l’esperienza serve: l’amministrazione della cosa pubblica è una cosa seria. Io prima di diventare consigliere regionale ho fatto molta gavetta: cinque anni come consigliere comunale di opposizione e dieci anni come assessore a Teramo.
I sondaggi, in particolare in Abruzzo, sono per ora impietosi, il Pd e suoi alleati rischiano la debacle.
Sono prematuri e lasciano il tempo che trovano, io sono, anzi, molto ottimista. Per Civica popolare l’obiettivo minimo è superare la soglia del 3 per cento per entrare in Parlamento, e siamo già dati al 2,6 per cento, ma il nostro simbolo e la nostra proposta politica sono stati varati da pochissime settimane. Ci sarà tempo e modo per convincere i cittadini della bontà della nostra proposta politica. La partita elettorale deve ancora cominciare, ed è tutta da giocare.
In base sempre agli indici di gradimento dei leader politici in campo, Matteo Renzi sembrerebbe in caduta libera. Il rottamatore sta per essere rottamato dagli italiani?
Per motivi caratteriali Renzi si è forse creato troppi nemici, ma io dico che politicamente il suo governo e anche quello seguente di Paolo Gentiloni hanno avuto grandi meriti, che ora vanno rivendicati. Sono state approvate leggi importanti, come la Buona Scuola, che ha consentito l’assunzione in pianta stabile di migliaia di docenti prima precari, e ha potenziato l’alternanza scuola-lavoro che, al netto degli abusi e distorsioni da reprimere, è uno strumento di formazione prezioso. E poi i numeri parlano chiaro: l’economia è in ripresa, la disoccupazione sta scendendo.
E a chi osserva che sono nuovi lavori soprattutto precari e troppo spesso sottopagati, che risponde?
È vero, buona parte dei nuovi assunti è composta da precari, ma molti di loro avranno poi un lavoro stabile, questa è solo la prima fase. In questi giorni un’azienda teramana sta, per esempio, trasformando 40 contratti interinali in contratti a tempo indeterminato. Non dimentichiamo che potevamo fare la fine della Grecia, e non è avvenuto. E che Berlusconi ha lasciato un Paese indebitatissimo, con lo spread alle stelle, isolato in Europa.
Il debito a dirla tutta l’Italia lo ha ereditato soprattutto dalla prima Repubblica, e dalla Democrazia cristiana.
Certo, è avvenuto anche questo, sprechi e politiche messe a carico delle generazioni future che ne sono state. Ma almeno la Dc ha ricostruito un Paese devastato, uscito dalla guerra e dal regime fascista. E lo ha trasformato nella quarta potenza economica mondiale.
Visto che ora correrà al fianco del Pd, ci si deve aspettare anche un cambio di atteggiamento in Regione?
Si è accresciuta la vicinanza, questo è innegabile. Ma un passaggio in maggioranza mio, in caso di non elezione, o del subentrante Nicolino Di Marco, in caso di mia elezione, va valutato e analizzato. Bisogna discutere innanzitutto dei programmi.
Può essere più preciso?
Premesso che ho condiviso alcune cose realizzate da D’Alfonso e dalla maggioranza, le politiche sulla sanità e il sociale hanno urgente bisogno di una sterzata. Bisogna accelerare la realizzazione dell’ospedale unico di Teramo ma, visto che ci vorranno anni, nel frattempo è necessario potenziare servizi e prestazioni in quelli esistenti. Nel fronte del sociale, bisogna fare molto di più: la spesa decresce, le Asp, le Aziende per i servizi alla persona, non funzionano, non c’è adeguata integrazione socio-sanitaria. Per quanto riguarda il turismo, nel mio territorio, inutile girarci intorno, servono in primis le infrastrutture, va accelerato il completamento della superstrada Teramo-mare, che si chiama così, ma al mare non ci arriva, si ferma a Mosciano Sant’Angelo! Sono decenni che si parla, poi, di una strada che potrebbe collegare gli impianti sciistici di Prati di Tivo con Isola del Gran sasso, e con l’autostrada, di appena 7 chilometri, e che rappresenterebbe una svolta.
A proposito di sanità: a creare levate di scudi nei territori è proprio il decreto del ministro Lorenzin, leader di Civica popolare, che impone accorpamenti di reparti e ridimensionamenti di molti plessi ospedalieri.
Nel decreto Lorenzin ci sono disposizioni ragionevoli e chiare. È giusto che i servizi erogati debbano essere proporzionali ai bacini d’utenza. Sta alle Regioni dare ottimale applicazione a questa riforma, senza penalizzare i territori, e garantire con una razionalizzazione un surplus di risorse da investire per elevare la qualità e la capillarità territoriale delle cure e dell’assistenza, che poi è quello che interessa ai cittadini.
In questo primo scampolo di campagna elettorale va di moda promettere mari e monti, senza far menzione di come e con quali risorse. Può regalare anche lei una promessa iperbolica?
Prometto solo di fare di più, ovvero il massimo, per il Paese e per il mio territorio. Trovo un po’ buffe, invece, tutte queste promesse mirabolanti. Nella mia città oramai ci scherza al bar. Si dice che se Berlusconi vince il Teramo andrà in serie A, che dalle fontane uscirà il vino e non più l’acqua e via dicendo. A parte gli scherzi, non mi sembra un segno di serietà spararle così grosse: i cittadini meritano rispetto.
Molti elettori sono convinti che queste elezioni saranno un inutile giro di giostra, perché alla fine ci sarà un governo bipartisan e delle larghe intese gradito a chi davvero decide i destini degli italiani, ovvero l’Unione europea. Sarà così?
Sa che le dico? Io lo auspico, per il bene del nostro Paese. Innanzitutto l’Europa rappresenta la nostra salvezza, senza di essa saremmo falliti miseramente, divorati dal debito pubblico. Forse in troppi dimenticano cosa accadeva prima del’ingresso in Europa, tipo l’inflazione alle stelle. Per quanto riguarda un governo delle larghe intese ritengo che non sarebbe certo un inciucio, ma il mettere insieme le forze liberali, moderate, europeiste, lasciando ai margini quelle forze, in primis Lega e M5s che sono divisive, e che farebbero solo danno.
In caso di elezione dovrà fare il pendolare per Roma, pagando un pedaggio salatissimo sull’A24, gestita dalla holding dell’abruzzese Carlo Toto. A proposito di promesse, che impegno prende sulle concessioni ai privati delle nostre autostrade?
L’aumento del pedaggio del 13 pe rcento a partire dal 1° gennaio, è un’autentica vergogna. Il costo di questa autostrada oramai è problema enorme per i lavoratori, per l’intera economia abruzzese. Lo sconto per il 20 per cento a favore dei pendolari è solo un pannicello caldo, pagato dalle casse della Regione, tra l’altro. Credo che ci sia un’unica soluzione, far tornare pubblica questa autostrada. Tecnicamente andrà trovata una soluzione, ma non può non essere trovata. Così non si può andare avanti, l’autostrada da bene essenziale sta diventato un lusso per pochi.





